Anziani. Una delle più rilevanti trasformazioni sociali è quella dell’invecchiamento della popolazione. Questo non può essere vissuto con fastidio, bensì come un’opportunità per la crescita, per un welfare corrispondente alle nuove e diverse cronicità delle persone anziane, con nuove forme di protezioni sociali che possono rappresentare crescita occupazionale e professionale e al contempo sviluppo innovativo della società europea. Al contempo tale processo produce trasformazioni sull’assetto generale della società, e richiede politiche che incidano sui modelli di vita, sulle città e sui suoi servizi, sui trasporti, sulle abitazioni, sui ruoli familiari, sull’uso culturale e sul tempo libero. Le opportunità che l’invecchiamento pone alla società sono straordinarie, a partire da un nuovo welfare di qualità diffuso nel territorio, che garantisce un’azione di prevenzione sociale e tiene insieme cittadini forti e deboli.

Autosufficienza. L’invecchiamento della popolazione accresce inevitabilmente il numero delle persone non autosufficienti. Il paese deve dotarsi di una legge nazionale, una legge di civiltà, che non può lasciare sole quelle persone e le loro famiglie, senza un’adeguata risposta da parte dello Stato. Serve una politica che riunifichi i vari strumenti d’intervento sulla non autosufficienza, locali, regionali e nazionali. Una legge che garantisca il diritto alla persona di essere assistita decorosamente e non si traduca in un costo che mette in ginocchio chi è colpito da gravi infermità e la sua famiglia. Oltre a un finanziamento adeguato, è importante riformare il complesso dei servizi territoriali come ad esempio: la messa a norma delle abitazioni sprovviste di ascensori, il finanziamento agevolato per la ristrutturazione delle vecchie abitazioni, forme di cohousing sociale integrato, l’ammodernamento delle case di cura e di riposo, la regolazione del proliferare delle case famiglia private. Queste sono le ragioni che portano Spi, Fnp, Uilp a lanciare una grande campagna di raccolta di firme a sostegno di una proposta di legge nazionale sulla non autosufficienza, da presentare al parlamento.

Clima. Il cambiamento climatico del pianeta è una questione che ci riguarda direttamente, che si rapporta a quale sviluppo, a quale innovazione compatibile con la tutela ambientale, con il diritto di tutti i cittadini di avere l’accesso all’acqua, della sicurezza alimentare, del rispetto dell’ambiente e del risparmio energetico. Contrattare il cambiamento climatico, vuol dire occuparci del territorio, del suo dissesto, del suo possibile sviluppo, significa contrattare nuovi stili di vita, nuovi modelli di consumo, alimentarsi nel rispetto della natura e delle persone. L’innovazione se governata e contrattata può contribuire significativamente al miglioramento della condizione dell’ambiente, dunque la nostra azione deve essere improntata su una nuova cultura della sostenibilità.

Comunicazione. Secondo John Allen Paulos, internet è la più grande biblioteca del mondo con tutti i libri sparsi sul pavimento. Ma la digitalizzazione delle informazioni e della comunicazione tramite piattaforme private, accessibili solo con motori di ricerca certificati dal mercato, indebolisce fortemente il controllo sociale sui dati e produce una sostanziale limitazione della democrazia. Le banche dati ricavate da informazioni sensibili delle persone orientano le scelte verso un mercato selezionato, aderente alle esigenze, ricavate dai dati offerti loro gratuitamente. E’ del tutto evidente che è urgente porre il tema del controllo e dell’utilizzo dei dati sensibili delle persone. Contrattare l’algoritmo significa contrattare gli spazi democratici, garantire la privacy delle persone, riaffidare alle istituzioni il controllo dei dati sensibili delle persone. Significa definire leggi di garanzia democratiche a tutela dei diritti di cittadinanza. Come afferma Michele Mezza: “L’algoritmo non è la trincea di una fantascientifica contrapposizione tra uomini e macchina, ma rimane l’ultimo strumento di una volontà di primato di alcuni uomini, autori e proprietari di questi software, sulla stragrande maggioranza di esecutori”.

Democrazia. Per noi la democrazia è fatta dal voto popolare, ma anche dalla democrazia di mandato, fondata sull’associazionismo, sulla rappresentanza dei diversi soggetti sociali, in particolar modo dai sindacati. Come sosteneva Riccardo Terzi, noi non ci riconosciamo in quella forma di populismo rappresentato “dalla democrazia plebiscitaria, nella quale il popolo si riconosce nel suo leader, senza mediazioni, senza istituzioni intermedie, in un rapporto diretto, con un’investitura fiduciaria totale che non sopporta limitazioni, regole, garanzie. In questo modello il protagonista non è il popolo, ma è esclusivamente il capo carismatico a cui il popolo si concede. In questa logica l’ostacolo da abbattere è tutto l’apparato delle istituzioni di mediazione e di garanzia, per far risplendere in tutta la sua potenza la figura del leader, l’unico che è unito al popolo in una simbiosi di tipo mistico”. Siamo di fronte a una crisi profonda della democrazia nel nostro paese, che sta diventando un paese senza contrappesi politici e dove si stanno comprimendo quelli istituzionali. Vanno quindi contrastati, culturalmente, politicamente e sindacalmente, questa idea di populismo e di politica, ogni forma di violenza verbale, il riemergere di ogni sentimento razzista, xenofobo e fascista.

Donne. In questi anni è cresciuto il protagonismo femminile, un protagonismo che si muove come un fiume carsico e che quando emerge determina cambiamenti etici, culturali. Questo protagonismo contende la gestione dichiarata e non subalterna del potere agli uomini. Le donne oggi hanno la consapevolezza di essere pronte al governo della società, di essere meno compromesse, con meno vincoli, più libere nel pensiero e nelle scelte. Sarà uno scontro non indolore e le risposte dei maschi saranno dure, avranno carattere ancestrale, del resto la paura della perdita del potere è forte e può produrre azioni violente, politiche e culturali. Le donne sono oggi il fattore politico più significativo di innovazione e stanno producendo nel tempo forti cambiamenti.

Europa. In questo quadro di politica internazionale c’è una Cenerentola che si chiama Europa. L’Europa è ferma e la ragione è politica: perché gli stati membri hanno una concezione di governo protezionista, nazionalista, anziché operare per rafforzare l’unità economica e politica. Tra questi l’Italia sta giocando una partita antistorica attraverso una forte azione antieuropea, con accenti spesso xenofobi e intolleranti e di insofferenza verso le regole economiche da tempo condivise. Serve invece un’Europa forte della sua missione sociale e politica, inclusiva, che fa dei diritti e delle protezioni sociali il suo vero obiettivo e che fa della differenza culturale, religiosa, sociale, territoriale il suo tratto fondamentale. Un’Europa con un vero ministero dell’economia, un ministero delle politiche internazionali, un ministero capace di svolgere importanti e necessarie politiche diplomatiche. Un’Europa democratica che elegga il suo governo. Pertanto un’Europa che ritorna ad essere dei diritti, dell’inclusione sociale, delle opportunità nell’ambito di una politica di eguaglianza e di benessere per tutti suoi cittadini.

Fisco. Le politiche fiscali sono lo strumento fondamentale per contrastare le diseguaglianze e realizzare un’equa redistribuzione delle risorse. Va affrontata la differenza del carico fiscale tra lavoratori e pensionati, parificando le rispettive differenti detrazioni fiscali. In particolare, va affrontato il tema dell’evasione fiscale, inasprendo i controlli e le pene nei confronti degli evasori, evitando i condoni e l’introduzione di una tassa piatta che favorisce i redditi alti e colpisce ancora una volta i redditi da lavoro e da pensione, prevedendo una vera tassazione sui grandi patrimoni.

Innovazione. L’uso dell’innovazione tecnologica può giocare un ruolo determinante nella vita delle persone, in campo scientifico e medico, nel modo di trasformare le città, sia nelle aree urbane sia in quelle interne, adattandole ai cambiamenti sociali e ai nuovi bisogni delle persone. La domotica, la robotica, l’informatizzazione e la comunicazione devono essere strumenti utili al sostegno della persona e delle sue difficoltà, tutto ciò non significa sostituire le relazioni interpersonali con l’innovazione, ma le nuove tecnologie devono essere a sostegno di un nuovo e diverso sistema di relazioni sociali, tese al superamento della solitudine e dell’emarginazione.

Mezzogiorno. Il Mezzogiorno oggi si configura come la questione più grande del paese. Occorre superare il dualismo tra Nord e Sud attraverso la programmazione di una forte azione di investimenti e di finanziamenti, sia pubblici sia privati, in favore delle infrastrutture (strade, porti e interporti, reti di comunicazione, reti ferroviarie eccetera) e di un sistema di servizi e di politiche sociali (salute, servizi sociali, scuola, università, lavoro) che rispondano ai diritti delle persone del Sud così come a quelle del Nord. Occorre investire seriamente sul turismo di qualità, legato alle particolarità ambientali, geologiche, storiche e culturali del territorio meridionale, affiancate da percorsi legati all’arte e alla bellezza delle città meridionali dense di storia e di poesia. Guidato da una politica avveduta e intelligente, ora non rappresentata, il Mezzogiorno potrebbe così diventare uno spazio nuovo per l’innovazione e per investimenti internazionali. Oltre che il terreno per ricostruire l’unità del welfare, riadattare le protezioni sociali per renderle concretamente universali.

Migranti. I processi migratori vedono milioni di persone, tra cui molte donne e bambini, incamminarsi verso l’Occidente, persone che fuggono dalle guerre, da conflitti tribali, dalla miseria e dall’indigenza. Che cercano nuove opportunità, chiedono asilo politico, aiuto e solidarietà, e sono pronte ai lavori più umili e pesanti. Sono i nuovi schiavi, i nuovi proletari del mondo, che stanno aprendo le più forti contraddizioni sociali dal dopoguerra a oggi. Il governo ha instaurato nel nostro paese un clima di tensione, raccogliendo le paure di tanti italiani, che si sono sentiti abbandonati negli anni della crisi. Il nemico è diventato lo straniero, il diverso, colui che ruba il lavoro, che riceve più attenzioni da parte dello Stato. Ma noi che siamo stati un popolo di migranti, dovremmo conoscere le sofferenze patite dai nostri nonni e dai nostri padri che lasciarono il loro paese. Accettare una politica fondata sulla paura, sulla chiusura, sul razzismo rappresenta i prodromi per la costruzione di una società antidemocratica: noi abbiamo chiaro cosa significano razzismo, intolleranza e violenza. Tutto questo non è alternativo al tema della sicurezza del territorio, anzi deve camminare di pari passo, e se c’è stato un errore è stato quello di avere creato ghetti non governati e indecorosi per la vita delle persone. Occorrono perciò una politica di governo dei flussi e una diversa distribuzione delle persone nel territorio all’interno di un processo di integrazione, formazione sulla lingua, sulle nostre leggi, sui diritti e sui doveri delle persone straniere.

Noi. In questi anni abbiamo scelto di confrontarci con nuovi soggetti e di allargare la nostra funzione sindacale. I pensionati e le pensionate, gli anziani e le anziane in Italia sono ormai un terzo della società e probabilmente questo peso crescerà ancora. Quindi o decidiamo di rappresentarlo in tutta la sua complessità, oppure lo consegniamo semplicemente alla politica, come sta succedendo in molti paesi europei. Questo significa rappresentare i cambiamenti che stanno avvenendo nella società, guardare avanti, pensare al futuro. Tenere insieme vecchie e nuove generazioni, evitare conflitti generazionali è lo scopo di un sindacato confederale, per questa ragione a fianco della proposta per nuova carta dei diritti dei lavoratori, va costruita una carta dei diritti delle persone anziane, spesso lasciate in solitudine, abbandonate nelle case di cura o peggio ancora nelle cosiddette case famiglia, vessate e maltrattate, truffate nelle proprie case. Riccardo Terzi nel suo ultimo intervento al nostro scorso congresso sostenne: “In questo contesto di incertezza abbiamo bisogno, per trovare un filo conduttore, di riscoprire le nostre radici, di attualizzare la nostra storia e la nostra memoria. E’ in questo legame di passato e futuro che diamo forma alla nostra identità”.

Pensioni. La vera riforma previdenziale deve avere uno stretto rapporto con il lavoro, con la qualità del lavoro e del salario, al contempo deve garantire al giovane lavoratore flessibile e saltuario, di avere riconosciuti i contributi di quei periodi di mancato lavoro e di basso salario. La proposta che abbiamo avanzato unitariamente come Cgil, Cisl e Uil di una pensione di garanzia per i giovani, sostenuta con la fiscalità generale, è la proposta più innovativa, rispondente al lavoro che cambia. Una delle questioni centrali è rappresentata dall’aspettativa di vita, che va bloccata, l’altra è quella, iniziata con l’accordo del 2016, è quella di allargare ulteriormente le fasce dei lavori gravosi, perché non tutti i lavori sono uguali e di conseguenza nemmeno le condizioni degli stessi lavoratori sono uguali.

Povertà. Sempre maggiore rilievo va assumendo la questione della povertà per effetto della sua crescita imponente e della sua estensione a fasce sociali prima impensabili, quali i giovani e i lavoratori poveri, e larghe fasce di pensionati impossibilitati a curarsi e ad alimentarsi correttamente. La risposta migliore e più corretta è il reddito d’inclusione, uno strumento di contrasto alla povertà assoluta. Mentre per quanto riguarda la povertà relativa generata dal lavoro povero, la risposta non può che essere nella qualità del lavoro stesso, nell’estensione e nel rafforzamento degli ammortizzatori sociali, nei percorsi formativi di reinserimento nel sistema produttivo, nelle politiche attive, così come sostiene la proposta della Cgil sul reddito di garanzia per i lavoratori nelle fasi di difficoltà e di ricerca del lavoro. Sostegno monetario e servizi integrati rappresentano il recupero sociale del povero, lo reinseriscono nelle relazioni sociali, nelle reti parentali, evitando solitudine ed emarginazione. Per questo è sbagliata la scelta del governo di rispondere al problema della povertà assoluta e a quella relativa con il reddito di cittadinanza. Scelta che scivola nell’assistenzialismo e non affronta di certo le difficoltà di un territorio come quello del Mezzogiorno e spezza in due il paese: il Nord produttivo e il Sud assistito.

Rivalutazione. Dobbiamo riaffermare la necessità di un meccanismo di calcolo di rivalutazione della pensione più adeguato al reale costo della vita, chiudendo con una politica che fa uso delle risorse delle pensioni attraverso i continui blocchi sulla rivalutazione per fare cassa, come sta facendo anche il governo del cambiamento. Occorre, inoltre, proseguire con l’allargamento della platea degli aventi diritto alla quattordicesima, come abbiamo fatto con l’accordo del 2016 che ha dato la possibilità a un milione e mezzo di pensionati e di pensionate di ricevere per la prima volta la quattordicesima. Tali strumenti negoziali del sindacato dei pensionati consentono di tutelare al meglio il reddito da pensione, evitando che nel tempo questo si svaluti.

Sindacato. Un sindacato confederale deve rappresentare gli interessi generali del paese, tanto più oggi che ci troviamo di fronte a un mercato del lavoro frammentato, distribuito nel territorio, con, da una parte, piccole e piccolissime imprese, partite Iva, lavoro autonomo e spesso a domicilio, e dall’altra, rappresentato dalle aziende multinazionali. Occorre dunque ridisegnare il ruolo di rappresentanza sindacale, costruendo un sistema di relazioni sindacali tra le parti sociali corrispondente alla nuova condizione del lavoro. Il sindacato è ancora troppo rappresentato verticalmente, mentre dovrebbe allargare la sua funzione in misura orizzontale, destinando risorse finanziarie e umane verso il territorio, e dare vita a un sindacato a rete in grado di rappresentare le complessità della mondializzazione. Un sindacato che svolga nel territorio la sua azione principale, che sviluppi nuove e diverse capacità vertenziali, che torni a essere agitatore sociale e mediatore tra interessi diversi. Il sindacato dei pensionati può rappresentare un esempio significativo di sindacato diffuso, fortemente presente sul territorio, rappresentando la tutela individuale, ma sviluppando una nuova ed estesa capacità di contrattazione e di azione sociale e rappresentare i bisogni dei lavoratori e dei pensionati.

Sinistra. Anche per queste ragioni abbiamo bisogno di una sinistra, di un centrosinistra unito che tiene insieme le ragioni del radicalismo con quelle del riformismo. Abbiamo bisogno di partiti radicati nel territorio, soggetti della mediazione sociale, che interpretino i bisogni delle persone, ne comprendano gli interessi, ma che soprattutto tornino a essere sintesi di idee e di diversi pluralismi, non comitati elettorali, che sottostanno all’uomo solo al comando. Vorrei tornare a iscrivermi a un partito, a credere ancora alla possibilità del cambiare insieme, alla partecipazione di milioni di persone e non soltanto all’elezione del segretario. La sinistra deve uscire dalle divisioni, ritessere il rapporto con la propria rappresentanza, con il mondo del lavoro, ripartendo dai valori della sinistra, quelli dell’eguaglianza, della giustizia, della solidarietà, dei diritti delle persone, dei lavoratori e lavoratrici, dei pensionati e pensionate e riallacciare il cuore e il sentimento alla ragione politica.

Non si contrasta la malapolitica con l’antipolitica. Sosteneva Enrico Berlinguer: “La salvezza può trovarsi solo in un profondo rinnovamento dei partiti, delle istituzioni dei costumi e delle culture, dei rapporti sociali. Un programma di lunga lena, una prospettiva di trasformazione radicale”. Noi oggi abbiamo proprio bisogno di una profonda riforma morale e intellettuale della politica e della sinistra.

Stato sociale. Le trasformazioni hanno scompaginato il modello sociale e di conseguenza il sistema di welfare. ciò comporta un diverso e più flessibile sistema di welfare, più vicino alla persona, al territorio, sostenuto da un sistema di servizi che ritorna nei centri abitati, che si avvicina ai bisogni delle persone, un sistema che tiene insieme i servizi pubblici con l’integrazione del volontariato sociale. Un welfare di prossimità che diventa strumento di prevenzione, conosce le cronicità delle persone, le mantiene nel loro habitat, con le loro relazioni. Per queste ragioni serve un sistema socio- sanitario nazionale e universale, una sanità di garanzia con livelli essenziali che rappresentano i diritti di tutti i cittadini al di là di dove sono nati e cresciuti.

Unità. La trasformazione della politica italiana è la ragione che induce il movimento sindacale a una seria e profonda riflessione attorno al tema del ruolo del sindacalismo confederale in una società profondamente mutata sul piano economico e produttivo, su quello sociale e su quello politico. Il sindacalismo confederale deve fare un salto di qualità, attraverso la costruzione di una vera e propria costituente per l’unità, con un lavoro programmatico che definisca i valori e l’identità del nuovo sindacato unitario. I gruppi dirigenti di Cgil, Cisl e Uil si assumano la responsabilità di costruire questo progetto e confrontarsi con l’insieme della rappresentanza del mondo del lavoro, dei pensionati e delle pensionate. Con l’unità si può di nuovo provare a cambiare una società divenuta ingiusta e diseguale. Perché come recitava un vecchio slogan: “Uniti si vince”.
Spi, Fnp e Uilp possono aprire quel cantiere, quella costituente per la costruzione di un sindacato unitario, rappresentando al meglio le grandi culture sociali del mondo del lavoro, quella cattolica, socialista e progressista. Lo chiedo ai miei amici e compagni Gigi e Romano: proviamoci, diamo alle nuove generazioni il periodo migliore della storia del movimento sindacale, quello dell’unità. Perché è un sindacato unitario che può affrontare la più grande trasformazione mai avvenuta dalla fine dell’Ottocento, quella dell’innovazione, della digitalizzazione, della comunicazione telematica, della robotica, dell’intelligenza artificiale.