Pedretti ex segretario generale Spi Cgil, la nuova vita da artista

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Operaio metalmeccanico, sindacalista Fiom, segretario generale dello Spi Cgil nazionale e una costante nella sua vita: l’arte. Sì, perché Ivan Pedretti, da quasi un anno ormai ex leader del sindacato pensionati della Cgil, fin da giovane ha coltivato la sua passione per la pittura. Aveva dodici anni quando – come si legge nel suo libro “Perennial” – chiese a suo padre se gli comprava dei colori a tempera. Il padre, uomo del suo tempo dal carattere abbastanza duro, gli rispose che avrebbe perso tempo. E così Ivan, in autonomia, si procurò un lenzuolo, lo stese per terra, gli montò sopra una cornice con delle stecche di legno, prese degli smalti e dopo un attimo istintivamente cominciò a dipingere la tela bianca. Crescendo quella passione non lo ha mai abbandonato e ora che è “davvero” in pensione ha la possibilità e il tempo di dedicarvici.
E così è arrivata anche la prima mostra in cui esporre, proprio a Roma, città che lo ha ospitato in tutti gli anni di impegno sindacale nazionale. Nel mese di gennaio un’opera di Pedretti è stata ospitata nella storica via Margutta – la strada degli artisti per antonomasia – nella galleria Dantebus, all’interno di una mostra collettiva. «Una nuova avventura – ha detto l’ex segretario – l’opera è stata selezionata dalla galleria stessa. Al momento altre opere sono visibili on line». Il quadro esposto in via Margutta si intitola Strike. 
Un’altra opera è invece in gara al Concorso internazionale di pittura Dantebus Bazart, giunto alla settima edizione. L’opera in questione si intitola Eleganza, e può essere votata cliccando qui. Anche a Milano Pedretti ha partecipato a un evento che ha visto il coinvolgimento di molti artisti selezionati per partecipare al Premio Internazionale Giuseppe Mazzini e le cui opere sono state presentate – con video proiezione – al teatro Manzoni durante la cerimonia di presentazione dell’evento.
«Ci sono tante cose dentro i miei quadri – racconta Pedretti – Qualcuno ci vede dei richiami alla pittura metafisica di De Chirico. Io, molto più semplicemente, ci vedo la mia vita e tutto quello che gli accade intorno. C’è la politica ovviamente, ci sono i diritti dei lavoratori, come quelli calpestati dei braccianti della Piana di Gioia Tauro. C’è la trasformazione della società, che ho toccato con mano per tutto il corso della mia vita. I miei genitori quando sono finiti nel limbo della pandemia, volti di donne bellissime, campi di fiori, le marce del Primo Maggio, l’impegno antifascista, le derive negazioniste. E poi c’è il lavoro, la sua dirompente frammentazione, gli ingranaggi impazziti, il sindacato in crisi e il tentativo, sempre più complicato, di provare a ricomporre tutto».
E i progetti futuri? «Ad aprile stiamo lavorando al progetto di un’altra esposizione a Roma. Non mi dispiacerebbe poi fare anche una personale a Verona, città in cui vivo ora». Il sogno di Pedretti continua a vivere.

Strike, l’opera di Ivan Pedretti

Strike, di Ivan Pedretti, si sviluppa in una composizione e atmosfera onirica, surreale e metafisica. Su di uno sfondo per metà nero, per metà a scacchiera colorata, va in scena il gioco di un bowling, dove i birilli sono composti da cinque manichini di diversa grandezza, tutti con un abito diverso senza braccia e con il corpo inserito dal tronco in giù in scatole. René Magritte affermava: Tutto ciò che vediamo nasconde un’altra cosa, così, qui la postura rigida degli oggetti-soggetti e il loro inserimento in scatole che li ancorano al suolo creano una tensione visiva e concettuale. Non sono solo birilli, sono simulacri umani, allegorie di vite in equilibrio precario, pronte a essere abbattute dalla grande sfera dorata che incombe come il destino. Ogni manichino è unico, vestito in modo differente, come a suggerire l’individualità all’interno di un contesto collettivo. Tuttavia, la loro mancanza di braccia, simbolo di azione e possibilità, li rende vittime passive di un gioco più grande. Questo elemento ricorda le figure enigmatiche di Giorgio de Chirico, dove i manichini diventano metafore di alienazione e silenzio, offrendo una riflessione sulla condizione umana. La palla dorata, con il suo peso simbolico, richiama l’ineluttabilità delle forze che regolano l’esistenza. È il destino? È il potere di scelte altrui che abbatte i singoli come fossero pedine in un gioco? L’arte non deve dare risposte certe ma suscitare domande.