È stata ribattezzata la “valle dei jeans”. È la verdissima val Metauro, nelle Marche, a soli dieci chilometri dal Palazzo Ducale di Urbino. È qui che negli anni Sessanta si è sviluppato uno dei più avanzati distretti produttivi del nostro paese. È qui che negli anni Sessanta tante donne hanno iniziato a lavorare in fabbrica. E hanno iniziato a lottare per i propri diritti. Questa storia poco conosciuta verrà ripercorsa ad Urbania il prossimo 1° luglio presso il Teatro Comunale Bramante attraverso racconti, testimonianza, canti.

Di cosa si tratta? Di un progetto della Cgil e dello Spi di Pesaro Urbino, con il patrocinio del Comune di Urbania, per ricordare il lavoro delle donne attraverso un racconto fatto di video-interviste, poesie, filmati e musica.

Un grande coro promosso dal sindacato dei pensionati della Cgil si è costituito nelle aree più interne, spesso dimenticate: Fermignano, Cagli, Fossombrone, Tavernelle, Urbania. Alle voci del coro sarà affidata l’interpretazione di molte canzoni da tutto il mondo che raccontano il lavoro. Ci saranno poi anche letture di poesie di autori marchigiani, Paolo Volponi in primis. Ma ci sarà anche il racconto di quell’epoca curato dai ricercatori e dalle ricercatrici dell’Università di Urbino coordinati dal prof. Giuseppe Travaglini. È proprio alla viva voce delle ragazze che negli anni Sessanta avevano poco più di venti anni che è dedicata la loro ricerca. Oggi hanno più di sessanta anni e si sono raccontate con delle videointerviste. In tante lasciarono la terra e anche le rigide strutture tradizionali della grande famiglia contadina. Con il loro lavoro, donne e uomini, emigrati in provincia, hanno moltiplicato la ricchezza della provincia di Pesaro Urbino, una delle più povere e tradizionali del Centro Nord.

Furono soprattutto le donne ad animare le fabbriche del settore dell’abbigliamento. Da qui, appunto, il soprannome “la valle dei jeans”. In queste fabbriche le donne impararono a far valere il contratto collettivo di lavoro e lo misurarono con le condizioni concrete. Impararono la fatica della catena di montaggio e lottarono per i propri diritti, fino all’approvazione dello Statuto dei lavoratori dieci anni dopo.

Non solo lavoro, però. Per tante donne andare via di casa significava conquistare libertà, economica in primis, di vita poi. Il processo di emancipazione iniziò così, dalla fabbrica. E culminò poi, sempre negli anni Settanta, con l’approvazione della legge sul divorzio.

Il progetto dello Spi e della Cgil di Urbino si colloca in un percorso più ampio che è partito nel 2016. Un modo per incrociare la storia economica e sociale del nostro paese con le testimonianze dirette di chi quella storia l’ha fatta, con la propria singola esistenza. Un modo per intrecciare le storie singole con la Storia, quella con la S maiuscola. E un modo, anche, per parlare delle zone più remote del nostro paese che quasi mai finiscono sotto i riflettori ma che invece hanno svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo economico del nostro paese.

Al Teatro comunale Bramante di Urbania sarà allestita anche una mostra dedicata al lavoro delle donne con opere di Leonarda faggi che reinterpreta i materiali di scarto della società dei consumi e li trasforma per farli rivivere nel presente con uno sguardo rivolto al futuro.