Nella manovra torna il taglio alla perequazione, una nuova penalizzazione per i pensionati. Spi Cgil: «Realtà ben diversa da quella raccontata».
Torna il taglio alla perequazione delle pensioni. Mentre il Governo annuncia interventi a sostegno di famiglie e imprese, nei testi bollinati della legge di bilancio emerge, ancora una volta, una realtà diversa da quella raccontata: una nuova penalizzazione per i pensionati, attraverso un intervento sul meccanismo di rivalutazione degli assegni, l’unico strumento di tutela del loro potere d’acquisto.
A denunciarlo è Tania Scacchetti, segretaria generale dello Spi Cgil, che in una nota contesta le scelte contenute nella manovra finanziaria: «Dalle parole ai fatti, spesso, ci si perde. Il Governo dichiara a reti unificate che la principale preoccupazione della legge di bilancio sarà quella di difendere aziende e famiglie. Poi arrivano i testi bollinati della manovra finanziaria e, ancora una volta, emerge una realtà ben diversa da quella raccontata».
«Tra bonus, flat tax e mancate risorse destinate ai grandi capitoli del welfare, a partire dalla sanità, – continua – torna il taglio alla perequazione delle pensioni: l’unico strumento di tutela del potere d’acquisto dei pensionati, che negli ultimi trent’anni hanno già perso oltre 100 miliardi di euro a causa delle continue manomissioni del sistema di rivalutazione. Tagli che pregiudicano per sempre il valore degli assegni pensionistici».
Penalizzati anche gli assegni medio-alti
Nel mirino non ci sono soltanto le pensioni più elevate. Come precisa Scacchetti, il peso degli interventi ricade anche su una vasta fascia di pensionati con assegni medio-alti, superiori a cinque volte il trattamento minimo, che hanno maturato il proprio trattamento dopo una vita di lavoro e di contributi. Le penalizzazioni introdotte negli ultimi anni si sommano, producendo perdite consistenti destinate a trascinarsi nel tempo.
«A essere penalizzati non sono soltanto i pensionati con redditi più elevati – precisa Scacchetti -. Il peso maggiore ricade anche su una vasta fascia di pensionati con assegni medio-alti, superiori a cinque volte il trattamento minimo, che hanno maturato la propria pensione dopo una vita di lavoro e di contributi. La somma degli interventi del 2023 e del 2024 ha già prodotto perdite consistenti, che si accumulano e si trascinano nel tempo. E mentre si annunciano interventi per cambiare il sistema previdenziale, si continua a intervenire sulle pensioni già liquidate, sottraendo risorse proprio a chi ha concluso la propria vita lavorativa».
Verso lo sciopero generale del 20 novembre
Per lo Spi Cgil, il nuovo intervento conferma una scelta che penalizza ancora una volta chi è già in pensione. Una ragione in più per mobilitarsi nelle prossime settimane e sostenere la protesta della Cgil contro le scelte del Governo. «Lo avevamo detto e purtroppo siamo stati facili profeti: pensioni saranno usate ancora una volta come bancomat – aggiunge -. È uno dei motivi per cui saremo nelle piazze il 16, 17 e 18 novembre per sostenere e preparare lo sciopero generale della Cgil proclamato per il 20 novembre».
Una mobilitazione che, sottolinea il sindacato, non riguarda soltanto i pensionati, ma coinvolge lavoratori e nuove generazioni. La difesa del sistema previdenziale e del potere d’acquisto delle pensioni è infatti una questione che attraversa l’intera società, anche perché gli assegni pensionistici rappresentano spesso un sostegno economico fondamentale per figli e nipoti.
«Le ragioni dei pensionati camminano insieme a quelle dei ragazzi e dei lavoratori. Difendere il sistema previdenziale significa questo: lottare per garantire pensioni dignitose alle future generazioni e garantire trattamenti dignitosi a chi è già in pensione e che, molto spesso, utilizza quelle risorse per sostenere e aiutare figli e nipoti», conclude la segretaria generale dello Spi Cgil.










