La musica al tempo del coronavirus. Una nota tira l’altra #9

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Torniamo alla musica sinfonica.
Quando la sera del 7 aprile 1805, al Theater an der Wien a Vienna, Ludwig van Beethoven diresse la sua terza sinfonia per la prima volta in pubblico, si dice che gli spettatori rimasero sbalorditi. Per le novità musicali che conteneva e soprattutto per la lunghezza, quasi doppia, rispetto a tutte le sinfonie scritte in precedenza (da Haydn, da Mozart e dallo stesso Beethoven). Oggi possiamo ben dire che quegli spettatori stavano ascoltando la prima sinfonia moderna della storia della musica occidentale. A metà strada tra il classicismo settecentesco e il romanticismo successivo: un’opera poderosa, figlia di un’epoca molto movimentata. È noto che la Terza era inizialmente dedicata all’uomo nuovo di quegli anni, a Napoleone Bonaparte Primo Console di Francia, e che poi Beethoven strappò (letteralmente) la dedica quando Napoleone si fece incoronare imperatore. Da allora la Terza ha assunto il nome di “Eroica” (in italiano). Vi proponiamo di ascoltare oggi il primo movimento in Mi bemolle maggiore, allegro con brio, di questa imponente sinfonia. La musica comincia con due forti e inusuali accordi (quasi due colpi) che sembrano voler mettere in allerta l’ascoltatore: “attenzione, si tratta di una musica completamente nuova!”. Poi, dopo l’esposizione del tema, i colpi si ripetono fino a un numero di sei di seguito.
Tra le tante versioni vi suggeriamo quella diretta da Leonard Bernstein con i Wiener Philharmoniker. Curiosità: noterete guardando il filmato che nell’orchestra dei Wiener (una delle più famose e reputate al mondo) non c’è nemmeno una donna. È stato rigidamente così fino al 1997, con la scusa che il loro voleva essere un suono “coerentemente” maschile. Poi i tempi, per fortuna, sono cambiati anche lì.
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Nel giugno del 1812 Napoleone decide di conquistare la Russia ma dopo sei mesi è costretto a una disastrosa ritirata con la disfatta dell’armata francese e delle altre armate che l’accompagnavano (tra cui una composta da soldati italiani). Come potesse l’Imperatore dei francesi immaginare di conquistare un territorio ventisei volte più grande della Francia è un mistero. Forse aveva ragione Beethoven nel dire che l’uomo ormai era diventato un “dittatore” che guardava solo alle proprie ambizioni personali. Bastò la strategia del mordi e fuggi del generale Kutuzof e poi il sopraggiungere del “generale inverno” per annientare prestigio e futuro dell’imperatore. Non ci si sorprenda se ancora oggi la tomba del generale Kutuzov nella cattedrale di Kazan a San Pietroburgo è meta degli omaggi del popolo russo. Settant’anni dopo Pëtr Il’ič Čajkovskij scrive l’Ouverture 1812 per ricordare quella vittoria (già celebrata in “Guerra e Pace” da Tolstoj). L’ouverture comincia con le preghiere del popolo russo assalito dai francesi e poi descrive le scene di guerra non esitando a mettere in burla anche la Marsigliese. Si conclude con una preghiera di ringraziamento per la vittoria e un coro che la celebra tra i colpi di cannone.
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Rubrica a cura di Gaetano Sateriale