La Fase 2 e le incognite davanti a noi

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Il tanto atteso 4 maggio è arrivato. Da oggi comincia la Fase 2, ma la ripartenza pone senz’altro problemi logistici, organizzativi, sociali e perfino psicologici.

Dopo 8 settimane di lockdown, con 4,4 milioni di persone che ritornano al lavoro nell’edilizia e nell’industria, ma anche nel commercio, si dovranno applicare alla lettera le norme di condotta indicate dal governo e dal protocollo di sicurezza siglato dall’esecutivo con le parti sociali, se si vuole evitare un pericolosissimo riaccendersi di focolai.

E’ quindi anche il momento della responsabilità individuale e collettiva. Grazie all’impegno e al sacrificio di tutti, i contagi sono al minimo, ma come mette in guardia il mondo scientifico, e ha più volte ripetuto il governo, occorrerà lo sforzo di tutti per non ricadere nell’incubo che ci stiamo lasciando alle spalle.

Proprio perché le regole sono meno rigide, ognuno dovrà fare la sua parte: mantenendo le distanze di sicurezza, indossando le mascherine ed evitando i pericolosi assembramenti che in molte città italiane si sono visti nell’ultimo week end.

La fase 2 non vuol dire un “liberi tutti”. E’ chiaro che dall’emergenza non possiamo uscirne così come siamo entrati. Il richiamo è anche ai datori di lavoro: rispettare le norme, per uscire dalla crisi.

La prova è rischiosa, a maggior ragione in quelle regioni dove il contagio è stato più forte e ha seminato più contagi e lutti. Come ha segnalato un rapporto dei consulenti, il 64% dei lavoratori che rientrano oggi al lavoro, la maggioranza dei quali con più di 50 anni, ritornerà ai propri impieghi, in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna.

Hanno fatto discutere anche le nuove regole circa i contatti con i congiunti. Con autocertificazione alla mano, sarà possibile bussare alla porta di un congiunto, se non proprio per un abbraccio o una stretta di mano, per un caffè a distanza.

“Ma chi sono i congiunti?”, si chiedono i giornali. A quante pare tutti, tranne gli amici. “I coniugi, i rapporti di parentela, di affinità e di unione civile nonché le relazioni connotate da più duratura e significativa comunanza di vita e di affetto”.

Un pensiero va ai molti anziani soli, che da due mesi vivono in quasi completa solitudine.
“Nei piani del governo si è parlato poco – spiega il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti, – di come riaprire il paese alla generalità dei cittadini, che non sono solo ed esclusivamente lavoratori. Penso in primis agli anziani ma anche ai giovani e ai bambini”.

Gli anziani – ha sottolineato su facebook Pedretti – non possono essere lasciati soli a casa, ma vanno messi insicurezza e anche loro nelle condizioni di ripartire”.

“Abbiamo bisogno di misure che riorganizzino i servizi socio-sanitari sul territorio aprendo così ad una molteplicità di problemi che in realtà andrebbero affrontati con urgenza. Servono – conclude Pedretti – idee chiare, servono risorse e serve soprattutto un confronto vero”.