La cura come alleanza: il messaggio finale della 29esima Festa di LiberEtà

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29° Festa Liberetà Festa Nazionale, Rovereto 11 giugno 2026 © foto Wasabi/ Daniele Mosna

La cornice del Cortile urbano di Rovereto ha ospitato la mattinata conclusiva – giovedì 11 giugno  – della Festa nazionale di LiberEtà, un momento di sintesi e prospettiva che ha saputo unire la leggerezza dell’ironia alla profondità dell’analisi politica e sociale. L’evento, centrato sulla costruzione di nuove alleanze per il welfare e i diritti, si è aperto con la travolgente presenza di Lella Costa, la cui performance ha offerto una chiave di lettura umana ed esistenziale ai temi poi affrontati nel dibattito politico.

Lella Costa: tra chilometri percorsi ed estati buone

Con il suo stile inconfondibile, l’attrice ha affrontato il tema dell’invecchiamento e della memoria, partendo da una citazione iconica di Indiana Jones: “Non sono gli anni, sono i chilometri”. Questa frase, che Costa ha eletto a proprio ideale manifesto, suggerisce che il valore di un’esistenza non si misura nel tempo cronologico, ma nell’intensità del percorso vissuto. Attraverso il richiamo a Rita Levi Montalcini, ha ricordato l’importanza di aggiungere “vita agli anni” piuttosto che semplici anni alla vita, suggerendo provocatoriamente di contare non l’età, ma le “estati buone” che restano da godere.

Il passaggio più politico del suo intervento ha riguardato il concetto di “cura”. Citando Battiato e la propria esperienza familiare, Costa ha denunciato come la cura, pur essendo un atto d’amore, non possa essere per le donne un obbligo sociale o l’unica alternativa possibile. Ha infine rivolto lo sguardo alla tragedia della guerra, citando Don Milani per ricordare che nei conflitti moderni il 90 per cento delle vittime sono civili, e Aristofane per sottolineare come, dopo millenni, le guerre siano ancora mosse da cinici interessi economici.

Tra solitudine e crisi del welfare

Il testimone è poi passato a un dibattito serrato, condotto da Neri Marcorè, che ha visto confrontarsi la coach e fromatrice di caregiver Alba Bonetti, il presidente dell’Arci nazionale Walter Massa, la segretaria generale Tania Scacchetti e la parlamentare del Partito democratico Sandra Zampa. Al centro del confronto sono emersi i nodi cruciali del nostro tempo: la solitudine come emergenza sociale, l’arretramento della sanità pubblica e la necessità di una politica di pace per garantire i diritti. Si è discusso di come l’aumento del costo della vita stia erodendo le pensioni attuali e di come la precarietà mini quelle future dei giovani.

Scacchetti e Landini: rimettiamo al centro le persone

Tania Scacchetti, segretaria generale dello Spi Cgil, ha incentrato il suo intervento sulla necessità di superare la contrapposizione tra giovani e anziani. Ha denunciato la “guerra interna” alle generazioni, spiegando che il problema della stabilità economica e dei diritti è comune a chi lavora e a chi ha già lavorato. Per Scacchetti, il sistema della ripartizione pensionistica è il pilastro di un patto sociale dove il lavoro di qualità per i giovani è la sola garanzia per le pensioni di oggi. Ha inoltre criticato la visione dell’anziano come “costo” o “ingombro”, rivendicando il ruolo attivo nel civismo e nel volontariato. Elogiando il modello di cura trentino, ha auspicato un welfare che renda la fragilità parte di un progetto comunitario, contrastando le derive di mercato che isolano gli individui.

A chiudere la Festa è stato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha tracciato un quadro netto delle urgenze del Paese. Landini ha indicato nella precarietà il risultato di vent’anni di scelte legislative sbagliate, che hanno favorito lo sfruttamento attraverso subappalti e finte cooperative. La sua proposta è radicale: stessi diritti e stesse tutele per tutti i lavoratori, indipendentemente dal contratto.

Sul piano economico, ha denunciato il paradosso fiscale italiano, dove lavoratori e pensionati sostengono il peso maggiore delle tasse mentre i profitti crescono a dismisura. Landini ha poi sferzato l’attuale gestione della sanità, definanziata a favore dei privati, ricordando che i cittadini pagano 40 miliardi di euro l’anno di tasca propria per superare le liste d’attesa. Infine, ha ribadito che la pace è la precondizione per ogni diritto: solo combattendo l’idea che la guerra possa regolare i rapporti umani si può ricostruire un legame sociale solido.

Il filo rosso che ha unito gli interventi è chiaramente identificabile nel concetto di “cura”, intesa non solo come assistenza, ma come visione politica. Era del resto il tema centrale della Festa. Dalla cura “liberata” e consapevole di Lella Costa, alla cura come alleanza generazionale di Scacchetti, fino alla cura del sistema pubblico e della democrazia di Landini, è emersa l’esigenza di un nuovo modello di società. Un modello che metta al centro la persona e i suoi tempi di vita, contrastando l’isolamento del mercato con la forza dei legami sociali e di una pace duratura.