Invecchiare senza stress. Il progetto Rewire

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Da sempre considerato come il simbolo del riposo, il pensionamento porta con sé grandi cambiamenti che hanno conseguenze fisiche, psicologiche e sociali. Un progetto messo a punto dalle università di Bologna e Pavia, intitolato Rewire, si propone come obiettivo quello di aiutare le persone ad affrontare questa fase della vita limitando ansia, paure e difficoltà 

Immaginate di arrivare alla pensione con il cuore pieno di speranza per un futuro più rilassato e sereno, ma con il timore che questa fase della vita possa portare con sé difficoltà psicologiche, sociali e fisiche. Come fare per vivere questo passaggio in modo positivo e senza stravolgimenti negativi? Il progetto Rewire, promosso dalle università di Bologna e di Pavia, si propone proprio di rispondere a questa domanda. Il termine rewire in italiano si traduce con riprogrammare: l’obiettivo è quello di creare un indice di rischio per individuare e prevenire le problematiche che possono insorgere con l’arrivo della pensione. Due le fasi sperimentali: la prima è volta a definire attraverso un questionario on line – facilmente compilabile anche dallo smartphone – questo “indice globale di rischio pensionistico”. La seconda prevede la creazione di un programma di allenamento fisico e cognitivo, sotto la supervisione di uno specialista qualificato nel campo delle scienze motorie, mirato a migliorare il benessere del pensionato. La durata iniziale del test può oscillare tra i 30 e i 45 minuti, e poi diventerà più breve. Alla fine dell’anno di monitoraggio i ricercatori diranno se vi è il rischio di possibili effetti negativi sul benessere di ognuno dei partecipanti dopo il pensionamento, con suggerimenti e linee guida per vivere una pensione serena e appagante.

Il progetto. Come spiega Alessia Tessari, docente di psicologia all’università di Bologna e coordinatrice del progetto, «l’idea nasce dalla volontà di indagare un tema importante come quello dell’invecchiamento, per cercare di prevenire tutte quelle malattie che emergono con l’età. Il nostro gruppo di ricerca si è sempre occupato di invecchiamento attivo: alcuni di noi si sono concentrati sull’aspetto cognitivo, altri sul benessere psicologico. Abbiamo sviluppato diversi protocolli, principalmente legati all’attività fisica, che è ormai riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità come fondamentale per un invecchiamento sano. In particolare, ci siamo focalizzati sugli anziani sopra i 75 anni». Le sfide dell’età. Il pensionamento, da sempre simbolo di riposo dopo anni di lavoro, è un momento di grande cambiamento. Tuttavia, questa transizione può anche nascondere insidie. Le ricerche hanno dimostrato che molti neopensionati affrontano sfide legate alla salute mentale, come l’isolamento sociale, la depressione e una generale perdita di identità, che può derivare dal cambiamento improvviso del proprio ruolo nella società. Il progetto Rewire nasce con l’obiettivo di trasformare questo momento critico in un’opportunità per migliorare la qualità della vita dei pensionati. Come? Attraverso un’analisi scientifica dei rischi associati all’uscita dal lavoro e lo sviluppo di strategie pratiche per prevenirli e affrontarli.

L’oggetto di analisi. «Il servizio sanitario e le politiche territoriali pongono molta attenzione all’invecchiamento sano e attivo – spiega Tessari –, ma c’è una fascia di popolazione fatta di persone con un’età che va dai sessanta ai settantacinque anni che in realtà non è ancora anziana. L’allungamento della vita e la qualità della stessa spesso fanno sì che queste vengano trascurate, nonostante abbiano specifiche esigenze legate al corpo e al sistema nervoso. Inoltre, alcune persone che magari non hanno costruito una rete di amicizie nel loro lavoro faticano ad adattarsi al pensionamento. Al contrario, persone che coltivano un hobby o hanno una rete familiare affrontano meglio questa fase della vita. Ogni persona ha caratteristiche personali, come la capacità di reazione, l’introversione o l’estroversione, che influiscono sulla rete sociale che ciascuno di noi riesce a creare, e questa rete è fondamentale quando si va in pensione».

Indice di rischio. Un aspetto innovativo del progetto è la creazione di un indice di rischio personalizzato, attraverso il quale monitorare, in modo semplice e accessibile, il rischio di sviluppare disturbi psicologici, cognitivi o fisici una volta raggiunto il pensionamento. L’indice tiene conto di variabili come lo stato di salute, l’attività mentale e il sostegno sociale al fine di fornire uno strumento di autovalutazione che possa guidare tutti nell’individuazione di eventuali criticità, con suggerimenti pratici per migliorare il proprio benessere. Intervento mirato. Dopo aver individuato il livello di rischio, Rewire prevede un protocollo di intervento mirato che combina attività fisiche, cognitive e sociali. Il progetto punta su attività fisiche di gruppo, utili non solo per il corpo ma anche per la socializzazione. A queste si affiancheranno esercizi cognitivi, pensati per mantenere attiva la mente, stimolando memoria, attenzione e capacità di risoluzione dei problemi. Gli interventi si svolgeranno attraverso piattaforme on line e attività in presenza, favorendo un modello ibrido che facilita la partecipazione anche a chi ha difficoltà di mobilità.

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