giovedì 23 Maggio 2024
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8 marzo. L’appello dei sindacati pensionati contro la violenza sulle donne

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8 marzo. L’appello dei sindacati pensionati contro la violenza sulle donne
Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/josephredfield-8385382/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=4050698">Joseph Redfield Nino</a> da <a href="https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=4050698">Pixabay</a>

“Cari uomini, abbiamo un problema”. Si apre così l’appello che i tre segretari generali dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil hanno lanciato stamattina. Un’iniziativa che intende superare l’ambito sindacale e vuole stimolare la presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica sul carattere emergenziale che continua purtroppo a caratterizzare il problema della violenza sulle donne nel nostro paese e non solo.

Ivan Pedretti, Carmelo Barbagallo e Piero Ragazzini sono tre uomini a capo di tre importanti organizzazioni sindacali. Hanno deciso di utilizzare il proprio ruolo pubblico per sollecitare una riflessione che deve coinvolgere tutti. L’obiettivo, dicono dallo Spi Cgil, “è quello di arrivare al maggior numero di persone. Tutti possono aderire, a prescindere dall’appartenenza”.

“Il problema è la violenza maschile contro le donne e non possiamo più fare finta di niente. Perché siamo noi uomini i violenti, non ci sono scappatoie. È una violenza strutturale che ha radici profonde e tante facce, il femminicidio è solo quella più estrema e più visibile”, si legge nell’appello. “Vive nelle azioni quotidiane, nel lavoro, nella società, negli stereotipi e nella cultura, in famiglia, nel rapporto di coppia. La parità di genere perde di senso se si trasforma in un artificio retorico dietro al quale ci nascondiamo e ci mettiamo a posto la coscienza”.

La violenza sulle donne parte dai nostri più piccoli comportamenti, da abitudini e schemi mentali consolidati, dall’incapacità di guardare sotto l’apparenza dei nostri automatismi. L’appello è uno strumento per uscire dal torpore e dall’indifferenza dei nostri pensieri e delle nostre intenzioni.

“Come uomini – si legge ancora nel testo dell’appello – dobbiamo metterci la faccia e rompere quel silenzio assordante nel quale siamo colpevolmente avvolti”. È arrivato il tempo della consapevolezza e della responsabilità. “E di una modifica radicale della società, che è ancora profondamente patriarcale, sessista e maschilista”.

Per l’8 marzo Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil stanno organizzando una manifestazione a Roma, in Piazza del Popolo, a partire dalle ore 14. Un modo per ribadire la crucialità del tema, un modo per ricordare che anche se non si può scendere in piazza numerosi, perché la pandemia ci costringe a rivedere le forme della partecipazione alla cosa pubblica, non possiamo girare la testa dall’altra parte. Come ricorda l’appello citando De André: “Anche se ci crediamo assolti, siamo tutti coinvolti”.

Per firmare: www.abbiamounproblema.it