Dare impulso al processo di adesione dei paesi balcanici all’Unione europea con l’obiettivo di promuovere pace, diritti umani e sociali, dialogo, partecipazione e solidarietà.
Era questo il tema dell’incontro dal titolo “In comune”, che si è svolto a Belgrado, in Serbia, il 4 dicembre, organizzato dallo Spi Cgil, in collaborazione con le organizzazioni sindacali dei pensionati serbi, Usp Nezavisnost e Aptus Catus. Una giornata di confronto e dibattito, alla quale hanno partecipato anche i rappresentanti dei sindacati di Croazia e Slovenia, già facenti parte dell’Unione europea, e di altri tre paesi della ex Jugoslavia, Montenegro e Macedonia del Nord e Kosovo, che hanno avanzato la loro richiesta di adesione.
Attenzione particolare, e non poteva essere diversamente considerati gli organizzatori dell’iniziativa, è stata dedicata alla condizione degli anziani e dei pensionati. Così, i rappresentanti dei due sindacati serbi, Milos Grabundzija (Usp Nezavisnost) e Milan Grujic (Aptus Catus) hanno evidenziato le enormi diseguaglianze sociali presenti nel paese, sottolineando a tale proposito come l’importo medio delle pensioni si aggiri intorno ai 350 euro al mese e come questa cifra, assolutamente insufficiente a condurre una vita dignitosa, interessi oltre un milione e mezzo di persone.
Filo conduttore dei vari interventi che si sono succeduti è stato quello dell’importanza del processo di integrazione europea che deve basarsi sul dialogo e sulla partecipazione sociale dei pensionati ai processi decisionali e di costruzione di una politica sociale che veda l’Unione europea impegnata nella soddisfazione dei bisogni e nell’affrontare i problemi della popolazione anziana. Popolazione anziana che, come ha ricordato Agostino Siciliano, segretario generale della Ferpa, conta già oggi oltre cento milioni di persone – e considerati i processi di invecchiamento in atto, in un futuro neanche troppo distante rappresenterà la maggioranza della popolazione del vecchio continente – che hanno lavorato una vita, hanno contribuito a costruire il sistema socioeconomico dei loro paesi e che quindi oggi hanno il pieno diritto di vedere riconosciuti i loro diritti.
I problemi evidenziati, al netto delle differenti situazioni socioeconomiche dei singoli paesi rappresentati, sono stati sempre gli stessi: la sanità pubblica che perde terreno a vantaggio di quella privata che soltanto alcuni possono permettersi, il basso ammontare delle pensioni che non garantisce in molti casi condizioni di vita dignitose, i servizi di assistenza insufficienti e le scarse risorse economiche a essi destinate. Il quadro che ne esce è quello che descrive gli anziani anziché come una ricchezza e una risorsa per la collettività, quasi esclusivamente come un costo troppo gravoso per i sistemi economici, in generale, e previdenziali, in particolare. Senza tenere conto, al contrario, che in molte situazioni le pensioni e i pensionati tengono in piedi quel sistema di welfare famigliare che sopperisce alle insufficienze e alle mancanze dei servizi pubblici.
L’Unione europea deve quindi farsi carico di questi problemi. Ma anziani e pensionati devono far sentire alta la loro voce e spingere affinché ciò si realizzi. Per questo motivo è necessario che il processo di adesione e integrazione dei vari paesi subisca un’accelerazione e proceda con tempi certi e definiti, al contrario di quanto avvenuto finora, come sottolineato nel suo intervento da Roberto Treu dello Spi Cgil. Anche perché la lentezza e l’incertezza con le quali l’Unione ha proceduto finora rischia di provocare sfiducia e disaffezione nei confronti non soltanto delle sue istituzioni da anche, cosa più preoccupante, nei confronti dei valori e dei princìpi sui quali essa è nata e si è sviluppata.
Oggi più che mai, considerati la complessa e pericolosa situazione mondiale e gli scenari di guerra che rischiano di estendersi anche in Europa, c’è invece bisogno di agevolare i processi di integrazione, di riformare i sistemi di protezione sociale, di renderli più equi e inclusivi e in grado di dare risposte ai bisogni di milioni di persone, donne e uomini anziani, che vivono in condizioni di difficoltà, rischio e in molti casi di povertà.
Non ci si può dunque rassegnare all’idea che considera come degli scarti milioni di persone. Una nuova stagione di sviluppo civile ed economico, fatto di convivenza e coesione tra i popoli, non può prescindere da un vero e sincero dialogo sociale tra le rappresentanze del lavoro, dei pensionati e della società civile, e le istituzioni di un’Unione europea che deve rimettere al centro dei suoi obiettivi anche quello del benessere e delle necessità della popolazione anziana.
«Oggi abbiamo fatto un passo in più rispetto alle relazioni già consolidate negli anni – ha sottolineato in conclusione Tania Scacchetti, segretaria generale del Sindacato pensionati della Cgil – Chiudiamo con un impegno e un obiettivo importanti: il rafforzamento dei diritti sociali e civili e l’affermazione di diritti che rispondano alle persone che rappresentiamo, le cui condizioni, registriamo tutti, sono in peggioramento. L’Europa invecchia e, oltre a occuparci tutti dell’allargamento dell’Unione Europea ai Balcani – processo lento e complesso – vogliamo tutti che tenga in considerazione nelle scelte politiche economiche e sociali la condizione di reddito e la sostenibilità della spesa sociale e sanitaria delle persone anziane. Tutti noi abbiamo, ognuno nei propri paesi di appartenenza, tra i vari compiti quello di rafforzare il valore e il ruolo dell’azione collettiva, con l’obiettivo di costruire politiche comuni che rispondano alle esigenze dei pensionati e delle pensionate. Dobbiamo recuperare il protagonismo degli anziani. Abbiamo una grande responsabilità: far sentire la voce forte e autorevole di coloro che rappresentiamo e portare le nostre rivendicazioni in primo piano, coinvolgendo il più alto numero possibile di pensionate e pensionati».
In chiusura dell’iniziativa, i rappresentanti dei sindacati pensionati presenti hanno condiviso un documento recante gli obiettivi comuni da presentare a livello europeo, con un appello dei Sindacati dei Balcani per l’allargamento dell’Unione europea ai paesi dei Balcani occidentali e per i diritti sociali. Tra gli obiettivi quello di dare un contributo alla promozione della pace, dell’intercultura, dei diritti umani, del dialogo fra le religioni, dell’educazione alla cittadinanza globale e della solidarietà internazionale, della tutela dell’ambiente, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu.
“L’Unione europea e, in particolare, la Commissione europea delegata all’allargamento – si legge nel documento – dovranno sollecitare i singoli governi in questa direzione, dell’adozione condivisa di pratiche di informazione e consultazione delle rappresentanze sindacali. Le organizzazioni firmatarie del presente documento si impegnano in Europa all’interno della Ferpa (Federazione Europea dei pensionati e delle persone anziane) affinché la Ces (Confederazione europea dei Sindacati) assuma un ruolo in tal senso e nei paesi di provenienza per richiedere tavoli di confronto ai rispettivi governi”.










