Il ricordo dedicato a Ave Govi, l’autrice de “Le vite di Emma” e vincitrice del XXI Premio LiberEtà

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Ave Govi, la scrittrice vincitrice del XXI Premio Letterario di LiberEtà è mancata nei giorni scorsi. Classe 1938, iscritta storica allo Spi Cgil di Reggio Emilia, con la passione per i romanzi e le poesie. Vogliamo ricordarla con l’articolo-intervista uscito nel 2019 a firma di Cinzia Leone: un’occasione per parlare del suo bel romanzo e di quella avventura che l’ha vista protagonista.

Dal romanzo di Ave Govi che ha vinto la XXI edizione del premio LiberEtà, la storia di un mondo di fatica e di costrizioni, un passato prossimo che ci appartiene ancora. “Le vite di Emma”, pubblicato dalla nostra casa editrice, racconta la storia di una bambina che nel farsi grande impara a conquistare la sua indipendenza e il suo essere donna fuori dalle convenzioni e dalle costrizioni familiari e sociali. Un percorso comune a tante donne dalla sottomissione alla libertà di Emma

Il romanzo contemporaneo cerca nuove strade, ma non sempre le trova. Si perde in rivoli, si concentra su storie minime, si incrocia con il saggio e perde di vista le storie e le passioni. «Non romanzo, soltanto vicende romanzate », si schernisce con voluta modestia Ave Govi nell’introduzione del suo Le vite di Emma, vincitore del premio LiberEtà 2019. Lei non vuole correre rischi. Il suo racconto lucido e senza sconti sull’emancipazione femminile dal mondo contadino a cavallo delle due guerre non ricorre a slogan, usa solo la forza del racconto. Pagina dopo pagina, tra mille peripezie, la sua Emma, da bambina diventa donna, si emancipa e ostinatamente trova la sua strada. Un percorso non facile nella società contadina del dopoguerra, intrisa di pregiudizi e dominata da relazioni sociali aspre e ineludibili. La Govi descrive un passato prossimo che ci appartiene. Fatto di vestiti smessi e fatica nei campi. Di poca terra, avara, e nemmeno propria. Di discriminazioni e divieti. Primo tra tutti, non ribellarsi mai all’autorità: non a quella del padre, non a quella dei preti e tantomeno a quella del padrone. Un mondo difficile per gli uomini. Impossibile per le donne. Di questo destino segnato è intrisa la vita della madre di Emma, una sfilza di figli e già vecchia a meno di trent’anni. Ma a questo destino si ribellerà la figlia. «A chi assomigliava quella figlia taciturna, all’apparenza docile e malleabile, mentre in realtà avvertiva che quella sua indole sottomessa altro non era che una scelta del tutto personale, esulante dall’autorità paterna? Qualunque strada avrebbe essa intrapreso in futuro, nulla e nessuno avrebbe potuto ostacolarla ».

La conquista dell’identità. Emma non assomiglia alla madre e non assomiglia a nessuno: lei cerca una strada nuova e tutta sua. La determinazione gentile ma ferrea, l’intelligenza riflessiva e sempre attenta della protagonista conquista fin dalle prime pagine. Emma non si lamenta, indossa i capi smessi delle sorelle, le scarpe non sempre della sua misura e affianca la madre, lavorando duramente come una serva. Sembra avere la testa tra le nuvole, ma assorbe tutto come una spugna. Unico lampo di femminilità la cura meticolosa per la sua treccia che, in mancanza di nastri, ferma all’estremità con un filo d’erba. In quella treccia si annida la sua determinazione e la sua ribellione.

Il padre padrone. Ave Govi dipana il racconto con sapienza psicologica. L’indifferenza del padre padrone che ha un debole per i figli maschi e per la primogenita, e sembra non accorgersi di lei. Il desiderio di Emma di trovare lavoro fuori casa come le sorelle più grandi subito troncata dal padre. «Non metterti in testa di fare altrettanto, tu servi qui. Tra non molto tua madre non sarà in grado d’accollarsi tutto il daffare». Una frase atroce accompagnata da un sorriso alla moglie «uno di quei rari sorrisi che la madre accoglieva come un acquazzone provvidenziale su un campo prosciugato dalla siccità, che fece venire a Emma la pelle d’oca. Quel sorriso a supporto delle sue ultime parole, le diedero quasi la conferma che la madre fosse di nuovo incinta».

Le vite di Emma. L’ultima drammatica gravidanza della madre e la complicità tra le due donne segnerà la svolta. «Da quel giorno ebbe così inizio quella che, negli anni a venire, lei avrebbe vissuto come la sua seconda vita». Ora che la madre non c’è più, pur continuando a occuparsi della casa più e meglio di prima, inizia a ribellarsi. Emma ha solo quindici anni e se in passato aveva evitato il contatto con lui ora rivendica il suo ruolo e lo sfida per il bene dei fratelli diventato ormai la sua missione. La Govi maneggia la complessità psicologica dei ruoli con maestria. Ora le parti si invertono, Emma ha le redini della casa e lentamente relega il padre a subalterno. La serva diventa padrona del padre padrone che l’ha sempre ignorata? Dopo la prima rivolta in Emma affiora la pena per quell’uomo infiacchito e che dalla morte della moglie si è lasciato andare. Il matrimonio della sorella maggiore ventenne con un signorotto locale più vecchio del padre rompe di nuovo l’equilibrio e le svela il cinismo della sorella. «Un giorno capirai quanto conta il denaro» le aveva detto. Quanto contava il denaro Emma lo sapeva benissimo ogni volta che era costretta a chiederlo al padre per le necessità della casa ormai tutta sulle sue spalle. Eppure, anche nel confronto con quella famiglia di ricchi con cui si trova imparentata, rivela la sua capacità di scoprire il risvolto recondito delle relazioni e di trarne forza. E di tutta quella forza avrà bisogno quando il padre deciderà di prendere di nuovo moglie. Da quel momento inizierà la terza vita di Emma e la sua dolce ma ferma emancipazione.

I colori dei fiori rubati. Le vite di Emma le scoprirete leggendo questo sorprendente romanzo. Incontrerete i conflitti sociali, quelli tra uomini e donne e tra padri e figli. Incontrerete anche l’odore del letame e il profumo dei biscotti, il candore della neve che cambia aspetto al paesaggio e i colori dei fiori rubati ai campi. Incontrerete preti bizzarri e preti troppo belli che nascondono segreti inconfessabili, donne che fanno nascere i bambini e donne che aiutano le madri a liberarsene. Donne che si lasciano dominare e donne che scelgono la propria strada. Come capita solo nei buoni romanzi, incontrerete la vita che dipana il suo intreccio, che perde il filo e lo ritrova, proprio come capita a Emma.

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