mercoledì 17 Aprile 2024
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Il cinema che illumina l’Italia dimenticata dopo il terremoto

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Il cinema che illumina l’Italia dimenticata dopo il terremoto

Lorenzo è di Macerata e ha trent’anni. Quando si è inventato Furgoncinema insieme ai suoi amici e compagni di università ne aveva appena ventisei. L’idea era quella di portare un raggio di sole nelle zone colpite dal terremoto che nel 2016 ha distrutto il Centro Italia. Nell’idea di Lorenzo Montesi Pettinelli e del suo gruppo di amici il raggio di sole avrebbe dovuto essere quello che si irradia luminoso dal proiettore e potente si ferma su un telo bianco dove prendono forma suoni e colori: il cinema! Ma come fare? Come raggiungere i paesini sperduti e remoti rimasti ancor più isolati dopo il sisma?

Si trattava di portare un po’ di gioia soprattutto agli anziani che quei piccoli centri continuano ad abitarli anche oggi come gli ultimi superstiti di una comunità umana evaporata anno dopo anno. Il coniglio dal cilindro salta fuori grazie al sindacato dei pensionati della Cgil che si entusiasma subito per l’idea dei ragazzi e nel 2017 mette loro a disposizione un furgoncino per poter girare tra monti, valli e colline. Il proiettore arriva subito dopo, dall’Università di Camerino.

È nato così questo cinema mobile all’aperto che anche ora, in tempi di Covid, rinnova i suoi appuntamenti animando piccoli centri dimenticati e spesso abbandonati. Anche se con qualche difficoltà in più. Già, perché quest’anno i distributori cinematografici hanno negato quasi tutti i titoli che ragazzi volenterosi come quelli di Furgoncinema nelle Marche, o quelli del Cinema America a Roma, hanno chiesto come di consueto, ovviamente dietro pagamento delle licenze per il noleggio. “Tutti gli anni abbiamo ricevuto qualche diniego alle licenze di film anche non recenti ma mai come quest’anno, dove abbiamo visto bocciare la quasi totalità dei film richiesti. Insieme alle altre realtà italiane di arene gratuite ci siamo visti costretti a segnalare la situazione, e denunciare che non siamo noi il problema dello svuotamento delle sale cinematografiche. Con noi il pubblico riscopre la bellezza della visione collettiva del cinema sul grande schermo, esce di casa, vive e si ritrova”, dice Lorenzo. “Avevamo chiesto quaranta titoli per la nostra rassegna”, aggiunge “e invece ce ne sono stati dati solo dieci, anche se avevamo chiesto titoli non recenti”. Sì perché le case di distribuzione hanno guardato con sospetto e timore tutte le rassegne cinematografiche gratuite (per il pubblico) venendo da mesi difficili che hanno messo in ginocchio il settore. “Noi siamo i migliori alleati delle sale cinematografiche e del cinema perché vogliamo far nascere un interesse anche in chi solitamente al cinema non ci va”.

Da un lato dunque produttori, distributori ed esercenti, messi in ginocchio dal lockdown. dall’altro lato invece le associazioni culturali che utilizzano il cinema come enzima di comunità e socialità, soprattutto laddove c’è più bisogno di fare rete, proprio come nelle aree interne, dove non c’è praticamente più nulla, spesso nemmeno uno sportello postale, figuriamoci un cinema.
Non sono bastate le lettere indignate dei ragazzi che promuovono iniziative culturali meritevoli, nelle Marche come a Milano come a Roma. Non è bastato l’appello sul Corriere della sera di Giannantonio Stella, e non solo, che si è chiesto come fosse possibile una chiusura tale da parte delle case di distribuzione. Non è bastata nemmeno una sentenza dell’Antitrust che di fatto ha dato ragione a chi vuole promuovere rassegne cinematografiche all’aperto per questa estate. “L’Antitrust ci ha dato ragione ma poi di fatto non sono state sbloccate le licenze e le case di distribuzione non ci hanno concesso l’utilizzo di un maggior numero di film come era nelle nostre intenzioni”, spiega Lorenzo. “Tra l’altro noi non facciamo questa iniziativa per fare impresa. Nessuno ci guadagna nulla. Il nostro è volontariato allo stato puro e quando abbiamo un pubblico di cinquanta persone è già un successo perché andiamo in centri piccolissimi. Tra l’altro quest’anno con le misure anticovid l’affollamento sarà ancora minore”, commenta.

Dalla parte dei ragazzi ovviamente si è schierato anche lo Spi Cgil. Massimo Girolami, segretario organizzativo dello Spi delle Marche, commentando le difficoltà che i ragazzi hanno dovuto affrontare quest’anno, ci spiega come è nata quest’avventura. “Dopo il terremoto del 2016, gran parte del nostro territorio era popolato prevalentemente da anziani. Avevamo necessità di fare il possibile perché avessero una vita più umana, dopo i traumi subiti. Ci rendevamo conto della segregazione. Non dimentichiamoci che c’è stato anche il periodo delle roulotte e poi delle casette, senza socialità e senza piazze. Dunque un forte disagio, che toccava soprattutto gli anziani. Cercavamo in tutti i modi di aiutarli”, spiega Girolami. “Poi sono arrivati i ragazzi con questa meravigliosa idea. Ci siamo vicendevolmente cercati e abbiamo deciso di unire le forze per fare qualcosa per la comunità. Avevano fatto una prima edizione con pochi mezzi. Ed è allora che abbiamo deciso di sostenerli economicamente, in primis fornendogli il furgoncino. Poi abbiamo parlato con il Rettore dell’Università di Camerino. E dunque questa sinergia complessiva ha consentito di alleviare la durezza dell’impatto del sisma”.

“La situazione post sisma delle regioni dell’Italia centrale ci ha messo nella condizione di dover dare un contributo. Un aiuto concreto per la vita di quei territori. Per questo motivo abbiamo pensato a cosa avremmo potuto fare come umanisti, grafici, architetti ed informatici”, dice Lorenzo. Già perché la squadra di Lorenzo Montesi Pettinelli si compone di figure diverse, ognuno mette al servizio del progetto le proprie competenze, le proprie capacità. Ognuno dà il suo contributo. “Abbiamo pensato al cinema, al potere di evasione dell’arte cinematografica e alla bellezza della condivisione che nasce dalla visione comune di un bel film. Abbiamo deciso di portare il cinema anche nei comuni che un cinema non lo avevano mai avuto persino prima del terremoto. Vogliamo tenere insieme le comunità con il ritorno al cinema di una volta, quando pochi comuni potevano permettersi una sala cinematografica, mentre molti camion o furgoni portavano il cinema nei comuni più sperduti d’Italia”, dice Lorenzo.

La prima proiezione quest’anno c’è stata l’8 luglio ad Ascoli Piceno e si andrà avanti fino ad agosto. Qui il programma. Quest’estate Furgoncinema andrà anche ad Ancona e Pesaro. “Qui il terremoto non c’è stato”, dice Girolami. “Ma c’è stato il Covid, come altrove, e abbiamo pensato allora che fosse necessario venire a offrire un po’ di ristoro anche a chi, indipendentemente dal sisma, aveva vissuto tanti mesi di stress, dolore e disagio”. L’idea insomma è di regalare anche agli altri centri marchigiani una giornata diversa.

Ma c’è dell’altro. “Sin dalla prima edizione abbiamo registrato dei contributi video prima delle proiezioni”, spiega Lorenzo. “Giovani, anziani, amministratori, ci hanno lasciato il loro pensiero sul terremoto e questa cosa si è sedimentata fino a diventare un documentario che vedrà la luce in autunno. Lo stiamo montando in queste settimane”. Un resoconto di quello che le persone hanno vissuto e continuano a vivere. Un resoconto di ciò che è stato il terremoto per gli abitanti del centro Italia, di cosa è andato storto, dei dolori personali, dei problemi collettivi. “Il nostro obbiettivo è animare la cosiddetta public history, la storia fatta dalle persone comuni. Non vogliamo trasmettere dei contenuti dall’alto verso il basso, vogliamo stare accanto alle persone, interloquire con il nostro pubblico, interrogarlo e far sì che dal pubblico nascano contenuti, nasca una narrazione, una storia, appunto”. In Italia di public history, disciplina prettamente anglosassone, se ne parla a dire il vero molto poco, purtroppo. Eppure è proprio da qui che si può creare tessuto connettivo condiviso, socialità, cultura e memoria collettive. “Così la storia diventa accessibile a tutti”, spiega Lorenzo. “Il nostro obiettivo è fare le cose insieme al pubblico e capire perché il pubblico sta lì. In questo modo diventa un po’ coautore. E poi dalle testimonianze che abbiamo raccolto escono fuori molti nodi problematici e ci auguriamo che ognuno possa cogliere contenuti diversi nel nostro documentario. Magari gli amministratori coglieranno i problemi più pratici, le urgenze e le necessità della popolazione. Gli anziani invece magari coglieranno gli aspetti più emotivi”.

Non dimentichiamoci che qui nelle Marche, come altrove, migliaia di persone ancora non hanno una casa, nonostante siano passati quattro anni. Ecco perché anche un piccolo furgoncino, un telo bianco sull’erba e un fascio luminoso possono fare davvero la differenza.

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