mercoledì 29 Maggio 2024
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Giovani e anziani. Abitare insieme per combattere le mafie

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Giovani e anziani. Abitare insieme per combattere le mafie
Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/mirkobozzato-1988094/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=5069620">Mirko Bozzato</a> da <a href="https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=5069620">Pixabay</a>

La battaglia per la legalità si può fare in tanti modi. Innanzitutto prendendosi cura dei beni confiscati, cercando di assicurarsi che tornino nelle mani della comunità. Come ha fatto il sindacato dei pensionati della Cgil di Genova nello storico quartiere periferico di Sampierdarena.

Insieme all’Auser, lo Spi Cgil si sta occupando del riutilizzo di due appartamenti confiscati alla mafia con l’obiettivo di farne due abitazioni per giovani e anziani. L’idea è quella di pensare a una coabitazione intergenerazionale ovvero a una forma di ciò che oggi va sotto il nome di co-housing. Abitare insieme per condividere tempi, spazi, ritmi, esperienze. Il progetto si chiama “Nessun uomo è un’isola” e nasce proprio con l’obiettivo di avviare processi virtuosi di socializzazione tra generazioni diverse riconsegnando alla collettività ciò che prima era in mano alla criminalità organizzata.

Solidarietà intergenerazionale in periferia

Facciamo un passo indietro. Sampierdarena è un quartiere complesso. Rivalutato in parte grazie alla costruzione della fermata della metropolitana Brin. Ma dopo il crollo del ponte Morandi è rimasto isolato, complice anche la chiusura di molte strade che lo collegavano al centro. Oggi è animato da tanti cittadini e associazioni che dal basso, dialogando con le istituzioni, cercano di rilanciarlo. È qui che il sindacato dei pensionati si sta attivando insieme ad Auser per rendere operativo il riuso di due immobili confiscati che accoglieranno persone in difficoltà con problemi abitativi (o perché non possono far fronte al pagamento di un affitto o non hanno i requisiti per accedere all’edilizia residenziale pubblica).

Nei due appartamenti troveranno posto una decina di persone (4-5 ad appartamento). L’identikit potrebbe essere il seguente: giovani coppie con figli piccoli e coppie di anziani in grado di sostenersi vicendevolmente. Gli anziani potranno fornire assistenza e aiuto alla coppia dei genitori soprattutto se impegnati con il lavoro fuori casa tutto il giorno e, allo stesso tempo, potranno farsi portatori di storie e di esperienze e fornire così il loro contributo. I giovani, d’altro canto, saranno una buona compagnia per gli anziani, una valida alternativa alla solitudine, in primo luogo. Ma potranno anche aiutarli e affiancarli per il disbrigo di tutte quelle pratiche che necessitano sempre più spesso dell’utilizzo della tecnologia. Ma anche, più banalmente, potranno insegnare loro come si usa uno smartphone.

Dalla mafia alla comunità

“Si tratta di beni che fanno parte della grande confisca alla famiglia Canfarotta”, spiega Patrizia Vistori, segretaria dello Spi Cgil di Genova che si occupa di legalità. La famiglia palermitana, trasferitasi a Genova negli anni Settanta, possedeva un centinaio di immobili in tutto il centro storico. “Ma anche in periferia”, aggiunge Vistori. “Erano impegnati nel contrabbando di sigarette per cui facevano grande uso dei magazzini del centro. E poi erano dediti anche allo sfruttamento della prostituzione. Meno di dieci anni fa finalmente arriva la confisca”.

Lo Spi e Auser hanno deciso quindi di proporsi per recuperare alcuni di questi beni. Prosegue così l’intensa attività antimafia che va avanti ormai da anni, anche grazie ai campi della legalità che i pensionati Cgil – insieme a Libera e Arci – animano ogni estate, e anche proprio nel centro storico del capoluogo genovese. “Dobbiamo ringraziare Libera per la mappatura meticolosa degli immobili della famiglia Canfarotta. Grazie alle visure catastali raccolte da Libera lo Spi ha potuto conoscere il patrimonio immobiliare a disposizione e ha potuto individuare gli immobili più adatti alla realizzazione del progetto che avevamo in mente”. Ora si aspetta l’assegnazione definitiva da parte dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati che dovrebbe arrivare a breve. Dopodiché si partirà con la ristrutturazione degli appartamenti. “Per fortuna l’Agenzia ci darà un contributo per sostenere le spese”.

I Partigiani del circolo La Ciclistica

Ma c’è dell’altro. Già perché a pochi passi dai due immobili che vedranno la nascita di questo bel progetto di co-housing, sorge lo storico circolo La ciclistica. “Qui durante la Resistenza si dava da mangiare ai Partigiani, li si nascondeva, li si aiutava in tutti i modi”, spiega Vistori. “L’idea allora è coinvolgere anche il circolo in questo nostro progetto di recupero del patrimonio immobiliare del centro storico una volta posseduto dalla mafia, proprio per dare anche ai ragazzi che partecipano ai campi della legalità e a tutta la cittadinanza un segnale di quanta storia sia passata da qui. Vogliamo lavorare a un dialogo tra generazioni intrecciando la nostra memoria con la battaglia per la legalità”, ha concluso Vistori.

Auser e Spi, dopo essersi fatti attivatori, promotori e artefici del progetto, potranno mettere a disposizione i propri servizi per tutto il quartiere. Auser con interventi di aiuto, accompagnamento degli anziani, trasporto sociale, compagnia telefonica. I pensionati della Cgil con i servizi previdenziali e quelli fiscali a tutela non solo degli anziani ma anche dei più giovani.

Ma le buone notizie non finiscono qui. Il progetto di Spi e Auser infatti è stato condiviso anche dal Comune di Genova ed è diventato parte integrante del progetto più generale di riqualificazione del centro storico di Genova e di riutilizzo dei beni confiscati alla mafia.

La rinascita sotto il Ponte Morandi

E a proposito di co-housing, a Genova i pensionati Cgil si stanno dando da fare anche per il recupero degli edifici che si trovano sotto il ponte Morandi. Si tratta di un grande progetto. È Franco Perziano, segretario generale dello Spi Cgil di Genova, a spiegarci precisamente di cosa si tratta. “Noi abbiamo fatto un accordo con il Comune per confrontarci sulle problematiche degli anziani, dall’abitare ai trasporti, dalla salute ai servizi alla socialità. E la prima questione che abbiamo affrontato è quella legata al riutilizzo per un’esperienza di social housing dei due edifici che si sono salvati dalla demolizione dopo la caduta del ponte Morandi”. L’obiettivo è quello di realizzare appartamenti per anziani e per gli studenti con spazi comuni sia per i servizi che per la socialità. “Lo scopo è quello di facilitare lo scambio vicendevole di esperienze”, prosegue Perziano. Il Comune ha avviato la procedura per l’efficientamento energetico e la Facoltà di architettura seguirà la ristrutturazione. “È un progetto significativo perché parliamo di una sessantina di alloggi. Siamo contenti perché l’idea è stata nostra e il Sindaco l’ha fatta propria”.