mercoledì 17 Aprile 2024
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Facebook. Il click che piace e non piace. E tu che ne pensi?

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Facebook. Il click che piace e non piace. E tu che ne pensi?

I colossi del web – Facebook, Google e compagnia bella – sono presenti nelle nostre vite più di quanto lo siano state tutte le altre aziende editoriali nel corso della storia. I primi a cadere nella rete sono stati i giovani, ma oggi la “socialmania” ha contagiato anche la terza età. Con quali conseguenze?

Gli over 65 sono entrati nel grande mondo dei social network grazie soprattutto a smartphone, tablet e computer. Finanche i videogiochi fanno proseliti nella terza età.

La diffidenza dei primi tempi sta lasciando spazio alla comodità. Se è vero che solo un anziano su tre è utente di internet – per il Censis usa la rete abitualmente il 31,3 per cento delle persone con più di 65 anni –, il ritmo con cui questo dato aumenta è impressionante. L’Istat certifica che dal 2006 al 2015 l’uso di internet fra gli italiani è aumentato del 177 per cento, e che fra gli anziani con più di 75 anni c’è stato un vero e proprio boom con un aumento del 744 per cento.

In appena un anno, dal 2015 al 2016, secondo l’Istat, l’uso di internet fra chi ha più di 75 anni è aumentato del 744 per cento. Leggendo i dati nel dettaglio scopriamo che tra i 65 e i 74 anni è aumentato del 533 per cento; tra i 60 e i 64 anni del 373 per cento e dai 55 ai 59 anni del 238 per cento. In quest’ultima fascia d’età l’utilizzo della rete è più alto rispetto alla media italiana: 62,7 contro 60,2 per cento.

A Natale tanti nonni e nonne hanno ricevuto o hanno regalato smartphone, tablet e quant’altro. Non per niente le case produttrici si stanno preparando proponendo modelli sempre più semplici e leggibili. Questo interesse commerciale è suffragato dal fatto che ben il 62,6 per cento degli anziani è già dotato di una connessione internet veloce con cui guarda la Smart Tv (13,1 per cento), legge e-book (8,5 per cento) e finanche passa il tempo alle consolle per videogiochi (7,3 per cento), un passatempo che pensavamo raccogliesse l’interesse solo dei più giovani. Tutti questi strumenti hanno portato gli over 65 a entrare nel grande mondo dei social network.

Già oggi – sempre secondo il Censis – il 16,3 per cento degli anziani è iscritto a Facebook e lo usa abitualmente; l’11,2 per cento guarda video su YouTube, per non parlare del dilagante uso dei messaggi istantanei su WhatsApp che nel 2016 è stato usato dal 61,3 per cento degli italiani. Meno usato, ma comunque anch’esso in espansione, è il cinguettio di Twitter: dice la sua su questo social network solo l’1,7 per cento degli over 65. Ma ormai si sa, Twitter si sta specializzando come strumento di comunicazione della politica e dello spettacolo.

La fabbrica delle “bufale”. Come mostra in maniera impeccabile lo scrittore americano Jonathan Franzen nel suo ultimo romanzo, Purity, il rischio che i social network, invece di aiutarci a trovare vecchi conoscenti o a fare nuove amicizie si trasformino in una dittatura del web, che rende ognuno di noi soltanto più solo e isolato e senza veri amici, è tutt’altro che remoto. Per non parlare della propagazione di “bufale” e fake news, un tipico prodotto dei social, che hanno aiutato perfino un personaggio come Donald Trump a diventare presidente degli Stati Uniti.

L’età gioca a favore dei social? Come tutti gli strumenti, dunque, i social networkdevono essere utilizzati «con conoscenza, giudizio e competenza», come sottolinea il sociologo Nadio Delai, autore di Internet over 60. Le tecnologie digitali per la generazione matura, che si batte perché diminuisca il cosiddetto digital divide (divario digitale) fra generazioni: «L’uso dei social networknegli anziani aumenta insieme alla consapevolezza che per avere rapporti con la pubblica amministrazione bisogna conoscere le nuove tecnologie. Figli e nipoti che aiutano i nonni con internet offrono diversi spunti relazionali. Le nuove tecnologie inoltre permettono di aumentare le possibilità di dialogo, anche a distanza,  attraverso una condivisione quotidiana, ad esempio di foto».

Possono creare problemi? Giuseppe Riva, docente di psicologia della comunicazione alla Cattolica di Milano, affronta invece le possibili criticità: «La visibilità porta a intervenire con maggiore frequenza, e ciò può creare sconvolgimenti di tipo familiare. Inoltre, ovviamente, tolgono tempo. Quando si diventa appassionati si rischia l’assorbimento». Un ultimo aspetto riguarda le frodi informatiche: «Non sempre le persone più anziane hanno la capacità di accorgersi del problema e con poca frequenza eseguono gli aggiornamenti per proteggersi dai virus, rischiando così di essere esposti a eventuali vulnerabilità».