Erbè. Lavoro e formazione nel bene confiscato alla criminalità

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Anche nei luoghi dove la mafia ha posto le sue radici, è possibile ricostruire una realtà sociale ed economica fondata sulla legalità e sul rispetto della persona. Accade in piena campagna a Erbè, piccolo comune con meno di duemila abitanti, attraversato dai fiumi Tartaro e Tione, posizionato a sud ovest del capoluogo Verona e posto sul confine con la provincia di Mantova. Accade, in particolare, nel bene confiscato a un affiliato alla ‘ndrangheta che lo usava come quartier generale per gestire il mercato della droga, e, nelle sue intenzioni, per costruirvi un ristorante e un maneggio. Costituito da alcuni fabbricati e da un terreno di circa due ettari, oggi il bene è rinato due volte: il Comune ha infatti assegnato la villa del boss all’ULSS 22 (l’Unità Locale Socio-Sanitaria che svolge funzioni di organizzazione e gestione dei servizi sanitari e sociali sul territorio) che l’ha trasformata in una comunità riabilitativa per disabili; il terreno e altri manufatti li ha affidati invece al gruppo scout Tartaro Tione, che nel 2011 ha inaugurato la struttura.

Dal 19 al 27 giugno, grazie al progetto Diritti in campo 2025 promosso dallo Spi Cgil di Vicenza e Verona insieme ad altre associazioni, su quel bene tredici tra ragazze e ragazzi frequentano i cosiddetti “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento” (Pcto), più conosciuti con la definizione “alternanza scuola-lavoro”.

Il progetto è stato avviato tre anni fa, racconta Moreno Biolcati, responsabile storia, memoria e legalità dello Spi di Vicenza, ed è l’unico che lo Spi promuove in Italia, grazie a una convenzione sottoscritta con due istituti superiori, il liceo scientifico G. B. Quadri di Vicenza e l’Istituto tecnico Silvio Ceccato di Montecchio Maggiore.

«Prima di diventare dei buoni lavoratori – osserva Biolcati – pensiamo che ragazze e ragazzi debbano diventare buoni cittadini. Abbiamo perciò presentato un progetto formativo, che quest’anno si svolge in nove giorni per un totale di sessanta ore. Non si tratta soltanto un’esperienza circoscritta al lavoro concreto ma anche di confronto con associazioni, istituzioni, organizzazioni sociali e altro ancora per comprendere cos’è il mondo del lavoro, i diritti, le opportunità che offre ma anche lo sfruttamento che tanti lavoratori subiscono fino alle mafie che lo abitano».

Di mattina, coadiuvati da un tutor e da pensionati e volontari dello Spi, i ragazzi sono impegnati nella sistemazione della staccionata in legno e nella manutenzione del verde, dal bosco piantumato alle aiuole fiorite sino ai camminamenti interni che collegano la casa all’area delle ex stalle per i cavalli. Anche queste, necessitano di interventi manutentivi per rendere praticabili e puliti i passaggi pedonali. All’interno dell’area ex stalle dei cavalli c’è anche una rimessa dove sono ospitate le biciclette in uso agli ospiti della struttura, usate per le escursioni nel territorio. È di fatto un punto di appoggio per la manutenzione delle stesse e ragazze e ragazzi lavorano insieme agli esperti del gruppo locale di Fiab che gestisce la ciclofficina. Il lavoro prevede il controllo e la messa a punto delle biciclette, il gonfiaggio e la riparazione delle gomme, la sistemazione e il controllo dei freni, la lubrificazione delle parti mobili catena pedali, eccetera.

Nello spazio usato per l’immagazzinamento, invece, si sistema e si fa la cernita di quanto deve essere tenuto e quanto smaltito attraverso la separazione diversificata dei vari materiali per l’invio all’isola ecologica, oltre alla sistemazione e tinteggiatura delle pareti scrostate e di alcune pareti della muratura della casa. Infine, ci sono i lavori di sistemazione della casa, riassetto della cucina e degli spazi comuni.

«Nel pomeriggio – racconta Biolcati – il programma prevedeva incontri con con il sindacato di polizia del Silp per approfondire fenomeni sociali come il bullismo e l’utilizzo dei social; con la segretaria generale dello Spi Cgil Tania Scacchetti, si è parlato invece della funzione del sindacato. Dopo la biciclettata nel territorio che si è svolta domenica 22 giugno, il lunedì – aggiunge Biolcati ­– si è discusso anche di Costituzione e nei giorni successivi della presenza mafiosa nel nostro territorio e nel Paese con Maurizio Dianese, profondo conoscitore dell’organizzazione criminale conosciuta con il nome di “mala del Brenta” che agiva alle dipendenze del boss Felice Maniero. Un sindacalista della Flai Cgil ha raccontato invece il fenomeno del caporalato e lo sfruttamento dei braccianti nei campi. C’è stato anche un incontro nel Comune di Verona tra i ragazzi, l’Amministrazione pubblica e l’associazione Avviso Pubblico, rete di enti locali impegnata a promuovere la cultura della legalità e della cittadinanza responsabile. Ogni giorno un argomento diverso per dare ai ragazzi più strumenti possibile per accrescere la loro conoscenza sul mondo del lavoro».

Quattro pensionati dello Spi di Vicenza e i volontari dello Spi di Verona, non meno di sette in tutto, oltre a coordinare il lavoro degli studenti sono anche addetti alla preparazione dei pasti. Il prossimo campo si terrà nel corso dell’estate. Non sarà un Pcto e verrà gestito con un programma diverso da Libera e dallo Spi di Verona. Man mano che i giorni passano con giovani e anziani che vivono insieme, diventa sempre più forte il legame che li unisce. Se costumi, abitudini, modi di dire e di fare non possono essere più diversi, la solidarietà umana, lo scambio di opinioni, una battuta simpatica, la condivisione dello stesso spazio, dello stesso cibo e di momenti di comunità offrono nuova freschezza nelle relazioni di un gruppo, solo all’apparenza così eterogeneo. «Quando, un paio di anni fa, abbiamo avviato il progetto – confessa Biolcati ­– un po’ di preoccupazione l’avevamo. Dovevamo gestire ed essere noi responsabili dei ragazzi, mentre eravamo abituati ad andare nei campi antimafia promossi al Sud. Invece è un’esperienza appagante: con i ragazzi che hanno frequentato i precedenti Pcto ci siamo poi ritrovati a mangiare insieme una pizza. Loro hanno i loro gusti e gli anziani ne hanno altri però la convivenza è stata fantastica».