Sindacati in piazza contro la manovra del governo

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Spi Cgil: i pensionati non sono il bancomat del governo. Con il taglio alla rivalutazioni, drenati 3,7 miliardi di euro dalle pensioni di ex lavoratori. Il segretario Ivan Pedretti: “Usano i soldi per finanziare le loro lobbies in parlamento”.

Accanto a Cgil e Uil, domani scendono in piazza a Roma i pensionati e le pensionate dello Spi, per manifestare tutto il loro dissenso contro la manovra annunciata dal governo Meloni. La manovra – dicono – favorisce furbi ed evasori, taglia le risorse alla sanità, non dà seguito alla legge sulla non autosufficienza e, soprattutto, toglie risorse agli ex lavoratori oggi in pensione.

Appuntamento previsto in piazza SS. Apostoli (nei pressi di piazza Venezia), a partire dalle ore 14. Da lì arriverà un messaggio forte e chiaro all’esecutivo e al parlamento che si appresta a varare la legge finanziaria: “Non siamo il bancomat del governo – dicono dallo Spi – . In un solo anno il governo prende 3,7 miliardi di euro dalle nostre tasche tagliando la rivalutazione delle pensioni. Non possiamo restare fermi di fronte a un grave e pesante attacco ai diritti di milioni di pensionati. Per questo scendiamo in piazza a Roma”.

Tiene banco, tra le rivendicazioni del sindacato, l’opposizione al taglio della rivalutazione annunciato dal governo, che dovrebbe portare a regime 17 miliardi in tre anni che il governo intende risparmiare sulle pensioni.

“Il governo Meloni – spiega il segretario generale dello Spi Cgil, Ivan Pedretti – usa i contributi versati dagli ex lavoratori per finanziare la flat tax fino a 85 mila euro agli autonomi e per aumentare le pensioni minime a chi contributi non ne ha versati, come commercianti e artigiani. In pratica stanno finanziando le loro lobbies in parlamento”.

Se a questo si aggiunge che la rivalutazione delle pensioni per contrastare il carovita erano rimaste bloccate per 11 anni, con una perdita secca di circa 200 miliardi di euro in poco più di un decennio, si capisce la rabbia dei pensionati. Il taglio dell’indicizzazione proseguirà per gli assegni superiori a quattro volte il minimo, e cioè per pensioni lorde da 2100 euro in su: pari a 1500-1700 euro nette. “Sono le pensioni – osserva Pedretti – degli ex operai siderurgici e metalmeccanici, dei ferrovieri, dei dipendenti pubblici: lavoratori che hanno versato contributi per 40 anni e che ora si vedono di nuovo scippati”.

Ma i pensionati scenderanno in piazza anche per altro: i tagli alla sanità, che colpiscono i più deboli; l’assenza di risorse in finanziaria per dare gambe alla recente legge sulla non autosufficienza, che interessa tre milioni di famiglie; i mancati investimenti per realizzare la sanità di prossimità: il Pnrr finanzia strutture e macchinari, ma non il personale di cui ci sarebbe un disperato bisogno per far funzionare ospedali e case di comunità.