La ditta Lumière

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L’invenzione del cinema compie centoventi anni. La data di nascita coincide con la prima proiezione a pagamento al Gran café di Parigi.

Parigi, 28 dicembre 1895. È un sabato pomeriggio nel bel mezzo delle feste di fine anno e il boulevard des Capucines – a due passi dall’Opèra – brulica di gente che passeggia e si perde tra le bancarelle di dolci, giocattoli e mercanzie varie. Gli imbonitori si sgolano per richiamare l’attenzione sull’ultimo ritrovato. Davanti al n. 14, al Grand café, si nota una certa animazione: c’è una piccola folla in attesa di entrare e assistere a uno spettacolo sensazionale, così assicurano, che si svolgerà nel Salon indien. I curiosi sono tanti ma il pubblico è costituito soprattutto da addetti ai lavori: cronisti, impresari e gestori di teatri, che si conoscono e parlottano tra loro, non nascondendo un certo scetticismo sull’evento al quale stanno per assistere.

La proiezione. Non è la prima volta che vengono invitati a presenziare a questo genere di spettacoli. Tutto è ormai pronto quando Georges Méliès, direttore del celebre teatro Robert Houdin, mormora al suo vicino: «Ci hanno scomodati per delle proiezioni. Sono dieci anni che le faccio!». Ammetterà di essersi sbagliato: «Avevo appena finito la frase quando un cavallo, che tirava un carro, cominciò a muoversi verso di noi, seguito da altre carrozze e dai passanti. Lo spettacolo ci lasciò a bocca aperta, stupefatti, senza parole per lo sbigottimento». Ma non finisce lì, perché sullo schermo continuano a scorrere immagini in movimento: un muro che viene demolito, operai che escono dal lavoro, una bambina che mangia la pappa, un treno che arriva alla stazione. Alla fine della rappresentazione il pubblico è in delirio e molti si accalcano intorno al possessore del magico strumento. È Antoine Lumière, un industriale della chimica fotografica, che riceve tanti complimenti e consistenti offerte per il suo apparecchio. «Non ho intenzione di venderlo e intendo sfruttarlo io stesso» fa subito sapere agli interessati. Per lui è il coronamento di un sogno, la realizzazione di un progetto che ha cominciato a prendere consistenza con l’acquisto di un cinetoscopio. Questo apparecchio, brevettato nel 1891 da Thomas Edison, consente di vedere immagini animate, ma soltanto a una persona per volta chinata sull’oculare.

L’invenzione. In quel periodo decine di inventori si applicano alla ricerca di uno strumento in grado di «far muovere le fotografie» e circolano già diversi marchingegni dai nomi più strani: oltre al cinetoscopio, il cineografo, il fantascopio, il cronofotografo. Tutte invenzioni interessanti, ma parziali. Lumière, che per ragioni professionali si interessa alle novità del settore, si rende conto che da tanti apporti parziali può scaturire l’invenzione decisiva. Così, appena acquistato il cinetoscopio, lo porta ai figli, Auguste e Louis, che non ci mettono molto a capire quale sia la chiave del problema: occorre inventare un sistema di trasporto della pellicola. In un freddo mattino alla fine del 1894, Louis rimane a letto per una leggera indisposizione, con in serbo una sorpresa per il fratello che va a trovarlo. «Mi disse – racconta Auguste – che, non riuscendo a dormire, aveva immaginato un meccanismo che consisteva nell’imprimere a un quadro porta-griffa il movimento prodotto da un meccanismo funzionante in modo analogo alla forcella mobile di una macchina da cucire: all’estremità superiore della corsa, le griffe s’infilavano nelle perforazioni fatte sui margini della pellicola con l’immagine e la trasportavano; all’estremo opposto si ritiravano, lasciando ferma la pellicola per il tempo in cui il sistema di trasporto si ricaricava. Fu una rivelazione. Mio fratello, in una notte, aveva inventato il cinematografo».

La sera della prima. Dopo una serie di tentativi e di proiezioni riservate viene fissata per il 28 dicembre 1895 la prima rappresentazione pubblica a pagamento, convenzionalmente assunta come data di nascita del cinema. Il successo è immediato. Al Grand café si svolgono proiezioni a ciclo continuo, dalle dieci della mattina alle undici di sera, con code al botteghino e incassi favolosi. La ditta Lumière amministra saggiamente l’invenzione, potendo contare, per lo sfruttamento commerciale, sulla sua vasta rete di rappresentanti in tutto il mondo. I Lumière non vendono gli apparecchi, bensì spettacoli “chiavi in mano”, fornendo operatori, cinematografi e film ai concessionari, in cambio della metà degli incassi. Organizzano proiezioni al cospetto di re e imperatori e, per accrescere l’interesse intorno allo spettacolo, proiettano anche filmati girati sul posto. Qualcuno si riconosce sullo schermo e allora torna, portandosi dietro parenti e amici. E non mancano gli spettatori scettici, che vengono invitati a passare dietro lo schermo per verificare che non c’è alcun trucco.

L’uscita delle officine Lumière

L’uscita dalle officine Lumière (titolo originale La sortie de l’usine Lumière) è un film dei fratelli Auguste e Louis Lumière, compreso tra i dieci film che vennero proiettati al primo spettacolo pubblico di cinematografo del 28 dicembre 1895 al Salon indien du Grand café del boulevard des Capucines a Parigi. Fu il primo film a essere visto dal pubblico, per cui viene solitamente indicato come il punto di partenza della storia del cinema. Il film mostra gli operai e le operaie, in abbigliamento tipico della belle époque, che escono da un edificio (situato al numero 25 di rue St. Victor, Montplaisir, alla periferia di Lione), come se avessero appena terminato una giornata di lavoro.