Venezia, entro il 2016 torneranno nelle tasche dei pensionati circa due milioni di euro

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Errori dell’Inps nel calcolo della pensione o, più semplicemente, la mancata conoscenza dei propri diritti previdenziali. Sta di fatto che ogni anno migliaia di pensionati, soprattutto tra coloro che percepiscono pensioni più basse, non sanno che l’importo della propria pensione dovrebbe essere maggiore rispetto a quanto percepiscono. A Venezia, lo Spi Cgil metropolitano, insieme a Cgil e patronato Inca, ha da tempo avviato una massiccia campagna di controllo delle pensioni ai propri iscritti e non, ed entro la fine dell’anno nelle tasche dei pensionati di tutta la provincia torneranno circa due milioni di euro. Non proprio briciole. Iniziative analoghe sono in corso in tutta Italia. LiberEtà ne parlerà ampiamente nel numero di dicembre.

Errori dell’Inps nel calcolo della pensione o, più semplicemente, la mancata conoscenza dei propri diritti previdenziali. Sta di fatto che ogni anno migliaia di pensionati, soprattutto tra coloro che percepiscono pensioni più basse, non sanno che l’importo della propria pensione dovrebbe essere maggiore rispetto a quanto percepiscono. A Venezia, lo Spi Cgil metropolitano, insieme a Cgil e patronato Inca, ha da tempo avviato una massiccia campagna di controllo delle pensioni ai propri iscritti e non, ed entro la fine dell’anno nelle tasche dei pensionati di tutta la provincia torneranno circa due milioni di euro. Non proprio briciole.

Per qualcuno che si è trovato con 50 euro in più sulla pensione, ce ne sono altri che si sono visti riconoscere migliaia di euro di arretrati oltre alla quattordicesima che non avevano mai percepito. «Sono andato in pensione quattro anni fa – racconta il signor Gabriele, ex dipendente comunale – e da allora ho sempre avuto la sensazione che l’importo fosse troppo magro. Ma non avrei mai pensato che l’Istituto avesse potuto sbagliarmi il calcolo. Poi un giorno alcuni amici mi hanno detto: perché non ti fai controllare la pensione dal sindacato? Mi hanno indirizzato allo Spi Cgil, dove hanno avviato il controllo della pensione e nel giro di tre-quattro, mesi hanno risolto il problema. Sapendo i tempi con cui in italia si muovono le cose, non credevo ai miei occhi. Ora sono io che consiglio ai miei amici di controllare la loro pensione». Un errore di calcolo dell’istituto aveva “alleggerito” la pensione del signor Gabriele di oltre 300 euro mensili Avviata la pratica con l’ex Inpdap, oggi la sua posizione previdenziale dell’ex dipendente comunale è la seguente: aumento mensile di circa 300 euro e 33.000 euro di arretrati.

 

Gli esempi non si fermano qui. Francesco C. ha avuto oltre 11.000 euro di arretrati e un aumento della pensione di quasi 200 euro. Fino a quando non na controllato la sua pensione gli veniva indebitamente trattenuta la quota della reversibilità. L’Inps, dopo aver liquidato gli arretrati, aveva però richiesto una restituzione parziale di 1.800 euro. Lo Spi Metropolitano ha impugnato la richiesta dell’Istituto di previdenza e, ricorda Pier Giogio Carrer, responsabile previdenza dello Spi Metropolinano, «l’abbiamo impugnata motivando le nostre ragioni e l’Inps, proprio in questi giorni, ha riconosciuto anche il secondo errore, sospendendo la richiesta di indebito».

Dopo aver letto un articolo di un giornale locale, Claudia, figlia della signora Rosina S., ha fatto controllare la pensione della madre. Il sindacato pensionati veneziano ha scoperto che aveva diritto alla 14°. Da qualche mese ha avuto gli arretrati degli ultimi 5 anni.

Antonia P., essendo iscritta allo Spi, è stata chiamata dalla sede Spi del suo comune di residenza per un controllo della pensione di reversibilità. Anche qui, i funzionari del sindacato si sono accorti che non era stata calcolata l’integrazione al minimo, circa 350 euro mensili. In questi giorni l’lnps ha concluso la pratica aumentando la pensione e liquidando oltre 24.000 euro di arretrati.

 

Com’è nato il progetto “Diritti Inespressi”. «Dopo una fase di verifiche a campione sulle pensioni basse (inferiori a 750 € mensili che com’è noto riguardano oltre il 45per cento dei pensionati della provincia) – ricorda la Segretaria dello Spi Cgil Metropolitano Angiola Tiboni – avendo riscontrato una situazione generalizzata di “diritti previdenziali/assistenziali negati”, abbiamo costruito un progetto, in sinergia con la Cgil e il Patronato Inca, per il controllo generalizzato delle pensioni nella provincia di Venezia, a partire da quelle più basse dei nostri Iscritti».

 

Nell’autunno del 2015, individuati quasi 10.000 pensionati e soprattutto pensionate con una pensione inferiore a 750 € mensili e con più di 64 anni di età, Lo Spi ha predisposto gli elenchi degli iscritti interessati, raggruppanoli per aree territoriali (Leghe Spi e sedi); avviato un programma formativo per collaboratori (35) per metterli in condizione di analizzare e verificare le pensioni con l’utilizzo dei programmi informatici appositamente predisposti da Inca e Spi; promosso una campagna di informazione diffusa sul progetto (giornali, volantini, ecc.) e contatti telefonici o diretti con i pensionati interessati, informandoli sull’utilità del controllo della loro pensione.

 

Dall’inizio del 2016 è invece partita la fase concreta di controllo delle pensioni e sino a settembre sono stati contattati e verificato la situazione previdenziale di oltre 5.700 pensionati e pensionate.

Le pensioni controllate in modo approfondito sono state quasi 3.400. Circa 950 presentavano errori (il 28 per cento delle 3.400 controllate e il16 per cento delle 5.700 esaminate).

Oltre 600 sono le pratiche di ricostituzione delle pensioni già avviate nei confronti dell’Inps.

Con importanti risultati per moltissimi pensionati, il 97per cento delle pratiche si conclude positivamente.

«L’esito della verifica sulle pensioni basse che, in questi mesi ci ha consentito di “rimettere in tasca” ai pensionati della nostra provincia oltre un milione di euro – afferma Angiola Tiboni – ci ha permesso di ripristinare il pieno godimento dei diritti previdenziali/assistenziali. Altro dato significativo emerso – aggiunge la Segretaria dello Spi Cgil metropolitano – sta nel fatto che oltre l’85 per cento dei 950 casi di errori individuati riguardano le pensioni delle donne che com’è noto hanno le pensioni più basse e l’età media più alta. Completando il progetto, stimiamo che riusciremo a far restituire ai pensionati della nostra provincia ben oltre i due milioni di euro».

 

«La dimensione degli errori individuati sulle pensioni controllate – fa sapere lo Spi di Venezia e provincia – ci impegna a insistere su questa attività di tutela dei diritti dei pensionati anche perché si tratta di persone anziane, spesso con problemi di salute ed economici e a volte sole. Da anni, sono state “abbandonate” anche dall’Inps che non dà più nessuna informazione né assistenza, favorendo così la perdita delle prestazioni previdenziali/assistenziali. È utile precisare che non si tratta di “concessioni” ma di diritti conquistati con le grandi battaglie Sociali e di Civiltà promosse nel tempo dal movimento Sindacale Confederale».