Dalla cultura antimafia alla salute mentale. L’estate impegnata degli studenti a Revolution Camp

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Tra gli appuntamenti che per due settimane caratterizzano il ricco programma di Revolution Camp, lo storico campeggio studentesco promosso da Rete degli Studenti Medi e UDU – Unione degli Universitari che si tiene a Paestum, si è parlato anche di cultura antimafia e salute mentale.

Il 29 luglio, presenti alcuni tra gli autori e le autrici che lo hanno scritto – da Alice Pettinari, Rete degli studenti medi, a Damiano Di Giovanni, Unione degli universitari, Claudio Siciliano, Libera nazionale, Carla Pagani, Spi nazionale – è stato infatti presentato il dizionario L’antimafia parola per parola, conoscere per resistere, pubblicato dalla casa editrice LiberEtà (pp. 160, euro 15,00). Nel corso dell’incontro, seguito da tanti giovani, si è parlato di trasversalità della cultura antimafia e della necessità di metterla al centro dell’azione politica su tanti aspetti riguardanti la vita del nostro paese. Contro le mafie servono conoscenza e consapevolezza ma anche la capacità di fare delle parole e del linguaggio uno spazio politico per riflettere sulla realtà attuale delle mafie e sulla loro capacità pervasiva che le rende sempre più contigue alla politica e agli affari e sempre più presente su tutto il territorio nazionale.

In questo contesto, hanno ricordato gli ospiti sul palco, il dizionario rappresenta quindi il tentativo di restituire alle parole la funzione di approfondimento delle analisi e disvelamento della realtà dei fatti e delle definizioni per diffondere la cultura dell’antimafia nelle scuole e non solo. Senza questa capacità di andare in fondo alle cose che ci circondano, per molti giovani abituati alla superficie dei “mi piace” sui social, il rischio è di non accorgersi di chi sta rubando loro il presente e il futuro di cittadini liberi e consapevoli.

Tra i presenti c’è chi ha anche evidenziato la necessità di riappropriarsi delle parole che la destra prova a far sue con processi di distorsione del loro significato. Come, ad esempio, “legalità”, ha ricordato Carla Pagani, un termine che dal senso più ampio di giustizia sociale e rispetto delle regole del vivere civile è stato ridotto a un’accezione di tipo securitario e liberticida. Il dizionario – ha proseguito Pagani –, con la sua rigorosità nel disvelamento del significato dei termini, scopre anche le mistificazioni e l’uso disinvolto che si fa di tante parole per sminuire l’allarme sulle mafie».

Il libro, realizzato da Spi Cgil, Rete degli studenti e Udu, è il risultato di un lavoro collettivo. Esperti, docenti universitari, sindacalisti, formatori, giornalisti, attivisti dell’antimafia sociale, magistrati, storici, avvocati, sacerdoti e associazioni del terzo settore hanno dato il proprio supporto nella scrittura, nella revisione dei vocaboli, nella verifica delle fonti, nel fornire dati aggiornati e informazioni corrette. Un lavoro congiunto che per l’ampia rete dell’antimafia sociale è diventato un vero e proprio modello seguito anche in relazione ad altre iniziative. Come, ad esempio, per il progetto “Riusiamoli” sull’utilizzo sociale dei beni confiscati ai mafiosi in difesa del diritto allo studio che Spi Cgil e studenti di Rete e Udu portano avanti in cinque grandi città.».

Il lavoro in rete tra generazioni diverse, è stato ribadito, può arginare la paura di non farcela da soli ma anche quella indotta da chi crea costantemente falsi nemici sui quali scaricare la rabbia che nasce invece dall’incapacità di parte della classe dirigente del paese nel gestire e risolvere i problemi che si manifestano.

La seconda iniziativa si è focalizzata invece sul tema della salute mentale e al dibattito hanno preso parte la segretaria nazionale dello Spi Cgil Claudia Carlino, Andrea Filippi della Cgil medici, Sabrina Loparco, esecutivo Udu nazionale, Nicolas Pesentes, Rete studenti medi e ai giornalisti Roberta Lancelotti e Edoardo Anziano, autori dell’inchiesta “Tracciamenti” sulle piattaforme per i servizi di assistenza psicologica online. Vere e proprie forme di gig economy il cui modello economico è basato sul lavoro organizzato principalmente attorno a incarichi a chiamata, occasionali e a breve termine, piuttosto che a occupazioni stabili e continuative. Qui il paziente diventa un cliente e il pericolo è di veder utilizzati i propri dati personali sensibili anche da altre realtà economiche, senza dimenticare la medicalizzazione e la mercificazione della malattia. Tutto questo, è stato sottolineato, necessiterebbe invece di un intervento pubblico che punti soprattutto alla prevenzione della salute, fisica, psicologica, sociale ed economica.

Claudia Carlino ha sottolineato l’inadeguatezza delle risposte del governo alle proposte di legge sul sostegno psicologico sia i limiti di alcune leggi regionali. «La Regione Calabria – ha ricordato Carlino – ha approvato una legge sulla presenza dello psicologo a scuola ma si tratta di un intervento parziale, non strutturale. Finito l’orario di scuola che cosa accade a chi necessita di un sostegno psicologico? Quanto quei ragazzi e quelle ragazze possono fare affidamento su un servizio continuativo nel tempo? Cosa succede quando la scuola finisce? E poi, serve davvero un aiuto psicologico singolo o non sarebbe più appropriata la presenza di un team multidisciplinare che possa davvero accompagnare le necessità di tanti giovani che vanno a scuola? Infine, nelle università il sostegno psicologico semplicemente non esiste. Nella proposta di legge “Chiedimi come sto” promossa da Rete e Udu e appoggiata dallo Spi Cgil, tutto ciò che fin qui non è stato fatto era previsto, eccome. Il sostegno psicologico era considerato come un sistema profondamente integrato nel sistema sociosanitario pubblico. Prevedeva l’istituzione di un team multidisciplinare e dava continuità nel sostegno psicologico dalle scuole alle università. Sulla salute mentale – ha concluso Carlino – è poi fondamentale unire le realtà di giovani con quelle dei più anziani. Il disagio mentale non è mai stato solo un problema delle nuove generazioni. È venuto a galla in tutta la sua gravità con il Covid. Ma va affrontato anche il disagio mentale di tanti anziani, perlopiù donne, che spesso vivono in condizioni di isolamento e difficoltà sociale ed economica».