Coronavirus. Il dramma dimenticato dei senza tetto

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di Giovanni Turris

Nei giorni drammatici della pandemia da coronavirus incontro a quale destino andranno le persone condannate a vivere per strada? Quali sono le concrete politiche delle istituzioni, affinché queste donne e questi uomini non rimangano abbandonati ancora di più a loro stessi, nella loro tragica condizione sociale? Si tratta di decine di migliaia di persone. Si calcola siano oltre cinquantamila. E ci sono anche giovani tra i 18 e i 34 anni: sono un terzo del totale. Secondo i dati disponibili, il 40 per cento è italiano e un terzo africano. La città italiana più interessata dal problema è Milano (oltre 12.000 senzatetto), seguita da Roma (8.000 persone).

Ma dove vivono i senzatetto?

In questi mesi, i decreti governativi per il CoVid 19 hanno imposto rigide restrizioni, tra le quali quella di restare a casa e limitare gli spostamenti. Ma senzatetto che possono, che devono fare? Soltanto una parte di loro trova rifugio nelle strutture dei comuni e delle associazioni di volontariato, tra centri di prima assistenza e quelli allestiti per l’emergenza freddo.

Uno dei problemi è informare i senzatetto, ai quali giungono notizie confuse. Sul punto è intervenuto anche Angelo Borrelli, capo del Dipartimento della Protezione Civile, sollecitando gli enti locali a intervenire concretamente. Si tratta di raggiungere quanti vivono in strada e informarli della nuova situazione.  Sono persone che spesso hanno un sistema immunitario debole e, se contraggono il virus, possono diventare una minaccia anche per gli altri. Ma si tratta soprattutto di individuare strutture in grado di accogliere quanti più clochard possibile: per il bene loro e di tutti.