giovedì 18 Aprile 2024
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Congresso Spi. Una sanità per tutti

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Congresso Spi. Una sanità per tutti

A quarant’anni dalla riforma sanitaria si ripropone il tema di una sanità universale capace di curare tutti, al nord e al sud, poveri e ricchi, malati cronici e malati gravi. Per questo va rilanciata secondo lo Spi una vertenza nazionale che coinvolga lavoratori e pensionati.

In Italia serve una grande vertenza nazionale sulla sanità. Non ha dubbi Ivan Pedretti, che dalla tribuna del congresso in corso a Torino è tornato a sottolineare l’importanza di garantire pari diritti e pari livelli di assistenza a tutti i cittadini, sull’intero territorio nazionale. “Il sistema sanitario nazionale va rafforzato e finanziato adeguatamente – ha detto il segretario generale dello Spi Cgil –, per confermare il suo carattere universale e per garantire un servizio adeguato a tutti i cittadini del paese, al di là delle aree geografiche in cui vivono. Bisogna evitare il ritorno al passato riproponendo sistemi mutualistici o peggio ancora assicurativi, che sono discriminatori e iniqui, soprattutto verso le persone più fragili, e indeboliscono fortemente la funzione universale della tutela della salute, così come viene affermata nella Costituzione”.

Quello che preoccupa il segretario dello Spi è, infatti, la diffusione sempre maggiore delle assicurazioni sanitarie private e di quelle previste dai contratti di lavoro, che sono incentivate attraverso la defiscalizzazione e distolgono risorse pubbliche in favore del mercato privato. “I contratti nazionali – ha aggiunto Pedretti – possono rappresentare l’insieme dei lavoratori dei settori interessati, ma non rappresenteranno mai l’insieme dei cittadini e non potranno mai esprimere un diritto universale”.

Ma davvero le liste d’attesa, l’inefficienza, la malasanità si possono risolvere affidando il sistema alla concorrenza privata? Il leader dei pensionati non è affatto convinto: “È necessaria una battaglia per innovare il servizio sanitario pubblico, rafforzando competenze e personale, sviluppando nuova occupazione, assumendo giovani medici e specialisti. Ma ciò richiede il rafforzamento dell’autorità e del controllo da parte dello Stato. Per questo preoccupa l’evoluzione che si sta sviluppando intorno al tema dei poteri differenziati affidati alle Regioni, a partire proprio dal rafforzamento dei poteri in materia di sanità. Dobbiamo opporci a tale modello, per evitare l’accentuarsi delle diseguaglianze territoriali già fortemente presenti nel nostro paese”.

A quarant’anni dalla nascita del servizio sanitario nazionale, che cancellò le mutue e stabilì il diritto alla salute per tutti, è necessario riaffermare con forza questo diritto. “È fondamentale – ha concluso Ivan Pedretti – porre al centro della nostra azione il tema dell’universalismo del sistema sanitario nazionale, della sua innovazione e della sua trasformazione anche tenendo conto delle nuove condizioni e dei nuovi bisogni dei cittadini. Perché ancora oggi, a distanza di quarant’anni, il nostro sistema sanitario nazionale è ancora in cima alle classifiche mondiali. Ed è meglio ricordarselo, in tempi di tagli e di spostamenti di risorse dal pubblico al privato”.