Aumento dei prezzi: la difficile vita dei pensionati

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La crescita dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari sta spingendo verso la povertà i fruitori delle pensioni più basse. Sono 5,6 milioni gli individui che l’Istat indica sotto la soglia di povertà, e tra questi ci sono molti pensionati. Ecco le storie di alcuni anziani che vivono a Firenze 

Prima riuscivano in qualche modo a cavarsela. Ora non ce la fanno più. «Come faccio a vivere con seicento euro al mese? Finirò per saltare i pasti per poter pagare le bollette». Vittorio ha ottant’anni, ha fatto l’artigiano, abita in due stanze con bagno alla periferia di Firenze. Meno male che non deve pagare l’affitto, altrimenti sarebbe finita. Clara Zanon, 83 anni, abita da sola a Sorgnano, poche anime vicino a Carrara, ha lavorato una vita nell’editoria come traduttrice ma spesso senza un contratto regolare Percepisce 716 euro al mese ma «per fortuna – racconta – non devo pagare l’affitto. Come me la cavo? Certo non vado al ristorante, non faccio le vacanza, vado poco in giro con la mia seicento, la benzina costa troppo. Mi scaldo con le stufette elettriche e un po’ di gpl. Per non usare lo scaldabagno, d’estate faccio la doccia con l’acqua fredda. Bisogna rinunciare a tante cose…».

Cinque milioni e mezzo in povertà assoluta. La povertà si allarga, conquista nuove fasce di popolazione, alimenta la disperazione e le tensioni sociali perché non è giusto, dopo una vita di lavoro, ritrovarsi così. Cinque milioni e mezzo di italiani sono sotto la soglia di povertà assoluta dice l’Istat, due milioni e mezzo devono chiedere aiuto per mangiare, denuncia Coldiretti. Prima il Covid che ha spazzato via vite umane e posti di lavoro. Poi, la guerra di Putin che massacra l’innocente popolo ucraino e a casa nostra fa schizzare alle stelle le bollette di luce e gas. Una stangata sui conti delle famiglie come non accadeva dal 1986. L’aumento dei prezzi a metà anno ha toccato l’8 per cento ma allora, 36 anni fa, il costo della vita saliva perché cresceva la domanda di beni e servizi da parte della gente. Oggi invece i prezzi aumentano perché produrre costa di più a causa soprattutto dell’aumento dei carburanti e delle materie prime.

Un’inflazione cattiva. È un’inflazione «cattiva» che porta con sé – con l’autunno alle porte – lo spettro della recessione. La spirale colpisce soprattutto i più deboli e quelli che vivono sul crinale del precipizio barcollando. «Rispetto all’inflazione da domanda, che presuppone un certo dinamismo del sistema, l’inflazione da costi è più grave – sottolinea l’economista Stefano Casini Benvenuti, ex direttore dell’Irpet, l’ Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana -. Questa oltretutto è un’inflazione da costi importata, peggiora anche la nostra bilancia commerciale. Il rischio di una recessione esiste. Purtroppo – aggiunge – a pagare il prezzo più alto sono le fasce più deboli della popolazione, come i pensionati. Si dice che l’inflazione è una tassa regressiva, perché colpisce di più i più poveri. La ragione è semplice: energia e alimentari compongono una frazione più alta del paniere delle persone con meno reddito e dei pensionati, che sono investiti quindi con maggiore forza dall’onda d’urto dell’inflazione».

Sono aumentati – complice anche la siccità – i prezzi dei beni di prima necessità: il pane, la pasta, il latte, le uova, il riso e così via.

Gimcana tra le offerte. «So che ci sono tanti in difficoltà. Io non sono tra i più sfortunati – dice Marco, pensionato di 79 anni, ex operaio, mentre entra in un supermercato alle porte di Firenze – ho una pensione che supera i mille euro e con quella di mia moglie marciamo ancora abbastanza bene, ma anche noi ci affidiamo agli sconti e alle offerte sugli scaffali…». La fotografia dell’emergenza la offre infatti anche la messe di offerte continue proposte dalle catene della grande distribuzione. Sempre più persone cercano di difendersi andando a caccia di buoni sconto nei grandi supermercati. Ma spesso non basta. Così alle mense della Caritas – a Firenze in via Baracca, o in Santissima Annunziata – si aggiungono i poveri dell’ultim’ora, quelli che si vergognano di farsi riconoscere, che voltano lo sguardo se ti avvicini, come se si sentissero denudati. Al Banco alimentare della Toscana, che distribuisce pasti attraverso le associazioni recuperando cibo dai grandi supermercati, negli ultimi due anni gli assistiti sono aumentati del 20 per cento, passando da 100mila a 120 mila. Senza misure, il rischio è che questi numeri crescano ancora (…)

(L’articolo integrale sul numero di settembre LiberEtà Toscana)