«Aggressione all’Ucraina premeditata e senza pretesti»

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I tentativi di colloquio con la Russia si sono dimostrati a senso unico, perché l’invasione era programmato da tempo. Il sottosegretario Amendola: «Il nazionalismo è una sceneggiata che imprigiona la verità. Colpiremo oligarchi e banche che alimentano la macchina da guerra». Il nuovo ruolo dell’Europa, che deve trovare una sua autonomia, in un mondo che è completamente cambiato. 

«I fatti dimostrano che si tratta di un’aggressione lungamente meditata, programmata e infine compiuta a sangue freddo. Pretesti veri non ce n’erano. Non c’era quello dell’aiuto ai separatisti del Donbass, perché non si schiera più della metà del proprio esercito, dell’aviazione e delle navi da guerra per un territorio che rappresenta poco più del tre per cento dell’Ucraina. Non c’era nemmeno il pretesto della Nato ai propri confini perché negli incontri degli ultimi giorni la comunità internazionale aveva chiarito che la richiesta dell’Ucraina di far parte della Nato, pur legittima, non era all’ordine del giorno».

Questa è l’opinione di Walter Cerfeda, ex segretario della Ces, la Confederazione dei sindacati europei, oggi nel board dell’Alta scuola di formazione “Luciano Lama”. Cerfeda è intervenuto nel seminario “l’Europa di domani”, organizzato dallo Spi Cgil. Fresco di stampa il suo “Alla fine della notte”, un libro che descrive il mondo uscito dalla pandemia.

Ma perché proprio oggi l’Ucraina? «I perché sono tanti – osserva Cerfeda – ma uno appare però di un’evidenza straordinaria: è cambiata e si è indebolita la struttura e quindi l’equilibrio stesso dell’ordine mondiale. Si sono infatti indebolite la forza sia politica sia etica di tutte le grandi istituzioni sovranazionali, nessuna esclusa, e insieme tutte le altre forme possibili di deterrenza. La Russia percepisce che nel mondo non c’è più deterrenza, quando si convince che il suo nemico storico (gli Stati Uniti, n.d.r.) ha scelto di ritirarsi nel proprio accampamento».

Cosa fare allora? «L’Europa non può più rinviare, ritardare le scelte che vanno fatte perché le emergenze davanti a noi non sono affatto finite, ma hanno solo cambiato segno. Oggi è la guerra, domani saranno l’energia e l’inflazione. L’Europa deve cambiare passo».

Proprio sull’energia, Cerfeda sottolinea il ritardo dell’Europa: «In politica i ritardi si pagano sempre. Il ritardo, ad esempio, sul terreno energetico di non aver diversificato per tempo la dipendenza dal gas russo. Questa dipendenza si tramuta ora in inflazione, con il rischio che si mangi una parte consistente del Pnrr. Anche per questo la pagina sull’integrazione europea va girata, cambiando la governance».

Luca Visentini, segretario generale Ces, ha riferito che l’organizzazione dei sindacati europei «ha deciso di organizzare una serie di iniziative di sostegno finanziario e di assistenza ai civili, così come richiesto dai due sindacati ucraini. La situazione è drammatica e colpirà anche le nostre economie a causa delle sanzioni».

L’invito di Visentini è a mettere in campo misure per difendere l’occupazione e le nostre economie. «L’Unione europea ha saputo mostrare, con il Next Generation Eu, l’ambizione e la capacità di reagire in maniera adeguata alla pandemia che in pochi mesi ha creato conseguenze gravi come quelle prodotte in cinque anni dalla crisi finanziaria del 2008».

«Questo passaggio della storia ci porta a molti interrogativi, l’aggressione non è un incidente della storia, ma attinge nel revanchismo e nel nazionalismo russo», ha sottolineato il sottosegretario con delega agli affari europei, Vincenzo Amendola. Sul piano internazionale e sul ruolo dell’Europa, «ciò che sta accadendo porta a una necessaria riscrittura delle relazioni tra paesi, con l’emersione di nuovi attori globali, e l’Europa non può sottrarsi”. «L’Europa – ha continuato Amendola – negli ultimi anni si è crogiolata in una potenza economica e una responsabilità globale minima, ma questo atteggiamento non è più attuale. Pensare di chiuderci in un sistema di regole a 27 a ciò che accadeva fuori dai nostri confini è stato un errore. Ma questo non significa che l’opzione militare sia giustificabile».

«L’aggressione all’Ucraina è una grande sveglia per l’Europa – ha aggiunto -. Nel nostro continente non si possono definire i confini con le armi. Questa prova della storia ci deve far fare un salto di qualità, il governo italiano spingerà per recuperare un ruolo dell’Europa». E in merito alle sanzioni, «colpiremo oligarchi e banche che alimentano la macchina da guerra».

Antonio Cantaro, docente di diritto costituzionale ha sostenuto che «è necessario non precludere la comprensione del mondo russo, evitare una demonizzazione di quel mondo. Se noi non appariamo responsabili e credibili anche nelle contestazioni che muoviamo alla politica putiniana, non saremo credibili nemmeno sui tavoli dei negoziati. Uno degli obiettivi di Putin è la storia sovietica e i suoi leader, smontare quella storia, che riconosceva l’autonomia delle Repubbliche sovietiche. Putin è mosso dal revanscismo nazionalista russo. La guerra scatenata da Putin sta diventando una guerra per l’Europa». E in merito all’Europa: «Il punto ora è come si può esercitare l’autonomia dell’Europa. L’autonomia deve essere da tutti i fronti, per essere credibile al tavolo delle trattative e per non fare l’errore di cadere anche noi in forme di revanscismo».

«La vera sfida è il passaggio da un’Europa da soggetto plurale a soggetto unico, che si pone in una dinamica di alleanze a livello internazionale e di autonomia anche nei confronti della Nato». Lo afferma Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi Cgil.

«Il problema è se l’Europa assume un’identità unitaria e acquisisce autonomia. Noi più di altri dobbiamo spingere per un’Europa autonoma, che poggia su basi solidali, con un presidente, un ministero della difesa, un ministero dell’interno, nella storia e nella tradizione di un continente che ha scelto la via pacifica, che usa la diplomazia e non la guerra”.

«L’atteggiamento che dobbiamo rivendicare è allargare il negoziato e mantenere un grande equilibrio tra le parti. Mi convince il rafforzamento di ostilità economica nei confronti della Russia, ma sappiamo che dovremo pagare un prezzo. Allora il punto è se il Pnrr va oltre il 2026 e da strumento emergenziale diventa strutturale e se l’Europa è in grado di presidiare in autonomia gli aspetti fondamentali dei cambiamenti strutturali ed economici del mondo, a partire dall’approvvigionamento energetico”.