Uniti dalla volontà di ricordare e onorare coloro che hanno perso la vita a causa della criminalità organizzata. Per questo migliaia di persone provenienti da tutta Italia si sono date appuntamento il 21 marzo a Trapani per celebrare la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, giunta quest’anno alla sua trentesima edizione.
Promossa da Libera. Associazioni, nomi e numero contro le mafie e Avviso Pubblico – una rete di 600 enti locali, tra i quali dieci Regioni, 554 Comuni, 13 Provincie e cinque aree metropolitane, che concretamente si impegnano per promuovere la cultura della legalità e della cittadinanza responsabile – la manifestazione, che quest’anno ha come titolo Il vento della memoria semina giustizia, è un’occasione per ricordare chi ha dato il proprio contributo nella lotta antimafia. Sono storie di giovani, di donne e di uomini caduti sotto i colpi delle mafie perché indagavano sui loro crimini, perché non sottostavano ai loro ordini, perché intralciavano i loro affari facendo rispettare le leggi, perché lottavano per il rispetto dei diritti sul lavoro (guarda la testimonianza di Pietro Grasso, ex presidente del Senato e giudice a latere nel maxi processo contro la mafia a Palermo nel 1985), perché si sono trovati nel luogo sbagliato nel momento sbagliato, perché hanno denunciato i loro malaffari, la loro violenza e i loro ricatti.
I loro nomi, ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio in occasione della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, «sono parte della nostra memoria collettiva, ed è nei loro confronti che si rinnova, anzitutto, l’impegno a combattere le mafie. A partire dalle istituzioni ai luoghi della vita quotidiana, superando rassegnazione e indifferenza, alleate dei violenti e sopraffattori».
Dal 1996, la Giornata della memoria e dell’impegno coinvolge una rete sempre più ampia di scuole, enti locali e associazioni. Tra di loro anche tanti sindacalisti e tante sindacaliste, perché, è il motivo della loro presenza, non esiste legalità senza giustizia sociale, diritti dei lavoratori e delle persone. Basterebbe ripercorrere le vicende di decine di rappresentanti di lavoratori uccisi per difendere i diritti di contadini e operai dalla protervia mafiosa per comprendere la ragione del continuo impegno nella lotta contro la criminalità organizzata. E a proposito di diritti dei lavoratori, i militanti della Cgil e delle sue categorie hanno sfilato con le spillette sul petto per ricordare i quesiti referendari sui quali tutti gli italiani sono chiamati a votare l’8 e il 9 giugno. Un appuntamento ricordato anche da Don Ciotti nel suo intervento conclusivo: «Sostenerlo è un atto di umanità nei confronti di tanti lavoratori e anche di tanti migranti che vivendo e lavorando nel nostro Paese non vedono riconosciuto il diritto a essere cittadino italiano».
«La trentesima edizione della giornata che si è tenuta a Trapani – si legge in un comunicato dello Spi Cgil – è stata e sarà un’occasione per riflettere e mobilitare le coscienze, per fare luce su tragedie che hanno segnato la nostra storia, come le stragi e gli atti di terrorismo. Come sindacato dei pensionati della Cgil sentiamo la responsabilità di non abbassare la guardia affinché la memoria delle vittime rimanga viva nelle nostre azioni quotidiane. La lotta alla mafia, alla corruzione e alle ingiustizie sociali è parte integrante del nostro impegno per la difesa dei diritti, delle libertà e dei principi costituzionali. Siamo convinti che solo attraverso un lavoro collettivo, che coinvolga tutte le forze sociali, politiche e istituzionali, sia possibile costruire una società libera dalle mafie che rispetti davvero i diritti di tutte e tutti». Di anno in anno l’appuntamento del 21 marzo si tiene in una delle regioni d’Italia e ogni volta, una nuova città diventa il palcoscenico di questo evento, dove gli oltre mille nomi delle vittime vengono letti come un rosario civile, mantenendo viva la loro memoria e il loro messaggio di giustizia. Nel capoluogo della vasta provincia siciliana, erano presenti oltre cinquecento familiari delle vittime innocenti delle mafie. Il 20 marzo hanno partecipato alla veglia di raccoglimento, momento di profonda riflessione durante il quale hanno portato la loro testimonianza, i loro racconti ma si sono guardati condividendo un dolore personale che era lo stesso degli altri. Oggi hanno sfilato in testa al corteo, partito intorno alle ore 9.00 da piazza Garibaldi. La Sicilia, e in particolare Trapani, è stato ribadito sul palco, con il suo carico di storia e cultura, ma anche di sfide significative per la presenza di forze criminali e per i tanti che le contrastano, rappresenta oggi soprattutto un luogo di speranza e resistenza.
Alle ore 11.00, con l’arrivo del corteo in piazza Vittorio Emanuele, dopo l’intervento dopo l’intervento del Presidente di Avviso Pubblico Roberto Montà, tra il silenzio e la commozione delle migliaia di persone presenti è cominciata la lettura dei nomi delle vittime innocenti delle mafie. Al termine della cerimonia, ha preso la parola il presidente di Libera, don Luigi Ciotti.
«Non dobbiamo dimenticare – ha ricordato il fondatore di Libera – che l’80 per cento dei familiari delle vittime innocenti delle mafie non conosce la verità o ne conosce solo una parte. Eppure, le verità passeggiano per le vie della nostra città, c’è chi ha visto, c’è chi sa. La verità non può andare in prescrizione. Il vento – ha affermato poi Ciotti – copre i sussurri di chi non si schiera, si lamenta, critica il fare degli altri e non fa. C’è una parola, latitanza, che ha permesso a Matteo Messina Denaro di sfuggire per decenni alla giustizia, ma per la sua latitanza ha usufruito di latitanze sociali e politiche. Il processo di liberazione dell’Italia non è terminato. Gli avversari che dobbiamo oggi sconfiggere sono la corruzione, l’illegalità, la mancanza di diritti, come la vergogna della deportazione di migranti, come ha ricordato anche papa Bergoglio. Il sistema europeo diventa sempre più impermeabile al passaggio degli emigranti mentre è sempre più permeabile ai capitali sporchi delle mafie».










