lunedì 27 Maggio 2024
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Donne migranti. A Parma un video per raccontare l’integrazione

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Donne migranti. A Parma un video per raccontare l’integrazione

A Parma e a Piacenza le donne pensionate della Cgil hanno deciso di fare qualcosa di concreto per combattere l’intolleranza. Lo hanno fatto partendo dall’esperienza di altre donne, quella delle immigrate, con l’obiettivo di far comunicare due mondi apparentemente distanti: i cittadini italiani da una parte, e tutti coloro che arrivano nel nostro paese per sfuggire alla fame e alle guerre. Il risultato è un cortometraggio dal titolo “Donne in cammino” che verrà presentato venerdì 18 maggio a Parma.

Xenofobia, razzismo, paura delle ondate migratorie. Sono sentimenti che si stanno sempre più diffondendo nel nostro paese. I terribili fatti di Macerata dimostrano che possono esserci pericolose degenerazioni. E allora quale strumento migliore del video per trasmettere un’idea differente delle migrazioni e disegnare una strada di integrazione, rispetto e condivisione?

Il coordinamento donne dello Spi Cgil ha lavorato insieme a quello dell’Fnp, il sindacato dei pensionati della Cisl. Due le città coinvolte: Parma e Piacenza. Più di 30 le donne immigrate intervistate che hanno raccontato non solo la propria migrazione e l’arrivo in un paese diverso, ma anche il loro sentire nella nuova terra che le ospita, le difficoltà incontrate nell’integrarsi, le opinioni che hanno degli italiani. Il risultato è un affresco corale che ci dice chiaramente che le donne immigrate sono perfettamente integrate e sono un “enzima” che mette in moto ulteriori processi di integrazione e di dialogo.

Del resto la storia delle migrazioni lo dimostra chiaramente. Quando nel secondo dopoguerra erano le italiane ad emigrare, il più delle volte si ricongiungevano con mariti che erano partiti prima e che, una volta giunti a destinazione, vivevano spesso isolati e in condizioni di difficoltà e marginalità sociale. Erano poi le donne a contribuire alla loro integrazione, oltre a quella dei figli. Anche oggi la situazione non è troppo dissimile. “Le donne sono agenti di integrazione”, ci dice Edda Furini dello Spi di Parma che, insieme a Maura Cesena dello Spi di Piacenza, ha seguito da vicino il progetto: “Le donne sono insostituibili nel processo di integrazione sociale. Con questo cortometraggio vogliamo dare voce a chi è arrivato nel nostro paese e si trova a dover affrontare tutte le difficoltà del caso e vogliamo anche spingere tutti i cittadini ad aderire ai valori della solidarietà e dell’accoglienza”, prosegue Furini.

A Piacenza le donne immigrate sono state coinvolte in un laboratorio teatrale. In quel contesto sono state avvicinate, intervistate e si è costruito un rapporto duraturo. A Parma, invece, sono state contattate all’interno di contesti differenti: all’emporio alimentare, dove vanno le donne in difficoltà economiche; all’ufficio del piccolo prestito, dove vanno invece quelle che vogliono autonomia; agli uffici dell’Inca, dove vanno le donne che devono sbrigare pratiche legate al lavoro o ai figli. “Tutti contesti di grande quotidianità, spazi in cui le donne migranti si ritrovano tutti i giorni per fare le proprie cose. E in questi contesti è stato anche più facile costruire un rapporto con loro. Ed è stato più semplice intervistarle, farsi raccontare la propria storia”, ci spiega Furini.

“Non abbiamo solo raccolto le storie di queste donne. Abbiamo voluto capire che cosa pensano della nostra società e delle donne italiane” ci dicono dal coordinamento donne dello Spi. Quello che emerge è davvero sorprendente. Alla maggior parte delle donne intervistate la società italiana piace, piace soprattutto la libertà che viene individuata all’interno del nostro sistema valoriale e del nostro ordinamento sociale. In molte hanno detto che forse questa libertà non viene usata fino in fondo. C’è però chi, pur godendo per molti versi di una maggiore libertà rispetto al proprio paese di origine, non la utilizza appieno, soprattutto a casa: “vogliamo trasmettere i nostri valori tradizionali ai nostri figli”, dice una delle intervistate. Ma ci sono anche storie più drammatiche come quella di una donna indiana che dichiara: “la libertà della società italiana non posso utilizzarla perché sono prigioniera in casa”. Infine, la maggior parte delle donne intervistate non tornerebbe nel proprio paese di origine, se non in tarda età per poter morire nella terra in cui si è nati. E le donne italiane? “Ci piacciono”, dicono. Sono donne da imitare, sì perché per le donne intervistate quella delle donne italiane è una dimensione a cui ambire.

“Ora vogliamo proseguire nel rapporto con queste donne. Vogliamo continuare a lavorare con loro proporre incontri costanti per capire quali sono i loro bisogni e fornire, come sindacato, delle risposte adeguate, per esempio su sanità, scuole, asili nido. E poi vorremmo che il cortometraggio venisse proiettato anche in altri luoghi, vorremmo darlo a tutti coloro che vogliono utilizzarlo come strumento di conoscenza, riflessione, dibattito e confronto”, concludono le pensionate dello Spi Cgil.

Alla presentazione di venerdì sono stati invitati tutti. Per superare, tutti insieme, i pregiudizi.