Un dibattito che corre sul filo delle canzoni, quello tra l’ex ministro Enrico Giovannini e la segretaria generale dello Spi Cgil, Tania Scacchetti nella giornata conclusiva della Festa di LiberEtà di Spoleto. Il dibattito era moderato da Neri Marcorè e Marianna Aprile .
Con Scacchetti, che ricorda un verso della canzone di Pierangelo Bertoli, “A muso duro”, per rivendicare l’impegno di un sindacato, la Cgil, che non rinuncia al passato e alla memoria, ma è con “lo sguardo dritto e aperto sul futuro”. E l’ex ministro che cita i versi di “Il mio canto libero” di Lucio Battisti, per dare una “stoccata” ai media persi dietro un impegno alla sostenibilità “che sembra oggi passato di moda” e quindi perde spazio nei palinsesti televisivi e sui giornali.
Giovannini richiama il titolo della manifestazione: “Bolle”. Bolle di disinformazione che stanno minando un percorso di riconversione ecologica di fronte ai cambiamenti climatici “che generano 300 mila morti all’anno in Europa”. Ma la retorica contro la sostenibilità ecologica è per Giovannini anche un attacco ai diritti e alla giustizia sociale.
L’ex ministro ricorda l’affermazione di Margareth Thatcher secondo cui “non c’è alternativa”: L’alternativa c’è – ricorda – e ha a che fare con il futuro. Per Giovannini, “tra i giovani non c’è abbandono della politica ma critica fortissima alle strutture politiche e sociali tradizionali. Tra i Paesi del G20, l’Italia è il paese più pessimista perché non parla di futuro, ma solo di un presente eterno, senza pensare al domani. Ci sono forze economiche – sottolinea – che vogliono farci tornare indietro” . La soluzione per l’ex ministro è far contare di più i giovani che andrebbero interpellati e non solo manganellati quando chiedono di guardare al futuro.
Scacchetti sottolinea la profonda iniquità di un capitalismo “che si sta mangiando gli Stati, che vuole governare al posto dei popoli” “Un capitalismo – aggiunge- che accumula una ricchezza speculativa che non dà niente dal punti di vista sociale”.
Cita “People have the power” di Patty Smith per ricordare che nonostante la retorica dei senza potere, i popoli hanno ancora margine per incidere e su questo bisogna lavorare. Poi fa una riflessione sulla demografia: ” Non è neutra. È influenzata da fatti economici, sociali, politici: è differente se la gente ha un reddito dignitoso, se può vivere in socialità, se ha una pensione accettabile. Questo cambia la demografia della popolazione. La demografia è la fotografia, poi ci sono le politiche. Il capitalismo ha bisogno della solitudine delle persone, e noi questo non lo vogliamo, lo combattiamo”. “Anche per questo – conclude – non bastano misure singole, che da sole non servono, se non affrontiamo il nodo della trasformazione e di un capitalismo che sta facendo la faccia feroce”.










