giovedì 23 Maggio 2024
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Giovani donne. Da grande voglio fare la ministra

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Giovani donne. Da grande voglio fare la ministra

Prime Minister” è una scuola di formazione realizzata a Napoli da quattro giovani donne e rivolta a ragazze di età compresa tra i tredici e i diciotto anni. Perché per poter incidere sulla società serve acquisire consapevolezza.
Abbiamo raccontato la loro avventura sul numero di gennaio di LiberEtà. Ecco qui la loro storia.

La cultura è l’unica salvezza. Più si sale, più le vie si fanno strette, piccole vene in cui il sangue dello Stato fatica a scorrere. Siamo a Montecalvario, estremità dei Quartieri spagnoli di Napoli, dove il mare è appena uno spicchio che si intravede oltre le strade caotiche. Tra le crepe di un muro, sotto le lenzuola stese ad asciugare, si legge una scritta: «La cultura è l’unica salvezza». Qui, dove si registra la percentuale più alta di abbandoni scolastici, dove c’è il maggior tasso di disoccupazione della città, venti ragazze si sono riunite per partecipare a “Prime Minister”, una scuola di politica per giovani donne inaugurata negli spazi di Foqus (Fondazione Quartieri spagnoli). Un edificio riqualificato che oggi ospita imprese sociali, cooperative e persone che promuovono la trasformazione del territorio attraverso l’educazione.

Mi piace la politica. «Mi piacerebbe fare politica per rivendicare la mia voce», dice Vittoria con accento napoletano. Vittoria ha 17 anni, vive a Scampia, uno dei quartieri più difficili di Napoli, ed è sempre stata interessata alla politica: «Perché è un modo per essere attivi, e se non sei attivo non puoi dire di essere un cittadino». Per lei il cambiamento non è una speranza da affidare al futuro, ma una scelta da consacrare ogni giorno. «Per questo

ho deciso di partecipare a questa scuola: voglio cambiare le cose, ma sono una donna. E le donne sono ancora escluse da molti tipi di attività».
Bastano poche cifre: le donne in Italia sono più della metà della popolazione, ma occupano appena un terzo delle cariche politiche nazionali, e meno di un quinto di quelle locali.

Come nasce il progetto. Il progetto “Prime Minister” è nato nel 2019 grazie all’idea di quattro giovani italiane stanche di assistere alla crisi sociale. Così Denise Di Dio, Angela Laurenza, Eva Camerino e Florinda Saieva hanno deciso di reagire. Non puntando su loro stesse, ma su una categoria che riunisce in sé più minoranze: donne, adolescenti, meridionali. Grazie al sostegno dell’associazione Movimenta e Farm Cultural Park, è nata una scuola di politica rivolta a ragazze tra i 13 e i 18 anni. A un costo di iscrizione simbolico di venti euro. Dopo la prima edizione a Favara, in provincia di Agrigento, a febbraio 2020, la scuola si è aperta anche a Napoli, e altre nuove edizioni stanno per partire in Lombardia, Lazio, Piemonte e Basilicata.
Durante gli incontri, le ragazze discutono di emancipazione femminile e diritti civili attraverso laboratori, testimonianze di donne che ce l’hanno fatta e uomini che credono nella formazione di una classe dirigente femminile. «La scuola scommette sulle giovani leader, le Prime Minister di domani, per generare un impatto di medio e lungo periodo sull’intero paese – si legge sul sito dell’iniziativa –. Il nostro obiettivo è che tutte le giovani donne italiane possano essere consapevoli delle proprie capacità, e diventare agenti di cambiamento nelle proprie scuole, comunità, città, nazioni».

La singolarità del progetto. “Prime Minister” non è un caso isolato: a febbraio è stato presentato alla Camera “Prime donne”, un corso di formazione per 25 future leader organizzato da Più Europa, mentre nel 2018, a Mantova, si è costituita la Fondazione Scuola di alta formazione donne di governo, dove esperte di ogni settore si incontrano per dialogare insieme e apprendere nuove pratiche di buona amministrazione. Università e scuole superiori, inoltre, arricchiscono i loro percorsi formativi con indirizzi di studio che approfondiscono il rapporto tra donne e istituzioni. Ma nessuna di queste realtà si rivolge a ragazze adolescenti che crescono in territori dove la condizione femminile è ancora più problematica.

Io per gli altri voglio esserci. Luna si asciuga il trucco sporcato dalle lacrime. È uscita dall’aula piena di rabbia, mentre si parlava del rapporto tra genitori e figli. Tatuaggio sul polso e postura eretta da ballerina, Luna ha 18 anni ed è cresciuta a Giugliano, popoloso comune a nord di Napoli, con la madre Daniela, abbandonata incinta quand’era appena maggiorenne. Anche lei vorrebbe lavorare in politica: «Voglio fare qualcosa per la società. Voglio farmi portavoce delle ingiustizie di tutti». Luna si sente una diversa, una di quelle persone che si trova sempre dall’altra parte, quella più scomoda. Perché viene da una provincia del Sud e perché è una donna, lesbica e vegana. «Per me la politica dovrebbe essere un modo per dare valore alle minoranze, lottare per i diritti degli altri, che è la cosa più bella della vita». Sorride, si sposta i lunghi capelli biondi, e mi chiede se conosco una poesia di Emily Dickinson: «“Se aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido, non avrò vissuto invano” – recita –. Ed è quello che vorrei fare io, aiutare chiunque mi è possibile, perché quando ho subìto tante ingiustizie non c’era nessuno. Io per gli altri voglio esserci».

Combattere i pregiudizi. Vittoria non ha dubbi: da grande diventerà una donna leader: «Come Laura Boldrini, ma un altro modello è la mia professoressa di italiano, che mi ha sempre spinta ad avere sete di vita e a inseguire i sogni, senza fermarmi ai pregiudizi». Per Vittoria i pregiudizi sono un marchio stampato sulla pelle giovane, da combattere ogni giorno sui campi da rugby e sui libri di filosofia. «Mi piace molto Eraclito, il filosofo del panta rei. Lui dice che tutto scorre, tutto cambia. E questa frase mi ha salvata nei momenti più brutti, perché vuol dire che tutto può cambiare, perfino Scampia. Bisogna solo crederci».

L’insegnamento di Pasolini. Per arrivarci, a Scampia, bisogna scendere alla stazione Piscinola, dove all’inizio del 2019 l’artista di strada Jorit ha realizzato due grandi murales, uno dedicato a Pier Paolo Pasolini e l’altro ad Angela Davis, l’attivista afroamericana che si batte per i diritti dei neri. Il volto del poeta italiano occupa l’intera facciata di un palazzo. Ad accompagnare il suo sguardo serio, una citazione tratta dalle Lettere luterane: «Non lasciarti tentare dai campioni di infelicità, dalla mutria cretina, dalla serietà ignorante. Sii allegro. T’insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece».