sabato 18 Maggio 2024
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Rsa: Emergenza Covid occasione per cambiare sistema

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Rsa: Emergenza Covid occasione per cambiare sistema

La strage degli innocenti nelle case di riposo e nelle Rsa ha colpito duramente anche la Toscana, con più di 100 morti e oltre mille contagiati tra ospiti e operatori.

Ma l’epidemia – pensano ormai in molti in regione, a cominciare dal sindacato e ora dallo stesso presidente della Regione Enrico Rossi – è l’occasione per ripensare a fondo il settore socio-assistenziale, rivelatosi vero e proprio anello debole della sistema.

In che modo? Aumentando i margini di intervento del comparto pubblico nel settore per alzare i livelli qualitativi dell’assistenza, anche attraverso l’innovazione tecnologica.

Nell’immediato, ad emergenza ancora in corso, una serie di ordinanze promosse dalla Regione vanno nella direzione diametralmente opposta a quella tracciata fin qui dal Piemonte e soprattutto dalla Lombardia, dove gli ospiti sono rimasti nelle strutture travolte dal contagio, spesso senza la possibilità di essere testati e con cure quasi mai all’altezza della situazione.

Risultato: molte delle Rsa e delle case di riposo lombarde e piemontesi, sono apparse come navi alla deriva senza nessuno al timone, con contagi fuori controllo e tanti decessi nelle strutture.

In Toscana invece le decisioni della Regione sono andate in tutt’altra direzione. Le Rsa in Toscana sono 322, ma tra queste solo 42 pubbliche e una sessantina che fanno capo ai comuni che le amministrano attraverso personale delle cooperative. Un settore quindi in gran parte in mano a privati, che ne hanno negli ultimi anni determinato in gran parte gli indirizzi.

Cosa che spiega in parte il disorientamento dei primi giorni dell’epidemia. Ma dopo una prima fase che ha colto di sorpresa le autorità, con una serie di ordinanze di urgenza, la Regione ha deciso che i contagiati fossero portati fuori dalle strutture, e in base alla gravità sistemate in strutture riconvertite, per accogliere pazienti covid, dove possono essere assistiti da personale medico qualificato o, nei casi più gravi, in ospedale.

La Regione ha inoltre lanciato uno screening di massa, con test sierologici. E si sta procedendo a distribuire in modo capillare i kit di protezione individuale.

“Lo sforzo – spiega Alessio Gramolati, segretario Spi Cgil Toscana– è quello di garantire ospiti e lavoratori, a prescindere dal tipo di proprietà”.

Ma la Regione, su pressione anche delle organizzazioni sindacali, si è spinta oltre. Con l’ultima ordinanza regionale, è possibile per le autorità pubbliche, laddove la gestione si stia rivelando carente, subentrare direttamente nella gestione sanitaria della strutture. Una misura che ha portato già i primi effetti.

L’Asl Toscana centro, quella di Firenze per intenderci, ha deciso di “commissariare” – come rendeva noto ieri una nota della Fp-Cgil nazionale – 39 strutture socio-assistenziali presenti sul proprio territorio, sostituendosi ad amministrazioni carenti nella gestione della crisi.

“In realtà – spiega Bruno Pacini, segretario regionale Fp-Cgil – un primo esperimento è stato fatto alla Rsa di Bucine, in provincia di Arezzo. Questa emergenza ha messo definitivamente a nudo le criticità di gestione con cui il sistema socio-assistenziale si è andando consolidando in questi anni anche in Toscana”.

Una considerazione, che Gramolati condivide: “In questi anni di tagli, la regione è andata in controtendenza: il sistema sanitario è stato in grado di eliminare gli sprechi e concentrare risorse sul comparto pubblico, aumentando gli operatori da 49mila a 55mila. Nel complesso il sistema ha retto, ma anche qui da noi l’altro lato della medaglia è rappresentato dal sistema socio-assistenziale, che è stato lasciato per troppo tempo in mano alla buona volontà dei privati. Ma con il covid, tutti abbiamo capito la lezione: non ci si può più permettere strutture residenziali e socio-assistenziali con bassi standard qualitativi dal punto di vista sanitario”.

Per Gramolati, “questa è l’occasione utile per far tornare a crescere l’idea di una guida pubblica salda anche nel settore socio-assistenziale. Solo con un forte indirizzo pubblico si possono alzare i livelli qualitativi dell’offerta, puntando sulle nuove tecnologie”.

Una provocazione che lascia il tempo che trova? Non tanto, se si guarda alla reazione del presidente Rossi alla proposta lanciata nel dibattito sui media toscani dal sindacato. La Cgil Toscana ha perorato apertamente il ritorno a una gestione pubblica delle Rsa, le residenze socio-sanitarie per anziani.

Un primo passo, ha spiegato Rossi, sarà il cambiamento dei criteri di accreditamento delle strutture, a favore di standard sanitari più alti. Dopo tutto, per sostenere il sistema della residenzialità privata, la regione sborsa 1600 euro a ospite.

Un percorso che non passa necessariamente dallo svilimento delle competenze presenti oggi nelle strutture private. “Abbiamo fatto un ottimo accordo – ricorda Gramolati – con la Regione per assicurare incentivi non solo al personale degli ospedali, ma anche al personale delle Rsa oggi in prima linea in questa battaglia”.

Ma in prospettiva, quello che potrebbe accadere è una crescita del ruolo pubblico, con “un allargamento del sistema sanitario nella gestione diretta. Ci vuole – ha aggiunto il presidente regionale – anche un rapporto più stretto con le strutture gestite dai comuni. Non significa che non ci possa essere un maggior grado di integrazione con il privato, ma ci vuole una maggiore unitarietà del sistema”.

Certo è che nulla sarà più come prima, e di questo in Toscana sono sicuri tutti.