Ricordate i milioni di bambini e ragazzi nati nel pieno del boom economico, le fabbriche grandi come città in cui lavoravano migliaia di lavoratori? L’Italia di quaranta anni fa era anche questa e il modello di welfare tentava di soddisfare i bisogni che nascevano in quel contesto, a partire dalla necessità di istituire gli asili nido. Quel paese oggi non c’è più. L’Italia non solo è invecchiata, ma le nascite diminuiscono sempre di più. In questo nuovo scenario lo stato sociale va rivisto e profondamente riformato per dare a milioni di cittadini non autosufficienti e ai familiari che li assistono, risposte adeguate a necessità sempre più impellenti. In che modo?

Il tema è stato oggetto oggi di un approfondito dibattito al convegno “Il welfare da ripensare, necessità e opportunità in una società che invecchia” che ha aperto la tre giorni di incontri e dibattiti promossi a Lecce nel corso della VI edizione delle Giornate del lavoro Cgil. Sul palco del teatro Apollo, Roberto Ghiselli, segretario nazionale Cgil con delega ai temi della previdenza, il presidente dell’associazione di volontariato Enzo Costa, il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti, il neosottosegretario all’economia (Mef), Maria Cecilia Guerra e il segretario Cgil Maurizio Landini.

«Occorre una legge sulla non autosufficienza – è la richiesta del leader dei pensionati Cgil Pedretti – perché in Italia ci sono tre milioni di persone non autosufficienti, la maggior parte delle quali anziani, e i loro familiari portano quasi da soli il peso della loro assistenza».

«L’Italia – ha precisato Pedretti – non ha ancora affrontato questo tema emergente, invece deve dotarsi di una legge nazionale sulla non autosufficienza in grado di dare servizi socioassistenziali e sanitari a persone che nel tempo si aggraveranno. Nella proposta programmatica del premier Conte questo tema non c’è, ma credo che ci sia la possibilità e la condizione per poterlo fare, poi ragioneremo sull’intervento finanziario per farlo».

Bisogna investire anche sulla natalità perché i giovani possano fare i figli, ha aggiunto il segretario generale dello Spi. «Negli anni Settanta c’era necessità di un grande cambiamento del welfare per far star bene i cittadini. Oggi siamo di fronte alla la stessa esigenza».

Nuovo welfare significa più lavoro. «Dall’utilizzo delle nuove tecnologie alla formazione di nuove professionalità – ha affermato Pedretti – sino alle forme di coinvolgimento delle persone anziane, già oggi sono molti quelli impegnati, nelle attività di utilità pubblica, oggi è possibile dare avvio a una grande riforma dello stato sociale. Non chiediamo tutto domani, ma al governo diciamo che bisogna cominciare. A partire da una legge nazionale sulla non autosufficienza che attualmente non c’è. Ricordiamo infine che gli anziani andati in pensione non sono vuoto a perdere. Tantissimi continuano a partecipare e danno un contributo prezioso alle loro famiglie e allo Stato».

Precisando che la nomina a sottosegretario al Mef è di pochissimi giorni e che quindi non poteva essere in grado di rappresentare la posizione del nuovo governo, sulla non autosufficienza, la posizione di Maria Cecilia Guerra è stata nettissima: «il tema è ineludibile», è il suo giudizio.

«Mi sono sempre occupata di questi temi del welfare, fisco e non autosufficienza. Il governo deve porsi questo problema, impensabile non affrontarlo. È un problema di cui ogni famiglia si deve occupare e vive in situazioni di incertezza per problemi economici. Invece – continua Guerra – l’approccio verso la non autosufficienza lo affrontiamo come un problema di sanità, mentre è un problema di assistenza. Oggi è diventato un tema esplosivo. In molti Paesi hanno affrontato piani nazionali per l’autosufficienza, perché hanno capito che si può anche risparmiare. Il welfare universale costa, ma è un bisogno insopprimibile».

«Attualmente abbiamo solo l’indennità di accompagnamento per chi è non autosufficiente – continua Guerra – ma vengono valutate caso per caso e spesso gli importi sono insufficienti per garantire veramente l’aiuto necessario».

«Serve una scelta profonda nelle politiche del paese e sulle politiche sociali in particolare», ha detto nel suo intervento Ghiselli.

«Il nuovo governo ha avviato un confronto con i sindacati, ciò rappresenta una novità, non possiamo non vedere che sui titoli del programma ci sono elementi importanti. Politiche di integrazione, ma anche politiche sociali ed economiche. Per il sindacato – ha ribadito – è però importante vedere i risultati concreti».

«Una persona su cinque è anziana ma il 70,6 per cento degli anziani non hanno l’ascensore». Usa il paradosso Enzo Costa, presidente nazionale Auser, per descrivere il sostanziale immobilismo,nel nostro paese, quando si parla di politiche per gli anziani. «Non si fa nulla, né nell’edilizia privata e neanche nell’edilizia pubblica. Serve un welfare che garantisca assistenza in tutte la fasi della vita. Serve una visione strategica. Ma oltre a una legge sulla non autosufficienza, in Italia manca ancora una legge sull’invecchiamento attivo».

«Se lavoratori e pensionati vedranno aumentare i loro stipendi e pensioni, sapranno che il cambiamento avviato dal nuovo governo è in atto, altrimenti capiranno che non è cambiato nulla». Si misurerà sulla concretezza degli interventi il giudizio dei sindacati sull’operato del governo appena insediato, ha precisato oggi il leader della Cgil Maurizio Landini. Le proposte sono le stesse presentate al vecchio esecutivo perché, ha ricordato Landini «i sindacati non cambiano le richieste in base al tipo di governo. La battaglia sui diritti – ha aggiunto – parte dall’assunto di non perdere quelli che si hanno e, per quanto riguarda invecchiamento e non autosufficienza, deve essere chiaro che non sono problemi dei pensionati ma di tutto il Paese».