Liberi di sognare, capaci di fare. L’intervista a Michele De Pascale, nuovo presidente dell’Emilia Romagna

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Pubblichiamo l’intervista a Michele De Pascale, pubblicata nel numero di LiberEtà di novembre, prima della sua elezione a nuovo presidente della Regione Emilia Romagna.

L’intervista con Michele De Pascale, il sindaco di Ravenna candidato alla presidenza della Regione Emilia Romagna, era terminata da poco quando sono iniziate ad arrivare le notizie che una nuova ondata di maltempo si stava abbattendo sul territorio emiliano-romagnolo. Molte zone della regione, già duramente colpite nel 2023, finivano sotto acqua e fango. Ed ecco allora che le parole con le quali De Pascale aveva avviato la nostra conversazione avevano qualcosa di profetico: «C’è una sfida che ho lanciato al governo in vista della fine dell’incarico del generale Figliuolo: ho chiesto che chiunque sia il prossimo presidente della Regione venga nominato anche commissario alla ricostruzione perché non è possibile avere nel contrasto al dissesto idrogeologico gestioni separate».

Ci sono quattro miliardi e mezzo di investimenti per la messa in sicurezza del territorio. Come e dove investirli?

«Nella gestione del territorio dobbiamo tornare a occuparci della montagna. Il tema del dissesto idrogeologico non si risolve soltanto in pianura: ci sono i confini amministrativi, ma i veri confini sono i fiumi e le montagne. Il commissario alla ricostruzione deve essere il presidente della Regione perché è impensabile avere  nel contrasto al dissesto idrogeologico gestioni separate. I punti dai quali partire sono due: ricostituire un ente specializzato nella gestione del territorio, delle frane e dei fiumi, che sia di sostegno ai piccoli comuni e lavori sulla prevenzione e sulla programmazione con investimenti strutturali; realizzare un piano generale di risorse nazionali, alle quali poi aggiungerne anche a livello locale per la sicurezza territoriale. È fondamentale lavorare insieme per costruire un’Emilia Romagna dove la prevenzione e la cura dell’ambiente siano al centro delle politiche».

In caso di elezione, quale sarà il punto dal quale partire?

«Le sfide sono molte. Una priorità è la tutela della salute pubblica. I prossimi cinque anni saranno una sorta di “linea del Piave”, dalla quale non consentiremo che passi lo smantellamento dei sistemi sanitari nazionale e regionale. È un settore di eccellenza in Emilia Romagna e non vogliamo passare dall’essere i migliori all’essere i “meno peggio”. Questo è un fronte di battaglia politica nazionale sul quale il centrosinistra deve recuperare credibilità. Non possiamo infatti, dire che i precedenti governi abbiano difeso il finanziamento del sistema sanitario nazionale. Nei dieci punti del mio programma la sanità è al primo posto. Il settore rappresenta l’80 per cento del bilancio della Regione e, se sarò eletto, a questo dedicherò l’80 per cento del mio tempo. Partiremo mettendo al centro le politiche di prevenzione, indicando corretti e sani stili di vita, e di contrasto della solitudine. Ci soffermeremo sui temi ambientali e della qualità dell’aria, che hanno un enorme impatto sulla salute. Dobbiamo tornare a essere leader nelle campagne di screening e nella gestione delle patologie croniche. Abbiamo proposto una serie di nuovi patti, uno dei quali con la medicina generale, che è un servizio pubblico e nel quale l’eccellenza deve diventare la regola. Il modello di medicina territoriale deve cambiare: servono un nuovo patto con le professioni sanitarie e grandi investimenti».

Parliamo di non autosufficienza: quali sono le proposte concrete per migliorare l’attuale situazione in Emilia Romagna?

«Il nostro sistema sulla non autosufficienza, che rimane il migliore d’Italia, va innovato, con un giusto mix di residenzialità e domiciliarità, con modalità all’avanguardia e coprogettazioni che consentano di fronteggiare le difficoltà oggettive. Innanzitutto, servono più risorse. La proposta prevede, da un lato, un grande investimento sul fondo e, dall’altro, interventi di innovazione sociale e tecnologica. Con una popolazione che invecchia e un numero crescente di persone che necessitano di sostegno nella vita quotidiana, è necessario lavorare per garantire un invecchiamento dignitoso. Nella nostra regione ci sono trentamila persone ricoverate nelle Rsa – che qui si chiamano Cra – e centomila che hanno un familiare in queste strutture. Sono luoghi che vanno trattati con rispetto perché ospitano persone che hanno fatto la storia e alle quali dobbiamo la libertà di cui godiamo oggi».

Qual è la sua opinione in merito alla legge sull’autonomia differenziata voluta da Calderoli?

«Ho una visione profondamente risorgimentale e il tema dell’egoismo del Nord contro il Sud è inaccettabile da un punto di vista etico e morale, oltre che storico. Un paese diviso in venti staterelli è meno competitivo. Quella di Calderoli è la proposta peggiore rispetto a quelle che c’erano prima e quella dell’Emilia Romagna era la migliore. Se sarò eletto, non attiverò alcun tipo di autonomia differenziata. Credo sia un tema da derubricare. Anzi, ci sono alcuni ambiti, come l’energia, in cui bisognerebbe avere un’unica legislazione nazionale con una gestione locale. Le regole in questo settore devono essere uguali dappertutto».

Nonostante la sua giovane età, lei ha acquisito una lunga esperienza come amministratore locale. Che presidente avrebbero gli emiliani e i romagnoli?

«Un presidente che vuole un’Emilia Romagna in cui i cittadini si sentano “liberi di sognare e capaci di fare” come dice lo slogan scelto per la campagna elettorale. Dobbiamo sentirci liberi di fissare obiettivi ambiziosi: garantire le migliori cure a prescindere dal reddito, valorizzare le eccellenze economiche, diventare leader nella formazione digitale, contrastare il dissesto idrogeologico, vincere la sfida della transizione ecologica, coniugando competitività e giustizia sociale, fare grandi investimenti sulle infrastrutture. La nostra proposta nasce anche dall’orgoglio di un’esperienza di governo e da una storia di amministrazione che hanno dimostrato di essere capaci di fare, di ascoltare, di costruire sinergie e di concretizzare i progetti. In caso di elezione, guarderò sempre le persone negli occhi, senza raccontare che questa è una terra perfetta, ma che è una terra con una grande attitudine a migliorarsi e pronta ad affrontare sempre tutte le criticità e i problemi».

Chi è Michele De Pascale?

Michele De Pascale nasce a Cesena il 20 gennaio 1985. Nel 2004 viene eletto in consiglio comunale a Cervia e nel 2013 segretario provinciale del Partito democratico di Ravenna. Il 19 giugno 2016 vince le elezioni comunali e diventa sindaco del capoluogo romagnolo, carica nella quale viene confermato nel 2021. Sempre nel 2016 viene eletto anche presidente della Provincia di Ravenna.