Dei 1900 film giunti al nostro giornale da tutto il mondo, quest’anno in finale ci sarà un cortometraggio ecuadoregno e due di autori iraniani.
All’interno della Festa di LiberEtà, un posto di rilievo spetta al concorso internazionale di cortometraggi promosso ogni anno dal nostro giornale, giunto alla sua tredicesima edizione. Il titolo dei corti di Spi Stories è quest’anno “Bolle. Connessi. Sconnessi. Disconnessi”, un invito a esplorare le contraddizioni di un mondo sempre più interconnesso, ma anche profondamente diviso. Le bolle rappresentano il nostro isolamento sociale ed economico, mentre il concetto di connessione e disconnessione riflette la realtà di un mondo che cambia rapidamente e in cui ciascuno di noi è coinvolto, ma anche, a volte, escluso. I cortometraggio candidati alla fase finale del premio sono stati 1900. Moltissimi quelli arrivati dall’estero. I tre finalisti arrivano rispettivamente dall’Ecuador, dal Kurdistan iraniano e dall’Iran. Di seguito le sinossi e un profilo degli autori.
I tre corti finalisti di Spi Stories
“The strange case of the human cannonball”. Racconta la storia di un uomo misterioso che una mattina viene trovato disteso nella piazza di un villaggio nel quale abitano soltanto sei persone. Nessuno sa chi sia, né da dove venga. Bisogna agire in fretta e decidere cosa fare prima che lo straniero si svegli.
L’autore del corto è Roberto Valencia, Pubblicista e artista digitale, Roberto Valencia ha lavorato per più di vent’anni come direttore creativo in diverse agenzie di comunicazione a Quito, in Ecuador.
“The little stranger”. Possono due pesci in una vasca diventare metafora dell’egoismo e della sopraffazione? Sì, in questo corto girato con estremo rigore ma capace di suscitare sorrisi e commozione. Una storia che in 9 minuti riesce a raccontare due personaggi “non allineati” che da nemici si coalizzano per difendere il proprio spazio vitale, ricorrendo non alla violenza ma alla creatività. Un insegnamento che tutti dovremmo seguire.
Protagonista della storia è una bambina che va a casa della nonna con un piccolo pesce nero e lì incontra uno strano ragazzo che ha anche lui un pesce nello stagno. Ma su come spartire lo stagno tra i due pesci nasce qualche divergenza di opinione.
L’autore del cortometraggio è Shakila Moezi, nata nel 2000 nel Kurdistan iraniano, Shakila Moezi è una studentessa di scienze dell’educazione.
Il terzo corto finalista è “StratoSphere” . Come ci si libera dalla burocrazia? Come si può fare una piccola rivoluzione in un mondo in cui contano più le regole che il talento e il sogno? Ce lo suggerisce questo corto in cui una ragazza cerca in tutti i modi di far accettare il proprio fratello in una scuola speciale, in Iran. Essenziale, rigoroso, il corto produce però nello spettatore emozione e partecipazione, e nel finale vorremmo unirci anche noi alla danza liberatoria che la protagonista, sconfitta, riesce comunque a suscitare in quell’istituto così importante ma così noioso…
Priya, una giovane insegnante di danza, cerca di iscrivere suo fratello, Paya, in una scuola statale di élite. Durante il colloquio di Paya, Priya si accorge che suo fratello ha un sogno di cui non gli piace parlare con nessuno. D’altra parte, il preside pensa che lei non possa permettersi di pagare la retta scolastica.
L’ autore è Mahmood Pouyandeh, un regista che ha una mente vivida e un potenziale straordinario nel rappresentare una parte del subconscio umano che nemmeno gli altri conoscono. La maggior parte delle sue opere ritraggono donne e bambini, i loro problemi, le loro necessità e i diritti umani naturali che sono stati trascurati.