giovedì 25 Luglio 2024
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La bussola dell’economia #3. Il Mes della discordia

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La bussola dell’economia #3. Il Mes della discordia

Usare o non usare il prestito (ribadiamo: prestito, non finanziamento a fondo perduto) del Meccanismo europeo di Stabilità (Mes)? L’Italia è ancora divisa su questa nuova misura introdotta dalla Commissione Ue per affrontare la crisi Covid.

Il Mes, che è un fondo europeo con una capacità finanziaria di circa 500 miliardi, in realtà non è nuovo: altri Paesi lo hanno già utilizzato in passato. Lo sanno bene i greci, che per avere gli aiuti hanno dovuto firmare accordi (memorandum) rigorosissimi, con una cura da cavallo sulle spese pubbliche imposta alla fine dalla cosiddetta Troika (Commissione Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario).

Quest’anno però c’è una novità importante: l’intervento sarebbe senza condizioni macroeconomiche (cioè senza il famigerato memorandum), con l’unico vincolo sull’uso delle risorse per la sanità. Ciascun Paese può chiedere al massimo il 2% del proprio Pil, che per l’Italia significa circa 36 miliardi, da restituire nell’arco di 10 anni.

Il vantaggio per gli Stati più indebitati è che gli interessi da pagare sono bassissimi (circa lo 0,1%, quasi nulla). Per l’Italia si tratta di un bel risparmio, visto che paga circa l’1,8% sui titoli a 10 anni. Per un Paese come la Germania, invece, le condizioni sono svantaggiose, visto che sui titoli non paga nulla.

Perché allora ci si divide tanto? Semplice: per la Grecia il Mes è stato un vero Calvario, e alcuni temono che gli stessi vincoli possano spuntare in seguito, visto che il meccanismo prevede diversi e cavillosi passaggi legali. Altri hanno paura che i mercati non giudichino con favore i Paesi che accedono, facendo lievitare gli interessi sugli altri titoli. Da Bruxelles assicurano tuttavia che non ci saranno brutte sorprese, e in queste ore si stanno specificando le diverse spese da ammettere (assunzione di personale sanitario, ricerca, ospedali, medicine).

Il Presidente del consiglio italiano ha deciso di aspettare i nuovi regolamenti e soprattutto la presentazione di un altro strumento Ue, il Fondo per la ripresa (Recovery Fund), per sottoporre poi al Parlamento la decisione su tutto il pacchetto europeo, Mes incluso.

Rubrica a cura di Bianca Di Giovanni



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