Il paese nascosto

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I conti non tornano nell’Italia dei record raccontata ogni giorno dalla grancassa mediatica dominante. La realtà descritta dall’ultimo rapporto del Censis appare infatti molto diversa

Mai così tanti occupati, mai così tanti turisti, mai così tanti ricchi, ripete la retorica governativa su giornali e Tv amici. A guardare il Tg1 sembra di vivere in un paese dorato. Non una notizia delle tante manifestazioni di protesta di sindacati, partiti, associazioni che si battono per i diritti delle persone. Non una voce dissonante con i mattinali distribuiti dai comunicatori di Palazzo Chigi. Si identificano in Elon Musk, l’uomo più ricco e spietato del mondo che attacca i magistrati italiani e tutti i governi europei che non sono in linea con i signori della destra planetaria (Trump, Milei, Orban, Netanyahu).

La dura realtà. Le cose, però, non stanno proprio come le dipingono gli entusiasti notisti di Tele-Meloni. Nella faccia dell’Italia non illuminata dai media, i record sono altri. C’è un paese reale dove non si sono mai visti così tanti poveri, mai così tanti lavoratori precari, giovani che emigrano, culle vuote, poche donne che lavorano, pochi soldi da spendere. L’ultimo rapporto del Censis sullo stato del paese ci consegna un’immagine non propriamente paradisiaca. La Repubblica galleggia e molti problemi rimangono irrisolti. Soprattutto quelli del lavoro e del reddito, nonostante il numero degli occupati cresciuto nel 2024, ma che scenderà paurosamente nel 2025 per effetto del calo della produzione industriale, della crisi dell’auto e di interi settori industriali.

Galleggiamento. La malattia che affligge l’Italia, scrive il Censis, è «la continuità nella medietà» in cui restiamo intrappolati. «Il paese si muove intorno a una linea di galleggiamento, senza capitomboli rovinosi e senza scalate eroiche. Ci flettiamo come legni storti e ci rialziamo dopo ogni inciampo, senza ammutinamenti. Ma la spinta propulsiva verso l’accrescimento del benessere si è smorzata. Negli ultimi vent’anni il reddito delle famiglie si è ridotto in termini reali del 7 per cento. E nell’ultimo decennio la ricchezza netta procapite è diminuita del 5,5 per cento». L’impoverimento di lavoratori e pensionati non risarciti dall’inflazione si sente a pelle. «L’85,5 per cento degli italiani ormai è convinto che sia molto difficile salire nella scala sociale».

Solo la Grecia sta peggio. È vero che il 2024 potrebbe essere ricordato come l’anno del record degli occupati e del turismo estero, ma l’analisi del Censis ci consegna un’immagine più aderente alla realtà. Il numero degli occupati per ora si è attestato a 23.878.000, con un incremento di un milione e mezzo di posti di lavoro rispetto all’anno nero della pandemia e un aumento del 4,6 per cento rispetto alla grande crisi economica mondiale del 2008. Ma la distanza tra il tasso di occupazione italiano e la media europea è molto alta. Se avessimo lo stesso passo europeo, potremmo disporre di tre milioni di occupati in più, e supereremmo la soglia dei 26 milioni: 3,3 milioni di occupati in più di quelli registrati nel 2023. Nonostante l’aumento del numero degli occupati, il reddito delle famiglie operaie e impiegatizie è calato del 7 per cento. In Germania i redditi degli operai sono cresciuti del 13 per cento. Questo significa che in quindici anni una famiglia italiana ha perso quasi un quinto del suo reddito rispetto a una tedesca. L’Italia ha finito per essere fanalino di coda in Europa quanto a reddito reale delle famiglie, cioè, depurato dal carovita. Solo la Grecia ha fatto peggio di noi.

Il paese dei super ricchi. Ma per qualcuno l’anno d’oro dipinto da Meloni & Co. c’è stato davvero. Non può sfuggire la statistica secondo la quale dal 2023 al 2024, il numero di italiani con un patrimonio superiore al miliardo di dollari è salito, passando da 56 a 62. Nello stesso arco di tempo il patrimonio di questi nababbi è salito da 162,3 a 199,8 miliardi di dollari, con una crescita del 23,1 per cento, fra le più alte in Europa (in Germania e nel Regno Unito, ad esempio è stata “solo” del 10 per cento). Quel che impressiona di più è la concentrazione in pochissime mani di tanta ricchezza. Su una popolazione di circa sessanta milioni di abitanti, in Italia c’è un miliardario ogni milione di persone. Ognuno di loro ha accumulato duecento miliardi di dollari, e tutti insieme hanno un patrimonio che vale l’8,4 per cento del Pil.

Dal lavoro al capitale. Com’è potuta accadere questa redistribuzione al contrario? Negli ultimi anni, secondo l’economista Riccardo Gallo della Sapienza università di Roma, «il travaso di ricchezza dai lavoratori al capitale è stato pazzesco». Questa considerazione è motivata dall’analisi dei dati diffusi dal centro studi di Mediobanca. Mentre tra il 2020 e il 2023 il peso del fisco è rimasto sostanzialmente identico, la quota confluita nei redditi da lavoro è scesa di ben il 12 per cento, mentre la remunerazione degli azionisti è aumentata del 14 per cento.

Contratti scaduti. Questo travaso di ricchezze dai salari ai profitti, secondo lo studio della Sapienza, è dovuto in parte al mancato rinnovo di molti contratti collettivi. Tra i quasi sei milioni di dipendenti di aziende aderenti a Confindustria, il 53 per cento ha un contratto scaduto negli ultimi dodici mesi, il 10 per cento ne ha uno scaduto da oltre due anni e il 13 ne ha uno che scadrà nei prossimi mesi. Per un’altra parte questo travaso di ricchezza è dovuto a uno scadimento complessivo delle condizioni di lavoro: professioni non qualificate, elevata incidenza del lavoro a tempo parziale involontario (57,9%, la più alta nell’area euro), massiccio ricorso al lavoro temporaneo (16,9%). Nel 2022, secondo uno studio della Cgil, più della metà dei contratti di lavoro conclusi ha avuto una durata massima di novanta giorni. Questo spiega perché, nonostante le ore lavorative siano cresciute, i salari medi si siano abbassati.

Nubi sulla sanità. Ma c’è un altro aspetto da considerare: Si tratta delle nubi minacciose che si addensano sullo Stato sociale. La più minacciosa di tutte riguarda la sanità pubblica. Negli ultimi dieci anni si è registrato un balzo del 23 per cento in termini reali della spesa sanitaria privata procapite, che nell’ultimo anno ha superato complessivamente i 44 miliardi di euro. Al 62 per cento degli italiani è capitato di dover rinviare un accertamento diagnostico o una visita specialistica perché la lista d’attesa negli ambulatori pubblici era troppo lunga e il costo da sostenere nelle strutture private era troppo alto. Quasi il 60 per cento degli italiani ha dovuto fare ricorso ai propri risparmi per pagare le prestazioni sanitarie. E il 78,5 per cento ha dichiarato di temere di non poter più contare sulla sanità pubblica.

I soliti noti del fisco. E poi c’è il fisco: chi paga di più sono i lavoratori dipendenti e i pensionati che nel 2024 hanno versato 17 miliardi in più di Irpef. Mentre a professionisti e imprenditori si fa uno sconto del 4 per cento dell’Ires. Ma cosa ci si poteva aspettare da chi considera Elon Musk il proprio punto di riferimento politico internazionale? Nulla, direbbe il caro vecchio Cipputi. È solo l’ennesima dimostrazione che non è vero che la lotta di classe è finita. È vero che la stanno vincendo i ricchi.

L’articolo è stato pubblicato nel numero di febbraio 2025 di LiberEtà. Per abbonarti clicca qui