lunedì 24 Giugno 2024
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Il messaggio ancora attuale delle Madri Costituenti

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Il messaggio ancora attuale delle Madri Costituenti

Quest’anno la Giornata internazionale della donna viene celebrata all’insegna dei valori della democrazia. Già, perché nel 2018 la nostra Costituzione compie settant’anni. Ma la memoria non è solo ricordo, è la storia del vissuto che tramuta gli ideali e i valori in azioni concrete. Non è un caso che il sindacato dei pensionati della Cgil dedichi il manifesto dell’8 marzo di quest’anno proprio alle ventuno donne che parteciparono alla stesura della Costituzione. Il messaggio che si vuole dare è che le donne, insieme, possono fare un’Italia migliore. 

Le azioni concrete sono innanzitutto quelle messe in campo dai Coordinamenti Donne dei pensionati Cgil che in tutta Italia stanno organizzando e promuovendo iniziative in occasione dell’8 marzo. Sono tantissime le donne dello Spi impegnate tutto l’anno per tenere alta l’attenzione sui temi della parità di genere, della lotta alla violenza, della tutela delle donne anziane, e non solo.  Incontri pubblici, dibattiti, letture, slogan, iniziative, libri, convegni e molto altro ancora: i Coordinamenti Donne saranno impegnati su tutto il territorio nazionale fino alla fine del mese in tanti eventi che non vogliono essere semplicemente celebrativi ma, al contrario, un momento di iniziativa politica importante per ribadire, tutto l’anno, che sul fronte dei diritti delle donne c’è ancora molto da fare.

LiberEtà, che proprio in questi giorni arriva nelle case dei nostri 140mila abbonati, alle Madri Costituenti dedica un lungo speciale di cui pubblichiamo qui di seguito un estratto. E ancora, un intervento di Lucia Rossi, segretaria dei pensionati Cgil, che ricorda come il messaggio di cambiamento delle Madri Costituenti sia ancora attuale: “Per rispondere alle sfide in esso contenute bisogna passare dal dire al fare”, dice Rossi.

Infine, il nostro mensile dedica a una grande donna l’intervista del mese: Giovanna Marini, musicista, cantautrice, ricercatrice. Romana, 81 anni appena compiuti, è una delle più importanti studiose e interpreti della tradizione musicale italiana. Della sua arte ha fatto uno strumento di lotta, di emancipazione femminile, di conquista dei diritti.

Il rapporto della Fondazione di Vittorio, elaborato in occasione della Giornata internazionale della donna, evidenzia quanto “molto resta ancora da fare”. Nonostante la crescita della percentuale delle donne occupate, il gap tra il tasso di occupazione maschile (67,1%) e femminile (48,9%) resta di oltre 18 punti (dati provvisori Istat 2017), maglia nera tra gli stati dell’Unione Europea insieme alla Grecia e inferiore solo a Malta. La forbice si allarga tra Centro-Nord e Sud del Paese: nel Mezzogiorno sfiora il 25% contro circa il 15% del resto della penisola (dati Istat primi tre trimestri 2017).

Inoltre, c’è un altro dato da rilevare, ovvero le donne italiane risultano svantaggiate anche sul fronte della qualità e delle tipologie di occupazione. Per quanto riguarda la prima vi è un’incidenza maggiore del lavoro a termine e del ricorso al part-time (nel 2016 34% contro l’8,6% per gli uomini). Per la seconda invece, quello che emerge è uno sbilanciamento tra i lavoratori e le lavoratrici indipendenti con la quota femminile ferma al 31%, e il livello da un lato di segregazione di genere e dall’altro di prevalenza di genere raggiunto in determinati gruppi socio-professionali. Infine, il differenziale di genere si traduce anche in termini di reddito da lavoro. 

 

Pubblichiamo qui di seguito un estratto dell’approfondimento di Massimo Franchi sulle Madri Costituenti.

Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Maria De Unterrichter Jervolino, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Nadia Gallico Spano, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Leonilde Iotti, Teresa Mattei, Angelina Livia Merlin, Angiola Minella, Rita Montagnana, Maria Nicotra Fiorini, Teresa Noce, Ottavia Penna Buscemi, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio.

Ventuno donne nel mondo più maschile che si possa immaginare, quello del potere. Ventuno donne con idee diverse che, insieme, hanno fatto inserire la parità di genere nella nostra Costituzione. A settant’anni dall’entrata in vigore della Carta fondamentale del nostro paese è più che doveroso festeggiare l’8 marzo ricordando il ruolo che ebbero queste donne nel disegnare il futuro dell’Italia democratica.

Ventuno donne su 556 deputati eletti: nove nelle liste del partito comunista, nove democristiane, due socialiste, una del partito dell’uomo qualunque (un ossimoro). Una percentuale bassissima (3,7 per cento) innalzata al 6,7 per cento per le cinque (Federici, Gotelli, Iotti, Merlin, Noce) che entrarono nella commissione dei 75 che redasse il testo della Costituzione.

Il lascito più importante del loro lavoro – dovuto in gran parte alla comunista Teresa Mattei – fu l’inserimento nell’articolo 3 che fissa l’uguaglianza dei cittadini di quel «senza distinzioni di sesso», prima parola davanti a «razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali». «Non fu per niente facile imporlo agli uomini di tutti i partiti, fu il frutto di una lunga battaglia fatta dalla deputata costituente più giovane che il primo giorno i commessi del Parlamento non volevano neanche far entrare», spiega Simona Lunadei, una delle massime studiose della presenza femminile in politica. «Nelle loro memorie – ricorda Lunadei – tutte e ventuno raccontano come misero assieme le energie per combattere le discriminazioni e far sentire la voce delle donne a partire dal famoso primo intervento in aula della democristiana Angela Cingolani», la quale pronunciò la memorabile frase: «Peggio di quel che nel passato hanno saputo fare gli uomini noi certo non riusciremo mai a fare».

(…)

Questa è un’anteprima dello speciale dedicato alle Madri Costituenti.
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