giovedì 25 Aprile 2024
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Con la morte nel cuore. Forza Genova

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Con la morte nel cuore. Forza Genova

Dopo lo shock della tragedia che il 14 agosto ha colpito, con Genova, l’intero sistema Italia, nel capoluogo ligure ci si prepara, a celebrare i funerali di Stato per le vittime del crollo del Ponte Morandi. Nel giorno in cui veniva gù uno dei simboli della ricostruzione del paese dopo la guerra, ci siamo accorti che i ponti a rischio sono centinaia. Sembra la metafora di ciò che l’Italia è diventata. Quella distruzione che si presenta dinanzi agli occhi non rende ancora chiare, nel triste paradosso delle ferie d’agosto, le conseguenze che il crollo del ponte Morandi comporta per l’economia e la qualità della vita di tante persone, senza considerare che ci sono già più di seicento sfollati.
Non tutti, per la verità, si sono “svegliati” adesso. Da anni c’è chi denuncia la generale, cronica disattenzione verso interventi di prevenzione e mantenimento che rendono un paese serio e affidabile – dai terremoti al dissesto idrogeologico –. Tra questi pochi grilli parlanti, c’è anche la Cgil. Cinque anni fa aveva presentato Il Piano del Lavoro (http://old.cgil.it/Archivio/EVENTI/Conferenza_Programma_2013/Piano_Del_Lavoro_CGIL_gen13.pdf) e, nel gennaio scorso, in occasione degli Stati generali della prevenzione (http://www.cgil.it/diretta-ambiente-cgil-9-gennaio-stati-generali-manutenzione-territorio-sviluppo-aree-interne/) sono state indicate emergenze, proposte e idee di sviluppo.
«Il Piano del Lavoro – si legge nella prima pagina di quel documento redatto nel 2013 – è innanzitutto, assieme alla riqualificazione di industria e servizi, una scelta di
messa in sicurezza del Paese, di prevenzione e valorizzazione, quindi di nuova etica pubblica e rispetto del patrimonio comune. Una scelta di cittadinanza, di legalità, di partecipazione, di redistribuzione della ricchezza. Un Piano del Lavoro ha in sé obiettivi di breve e medio periodo, ha lo scopo di creare lavoro, ha
l’ambizione di ridare senso all’intervento pubblico come motore dell’economia».
Passare da questo eterno presente cui ci ha condannati l’indice di gradimento – nella cabina elettorale come nell’attenzione dei media – a una visione futura del paese presuppone l’addio alle parole in libertà, alle accuse “elettorali”, alla propaganda continua, agli slogan, e l’immediato avvio di un urgente intervento di manitenzione e ricostruzione serio e laborioso fatto di progetti concreti, lavoro di coordinamento, definizione di un piano nazionale, reperimento delle risorse e lotta agli sprechi. Un’opera quotidiana, costante e faticosa che certo non regala le luci della ribalta, ma che rimane l’unica strada per far rinascere tra i cittadini la voglia di sentirsi parte della comunità di un Paese che può tornare a crescere solo grazie all’impegno di tutti. Solo così, come ha scritto in un post su fb il segretario generale dello Spi Cgil, Ivan Pedretti, «Con la morte nel cuore», potremo gridare «Forza Genova».