mercoledì 20 Gennaio 2021

Leonora Cerboneschi

Grosseto – 29 Marzo 2020

Riceviamo dall’Anpi di Massa Marittima.

Marzia Calvani, figlia del partigiano Mario Calvani (1925-2005), ci scrive che all’Ospedale di Grosseto il 29 marzo è deceduta per Coronavirus la madre Leonora Cerboneschi (8 ottobre 1928), moglie di Mario. Marzia non ha potuto essere vicina alla madre ma ringrazia i medici per la comprensione e la disponibilità dimostrata. «Per me è stata ed è molto dura,» – racconta Marzia – ma mamma e babbo hanno fatto in tempo a festeggiare il cinquantesimo di matrimonio. Hanno trascorso tutta la loro vita insieme. Babbo la chiamava Lola e lei Marino».

«Lei viveva per lui e lui per lei. Non c’è stato il funerale classico ma tante persone hanno telefonato per farmi le condoglianze e ognuna di loro mi ha raccontato qualcosa di lei. Un aneddoto, qualche ricordo. Sempre la memoria di babbo era in quei racconti che sottolineavano la grande disponibilità di entrambi verso gli altri. Io mi dico che questo è stato il suo funerale, sicuramente diverso, ma molto molto partecipato».

Mario Calvani era nato a Monterotondo Marittimo. Giovanissimo partigiano della Terza Brigata Garibaldi “Camicia Rossa”, era diventato, col nome di battaglia di “Crimmogeno”, una delle figure più popolari della Resistenza nelle Colline Metallifere.
Nel dopoguerra era stato, sempre, tra i più impegnati iscritti della Sezione ANPI-CVL di Massa Marittima, che alla sua morte gli ha tributato solenni onoranze.

Marzia ancora racconta: «Quando Almirante, credo allora prefetto di Grosseto, impose ai partigiani di consegnarsi, pena ritorsioni pesanti anche sui familiari, lui si presentò e fu caricato su un convoglio diretto verso la Germania, ma prima che il convoglio venisse piombato si gettò dal treno, che aveva già preso una certa velocità. Rotolò per la scarpata riportando numerose escoriazioni ma questo gesto lo salvò. E ritornò alla propria vita partigiana. Durante il periodo della Resistenza, per un incidente si recise il mignolo della mano sinistra. Lo operò in un casolare, con “qualcosa di forte” al posto dell’anestetico, un giovanissimo dottor Enrico Cheli e per lui si trattò della prima operazione. Si ritrovarono dopo molti anni, tra lacrime e abbracci, a una festa organizzata dall’Anpi. Da allora, ogni anno, quando il professore tornava a Massa Marittima, era obbligatorio un bel pranzo che mamma Leonora organizzava. Babbo parlava della sua esperienza di partigiano come il periodo più formativo e importante della sua vita».