Otto milioni di tonnellate di plastica vengono scaricate ogni anno negli oceani. Ecco gli obiettivi antinquinamento da qui al 2025.

La nuova direttiva dell’Unione europea mira a ridurre in primo luogo il consumo di quella monouso. Le norme presentate dalla Commissione di Bruxelles prevedono lo stop definitivo ad alcuni prodotti di plastica usa e getta per i quali sono facilmente disponibili soluzioni alternative: posate, piatti, cannucce, palloncini, aste per palloncini, cotton fioc, mescolatori per bevande.

Ad accomunare cotton fioc, posate e piatti di plastica è un triste primato: sono gli scarti che più di frequente vengono trovati sulle spiagge europee e rappresentano il 70 per cento dei rifiuti marini. La nuova normativa, inoltre, ammette l’uso di contenitori per bevande in plastica monouso solo se i tappi e i coperchi restano attaccati al contenitore, e comunque entro il 2025 gli Stati membri dovranno raccogliere il 90 per cento delle bottiglie di plastica usa e getta, prevedendo per esempio sistemi di cauzione-deposito. «La plastica è un materiale straordinario, che dobbiamo però usare in modo più responsabile», ha spiegato il vicepresidente dell’esecutivo europeo, Jyrki Katainen, presentando le misure. «I prodotti di plastica monouso non sono una scelta intelligente né dal punto di vista economico né da quello ambientale, e le nostre proposte aiuteranno le imprese e i consumatori a preferire alternative sostenibili».

Per finanziare la raccolta differenziata e il riciclo – come già avviene in Italia con il contributo a Conai (Consorzio nazionale imballaggi) e Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica), la direttiva di Bruxelles prevede che i produttori contribuiscano a coprire i costi di gestione e bonifica dei rifiuti, come pure quelli per la sensibilizzazione su alcuni prodotti: contenitori per alimenti, pacchetti e involucri (per patatine e dolciumi), contenitori e tazze per bevande, prodotti del tabacco con filtro (come i mozziconi di sigaretta), salviette umidificate, palloncini e borse di plastica. Incentivi alle imprese. Sono, inoltre, previsti incentivi al settore industriale per lo sviluppo di alternative meno inquinanti. Altri prodotti come gli assorbenti igienici e le salviette umidificate dovranno avere un’etichetta chiara e standardizzata che indica il loro impatto negativo sull’ambiente. Infine per quanto riguarda gli attrezzi da pesca in plastica, che  rappresentano il 27 per cento dei rifiuti trovati sulle spiagge, la Commissione vuole che siano loro a coprire i costi della raccolta quando questi articoli sono dismessi e conferiti agli impianti portuali di raccolta, nonché i costi del successivo trasporto e trattamento.

La Commissione ha calcolato che queste misure, se applicate (la direttiva dovrà essere approvata da Consiglio e Parlamento europeo), eviterebbero l’emissione di 3,4 milioni di tonnellate di CO2, e danni ambientali per un costo pari a 22 miliardi di euro entro il 2030 e determinerebbero risparmi per 6,5 miliardi di euro. Tutti buoni motivi per sperare nell’approvazione definitiva della direttiva.

di Barbara Liverzani