542785_0140814_spengler3

Pubblicato il 20 mar 2017 da huffingtonpost.it

Pedretti (Spi Cgil) su l’Huffington Post: “Sui voucher c’è un vuoto normativo che va colmato”

«Qualora il Parlamento dovesse convertire in legge il decreto sui voucher così come è uscito dal Consiglio dei Ministri di venerdì scorso, cosa che auspico, è del tutto evidente che si viene a creare un vuoto normativo che deve essere assolutamente colmato. Per questo ritengo che vada fin da subito aperto un confronto tra governo e parti sociali per porre rimedio al tema del lavoro occasionale e accessorio».

Lo scrive il Segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti sul sito dell’Huffington Post. «Del resto – prosegue – il fine dell’iniziativa referendaria della Cgil era chiaro. Abrogare i voucher non ha mai significato infatti negare l’esistenza di questo tipo di lavoro e l’esigenza di una sua regolamentazione. Lo dico a quanti in queste ore “piangono” la cancellazione dei voucher e accusano la Cgil di favorire così il ritorno – se di ritorno si può parlare – del lavoro nero. Si è deciso di azzerare uno strumento largamente uscito dai suoi confini e dallo spirito con cui era stato inizialmente pensato ben consapevoli che un attimo dopo ci sarebbe stato bisogno di rimettersi intorno a un tavolo».

«La Cgil – continua il Segretario  dei pensionati –  ha una sua proposta ed è contenuta nella Carta dei diritti del lavoro su cui sono state raccolte milioni di firme. La Carta è stata incardinata in Parlamento, altro successo della nostra iniziativa, e agli articoli 80 e 81 prevede una nuova disciplina dei lavori occasionali e accessori, con una serie di diritti – dalle ferie alla malattia – che fino a oggi non erano previsti. Se ne parli, si apra una trattativa, ci si rimetta subito al tavolo. C’è una discussione di merito da affrontare perché è del tutto evidente che l’abrogazione di questo strumento da sola non basta a risolvere i problemi».

«Obiettivo del referendum promosso dalla Cgil – prosegue Pedretti – era quello di riaprire il grande tema del lavoro, della sua precarietà e di quale futuro e orizzonte offrire soprattutto ai nostri giovani. Era quindi un mezzo e non il fine. Con la decisione del governo di recepire per intero i due quesiti referendari ora passiamo al secondo tempo di questa partita. Un secondo tempo in cui il sindacato dovrà fare il suo mestiere, che è quello di negoziare e contrattare soluzioni che migliorino le condizioni dei lavoratori».

 

Condividi sui social network

    Ricevi notizie simili via email

    * indicates required
    Leggi Liberetà ogni mese a casa tua