Pubblicato il 14 apr 2011

Anna Gironi

Finalment una mimìna! Con questo grido (finalmente una bambina!) il 26 luglio 1937 nonno Aurelio accolse la notizia della nascita di Anna. Aveva ragione a essere contento. Era la prima bambina dopo sei cuginetti. Il papà Luigi, “Papà pacifico”, era un tipo allegro, ottimista, rispettoso e leale verso il prossimo; la mamma Maria, “Passa la corriera!”, era schiva, seria, sempre in movimento. La loro era una grande casa rurale addossata alla collina dell’Appennino tosco-emiliano: «Giù in fondo il paese di San Benedetto Val di Sambro».

Anna oggi ha 73 anni ed è la vincitrice della 13esima edizione del premio LiberEtà per una vita di lavoro e di impegno sociale. La giuria del premio, che si è svolto al teatro delle Muse di Roma l’11 gennaio, l’ha scelta con questa motivazione: «La memoria di Anna Gironi (intitolata: E non venisse mai giorno! Ricordi di un’infanzia contadina) racconta con chiarezza, con garbo, e con efficacia, le vicende d’una famiglia mezzadrile della campagna bolognese dagli anni Trenta del Novecento. Il racconto intreccia la sua storia personale (gli anni della scuola, la ricerca del lavoro, la volontà forte di riscattarsi da tutti i pregiudizi sociali), una storia all’insegna della “speranza in un mondo più giusto”, con quella della società italiana fra il 1937 e il 1956 (la guerra, la ricostruzione, la democrazia, la trasformazione della società italiana, le battaglie civili, il nuovo ruolo della donna nella società)».

La vita di Anna è quella tipica di una famiglia di mezzadri, fatta di lavoro intenso e continuo per tutti, gli adulti per i campi, la mamma in faccende domestiche, i bambini ad aiutare e a condurre gli animali al pascolo, con una divisione dei ruoli codificata, una costante sensazione di freddo nelle lunghe giornate invernali, uno stile di vita davvero essenziale: «Dalla primavera all’autunno si andava scalzi», e quando si compravano le scarpe per l’inverno, erano sempre scarpe di qualche numero più grandi, «per essere indossate per almeno due anni di seguito»: e perciò erano inevitabili dolori ai piedi, una camminata come le papere, e la vergogna con i coetanei a indossare scarponi grandi in un corpicino piccolo.

C’erano poi anche le vicende della grande storia a rendere tutto ancora più difficile e complicato: i due richiami del papà al servizio militare (prima nella guerra d’Africa, e poi in Jugoslavia), la guerra con tutte le sue devastazioni (i furti dei beni da parte dei nazifascisti, i bombardamenti che distrussero il paese, il pericolo costante di vita o di rappresaglie odiose come l’olio di ricino).

In una vita di così grande fatica c’erano anche momenti di serenità e di intensa collaborazione, e la memoria di Anna ne identifica alcuni: ecco la rievocazione divertita e affettuosa delle serate “a veglia”, in cui la comunità si riuniva nelle stalle riscaldate dal fiato degli animali, e si alternavano il lavoro dell’intrecciare la paglia – cui collaboravano tutti, uomini e donne, adulti e bambini –, il canto da soli e in coro, e i racconti di storie sempre tremende e paurosissime di diavoli, assassini, maghi, mostri e orchi; ecco il clima di solidarietà che aveva momenti alti, come fu la volta che proprio alla piccola Anna un vitello cadde in un crepaccio e allora accorsero «dai vari casolari circostanti» i vicini: «Chi portava un piccone, un badile, chi una corda, chi una scala, chi un altro attrezzo», e così con la collaborazione di tutti il vitello fu recuperato sano e salvo; ecco le serate che gli uomini si concedevano fra un bicchiere e un altro, un coro e un altro, e gridavano: «E non venisse mai giorno!», nell’illusione che quel clima potesse prolungarsi, mentre poi tutto si concludeva molto più semplicemente con solenni sbronze. Ed ecco l’educazione sessuale di Anna: arrivata a dodici anni, ebbe la prima mestruazione, e la mamma, che se ne accorse facendole il bagno settimanale nella tinozza di legno, le diede il «quadrato di tela bianca», le insegnò come usarlo, e poi le disse: «Da questo momento se vai con un uomo rimani incinta!». E basta: «Stop, fine della lezione»…

Pubblicato il 14 apr 2011

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Pubblicato il 10 apr 2011

Le Vignette di Aprile 2011

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Pubblicato il 06 apr 2011

Via della Costituzione

altdi Tonio Dell’Olio
Solo poche città italiane hanno una via o una piazza intitolata alla Costituzione. Se abitate in una delle tante città le cui amministrazioni non hanno mai pensato a intitolare una via alla Carta che regola e ispira la nostra vita, prendete carta e penna e scrivete agli amministratori. Continua a leggere

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Parla don Andrea Gallo

altL’indisciplina di don Andrea Gallo è sempre stata un grattacapo per le alte sfere ecclesiastiche, come permanente è stata la sua ribellione contro l’ingiustizia e l’emarginazione, da quando ragazzino combatté coi partigiani. I suoi libri impartiscono insegnamenti di alto valore civico e morale. Lo abbiamo intervistato. Ed ecco cosa ci ha detto…

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