Vite fragili. Una storia vera

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non autosufficienza emergenza nazionale

La storia che raccontiamo in questo numero può aiutare a capire cosa succede in una famiglia quando una persona entra nel tunnel della non autosufficienza. Il più delle volte la famiglia viene investita da una specie di tornado che strappa via affetti, solidarietà, sicurezze economiche e lavorative. Situazioni come questa sono affrontate ogni giorno da milioni di persone che si trovano a gestire un dramma quasi a mani nude, senza conoscenze e senza aiuti pubblici. È ora che la politica si occupi di queste famiglie sole e abbandonate.

«All’inizio è durissima. Le cose più difficili da accettare sono la malattia e i sacrifici che impone a tutta la famiglia. Poi capisci che nascondersi è sbagliato; devi avere il coraggio di parlarne perché altrimenti la gente intorno non capisce quanto sia dura». Lorenzo lavora in un’azienda di Milano. Da dieci anni sua madre Lelia soffre di Alzheimer. «È una malattia che non dà scampo: toglie i ricordi della tua vita e quindi è come se ti togliesse la vita stessa. Mia madre se ne accorse a settant’anni perché non riusciva più a fare la Settimana enigmistica, che prima divorava. Il medico di base la rassicurò e le diede degli integratori. Qualche mese dopo si confidò con me e mia sorella: la portammo dai geriatri e poi dai neurologi. Il prelievo da midollo osseo sentenziò la diagnosi».

L’Alzheimer non dà scampo e ora colpisce persone sempre più giovani, anche cinquantenni: «Il decorso è al ribasso, i medicinali provano a rallentarlo, ma il più  l’ha fatto la vita», spiega Lorenzo. «La morte di mio padre qualche anno prima le aveva già dato un duro colpo, poi sono morti mio cugino e mia zia, sua sorella. E il decorso della malattia ha accelerato».

Questo è un estratto dello speciale sulla non autosufficienza pubblicato sul numero di aprile. Puoi continuare a leggerlo sulla nostra rivista. Per riceverla a casa chiamaci allo 06 44481344 oppure abbonati direttamente on line. Costa solo 1 euro al mese!