fiat500

Pubblicato il 05 lug 2017

Nata il quattro luglio

Negli Usa si festeggia l’indipendenza, in Italia si ricorda la nascita della Cinquecento. La mitica berlinetta della Fiat compie sessant’anni. Quando uscì dalle officine di Mirafiori, la pubblicità la presenta come un sogno alla portata di tutte le famiglie italiane.

«Giungono dal commissionario, abbandonando le loro Lambrette e le loro Vespe accanto alla porta con gesto negligente, come si fa con un ombrello vecchio e passato di moda; sogguardano il bel sogno in lamiera che è lì, in mezzo al salone, levigato e indifferente come una star. Gli si avvicinano, lo sfiorano con le dita esitanti, poi si fanno coraggio e domandano il prezzo». Così, nel luglio 1957, la rivista Quattroruote descriveva l’incontro ravvicinato di molti italiani con l’oggetto del desiderio: la Fiat 500.

Il lancio della 500 non rappresentò soltanto una grande novità nel panorama automobilistico italiano e internazionale, ma un evento destinato a incidere in modo significativo sul piano sociale e del costume. L’industria automobilistica era in costante crescita: dalle 113.000 auto prodotte in Italia nel 1952 si passò alle 369.374 del 1958, grazie anche alla saggia scelta della Fiat di puntare su vetture di media e piccola cilindrata. C’erano infatti più di due milioni di scooteristi e oltre sei milioni di ciclisti e molti di loro sarebbero volentieri passati dalle due alle quattro ruote se solo avessero trovato un’auto alla portata del loro portafoglio.

«Veramente per tutti». Era rivolta a questa clientela la campagna pubblicitaria che annunciò, ad appena due anni dal lancio della 600, l’arrivo di una nuova utilitaria «veramente per tutti». Il clima di grande attesa rese il terreno fertile per la fioritura delle più fantasiose ipotesi: qualcuno immaginò l’avvento di un’auto a tre ruote, di una “motocicletta coperta”, mentre i giornali vantavano scoop con le foto esclusive dei prototipi mimetizzati. Più che il modello interessava conoscere il prezzo di vendita e i consumi, per verificare se e fino a che punto la nuova vettura sarebbe stata economicissima.

Nell’estate 1957 il velo del mistero fu sollevato e gli italiani poterono finalmente fare la conoscenza con l’ultima creatura di Dante Giacosa, l’ingegnere che aveva già disegnato la Topolino. Dalla “vecchia 500” quella nuova ereditava il titolo di auto più piccola al mondo; per il resto si trattava di un modello ovviamente diverso, per linea e caratteristiche tecniche, a partire dal motore posteriore con raffreddamento ad aria. Impadronirsi del sogno in lamiera costava 470.000 lire, pari a circa otto mesi di salario medio di un operaio, dilazionabili in rate mensili da 25 e 15 mila lire. Anche il costo d’esercizio – 24 km con un litro di benzina – era abbastanza contenuto. Eppure la 500 stentò a farsi strada. Pativa forse la concorrenza della 600? Era stato un errore mettere sul mercato due modelli molto simili? L’amministratore delegato della casa torinese, Vittorio Valletta, volle chiarire: «La 500 è l’automobile per chi ha bisogno di quattro ruote qualsiasi per potersi muovere; la 600, nel campo delle utilitarie, è già un’automobile per chi vuole apparire, conquistando un certo prestigio nei confronti di altri».

Il successo. La 500 riuscì poi a imporsi dando un contributo importante al boom della motorizzazione in Italia: tra il 1958 e il 1964 le auto prodotte annualmente aumentarono da 369.374 a 1.029.000, quelle in circolazione da 1.392.525 a 4.674.644 e anche la rete autostradale ebbe un grande sviluppo passando da 602 a 1.656 chilometri. Con il benessere si diffondeva la voglia di possedere il superfluo oltre che il necessario, e la Fiat seppe sfruttare l’onda consumistica proponendo a breve distanza di tempo nuove versioni della piccola cilindrata. Bastava qualche minima modifica, come l’aggiunta di un accessorio, per indurre all’acquisto dell’ultima arrivata, mentre i modelli “superati” andavano ad alimentare un fiorente mercato dell’usato. In questo modo anche i ragazzi squattrinati potevano permettersi una 500 di seconda o terza mano.

Cambia l’Italia. La vetturetta Fiat contribuì a cambiare le abitudini e i comportamenti collettivi di molti italiani, diventando un formidabile fattore di socializzazione. La 500 faceva gruppo: a Roma fu ribattezzata “cinque piotte” (cinquecento lire), quando con questa somma quattro o cinque amici si pagavano la benzina per andare al mare. Per molti giovani la piccola utilitaria rappresentò la conquista di nuovi spazi di libertà e di emancipazione, come quelli agevolati dai sedili ribaltabili. Di “vecchie 500” se ne vedono ormai poche. Eppure – secondo gli aficionados – in circolazione ce ne sarebbero diverse migliaia, ultima riserva dei 3.893.294 esemplari usciti dagli stabilimenti Fiat fino al 1975. Nell’estate di quell’anno, decidendo di porre fine alla produzione, l’azienda torinese trasformò quel guscio di lamiera in uno dei più riconosciuti oggetti-simbolo del Novecento.

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