invecchiamento polesine

L’invecchiamento della popolazione è un problema con cui dobbiamo fare i conti tutti i giorni. Incide sulla spesa pubblica, sul sistema sanitario, sull’economia, sui redditi delle famiglie. Richiede interventi precisi, un’attenzione puntuale. Richiede politiche pubbliche che siano in grado di risolvere una delle sfide demografiche più difficili che il nostro paese si trova a dover affrontare.

Accade così che a Rovigo, una delle province venete con il più alto tasso di invecchiamento insieme a Belluno, non ci siano abbastanza risorse per le persone non autosufficienti. I dati ufficiali parlano di mille persone circa che chiedono un ricovero. Ma per averlo devono aspettare mesi interi. Si tratta di persone che hanno bisogno di assistenza, di cure e di servizi socio-sanitari. Che però non ci sono. Vediamo perché.

“Se le famiglie pagassero la quota intera”, ci spiega Antonio Bolognesi, segretario generale dei pensionati Cgil di Rovigo, “il problema non ci sarebbe. Invece siccome al sistema sanitario nazionale spetta il 50% di questa spesa, e siccome le risorse sono meno, a fronte di un aumento considerevole della popolazione anziana, la disponibilità di posti diminuisce”. A mancare dunque sono le risorse economiche. Non solo quelle del sistema sanitario nazionale, ma anche quelle delle famiglie.

Bolognesi, infatti, ci spiega che anche qualora le famiglie volessero sostenere da sole il cento per cento della spesa per un ricovero in una casa di riposo, non possono farlo perché nel Polesine anche i redditi da lavoro, come le pensioni, sono molto bassi. E il tasso di disoccupazione piuttosto alto.

Le pensioni del Polesine sono tra le più basse del Veneto. E sempre più spesso servono alle famiglie come compensazione della mancanza di lavoro o di stipendi molto bassi. “Si cerca di tenere in casa il più possibile gli anziani anche per ragioni economiche perché la loro pensione contribuisce al mantenimento delle famiglie che devono barcamenarsi sempre più tra mille difficoltà”. È il nuovo welfare, familiare. Una rete di sostegno che tiene laddove il sistema risulta indebolito.

Una situazione dunque critica a cui i Comuni della provincia dovrebbero far fronte. I sindacati chiedono all’azienda sanitaria locale, da una parte, e agli enti locali, dall’altra, di trovare le risorse necessarie per affrontare quella che con il passare del tempo sta assumendo le vesti di una vera e propria emergenza. “La parte di risorse che esborsa la Regione è ferma da 7-8 anni ma nel frattempo sono aumentati i bisogni poiché sono aumentai gli anziani che vivono qui” – prosegue Bolognesi.

E non dimentichiamo che nella provincia sta aumentando anche il numero degli anziani che non può permettersi più di curarsi, come pure di andare dal dentista o di mangiare sano. Con redditi bassi non si può pensare né alla salute né a una corretta alimentazione.

I sindacati dei pensionati in primis, insieme a Cgil, Cisl e Uil, chiedono quindi ai sindaci del Polesine interventi urgenti. “Per ora però non ci sono risultati. Noi continueremo a fare pressione”, conclude Bolognesi.