Nasce a Bologna il più grande parco agroalimentare del mondo che mette in vetrina la biodiversità e l’ ecosostenibilità italiane.

Fico. Fabbrica italiana contadina. La grande insegna luminosa si vede dal quartiere San Donato-San Vitale, alla periferia di Bologna. Per arrivarci non è facile, ma una volta lì si entra in un’altra dimensione. Fico è il più grande parco agroalimentare del mondo: centomila metri quadrati, pari a quattordici campi da calcio! All’entrata, una struttura reticolare in legno si fregia di centinaia di mele di tutti i colori con una scritta che spiega: «In Europa ci sono più di 1.200 varietà di mele. Mille in Italia e duecento nel resto d’Europa. Per questo abbiamo fatto Fico». È così, la biodiversità va salvaguardata e per farlo bisogna rendersi conto del valore che rappresenta e dei pericoli che corre.

Una volta dentro: ristoranti, gelaterie, pasticcerie, panifici, salumerie, macellerie, e l’esposizione di tantissimi prodotti alimentari. All’esterno invece, la zona “fattoria”: stalle e cortili curati e pulitissimi che ospitano maiali, mucche, capre, pecore, oche, dove i bambini possono incontrare da vicino un maialino  e dove, ad esempio, le mucche possono massaggiarsi il collo su un morbido cilindro appeso alla loro altezza. Qua e là cartelli che ricordano la collaborazione con la facoltà di agraria.

Le giostre culturali. All’interno dell’enorme sala, poi, si trovano degli strani ambienti chiusi, a forma di trullo. Sono le “giostre culturali” dedicate a sei temi: l’uomo e il fuoco; l’uomo e la terra; l’uomo: dalla terra alla bottiglia; l’uomo e il mare; l’uomo e gli animali; l’uomo e il futuro. Si tratta di percorsi multimediali e interattivi alla scoperta della nostra evoluzione. In quella dedicata al futuro,  ad esempio, è possibile prendere una delle tante piccole spugne imbevute d’acqua che si trovano lungo il percorso, premervi dentro dei semi di insalata scelti da un’altra postazione e poi inserirla in uno dei tanti fori delle grate poste intorno. Ogni zolletta ha assegnato un codice attraverso il quale sarà poi possibile seguire la crescita della piantina sul sito internet di Fico.

La storia della vite. Sempre nella “giostra”, un grande tabellone racconta la storia delle vigne italiane uccise, circa un secolo fa, dalla peronospera (un fungo microscopico) e di come, grazie alla vite americana e alla diffusione della pratica dell’innesto, oggi abbiamo una straordinaria varietà e qualità di vitigni. Di fronte, due vasi contenenti altrettante viti: la prima a base americana con un semplice innesto; la seconda con un doppio innesto, e un cartello che spiega come quest’ultima sia il frutto di un brevetto dell’università di Milano che consente di risparmiare il 30 per cento d’acqua. Tutto ciò fa riflettere sul legame, oggi possibile, tra “insalata e internet” (l’internet delle cose) e sull’importanza dell’acqua e del cibo per una popolazione mondiale che diventa sempre più numerosa; fa scoprire che la ricerca scientifica, se ben indirizzata, può dare importanti risposte alle nostre domande sul futuro e arginare le nostre paure.

Usciti da Fico si torna a casa con un pizzico di consapevolezza in più, con la voglia e il coraggio di curarsi del futuro della Terra. E con la curiosità di fare un altro giro di giostra.