La spirale infernale. Come ci si gioca la vita

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di Stefano Milani

Gratta e vinci, slot machine, lotto, scommesse sportive: gli italiani sono i primi in Europa per soldi spesi. E si impoveriscono sempre di più. Ma nell’ultima legislatura il Parlamento non è riuscito a regolamentare un fenomeno che vale il 4 per cento del Pil nazionale.

Nel nostro bel paese ci sono più slot machine (oltre 400 mila) che posti letto in ospedale (260 mila). Tradotto: se ti senti male, parte la via crucis in cerca di un pronto soccorso, ma se desideri giocare alle macchinette o comprare un gratta e vinci, basta uscire di casa e puntare il primo bar all’angolo.

Benvenuti nella sala giochi Italia. Il paese dove si gioca sempre, in ogni luogo e in ogni ora. E dove possono giocare tutti. Dai bambini, che su internet investono le loro paghette in una scommessa sportiva, agli anziani che puntano fino all’ultimo centesimo della pensione nelle sale bingo.

Numeri da capogiro. Nell’ultimo anno gli italiani hanno giocato e scommesso 96 miliardi di euro, un record senza precedenti: il 102 per cento in più rispetto a dieci anni fa, il 668 per cento in più rispetto al 1998. Un business che vale il 4 per cento del Pil nazionale. È come se ogni abitante dello Stivale spendesse per il gioco 478 euro. E la vittoria, se arriva, è sempre illusoria perché quello che vinci lo rigiochi subito. Una sorta di “lascia e raddoppia” in cui però non si raddoppia mai. A tentare la sorte, almeno una volta l’anno, è un italiano su due. Poi ci sono i giocatori patologici, oltre ottocentomila, dodicimila quelli attualmente in trattamento, almeno 1.700.000 quelli a rischio.

Ed è sempre più sottile il crinale tra divertimento e ludopatia. Gioco patologico. «Il giocatore non è ancora patologico quando rinuncia al gioco per fare altro», spiega Tiziana Corteccioni, psichiatra e psicoterapeuta. «Lo diventa quando si distacca dalla vita reale perché completamente assorbito dal gioco, che diventa il suo pensiero costante.

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