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Pubblicato il 30 apr 2017

Ernesto Rocchi e Alessandra Romano: più tutela e contrattazione

Per mettere a punto il Progetto Roma sono servite due giornate seminariali molto partecipate alle quali hanno collaborato docenti universitari, analisti del territorio, sociologi, sindacalisti. Che indicazioni trarne?

Alessandra Romano: «Il primo seminario ci è servito per capire, con l’aiuto delle mappe redatte dal professor Salvatore Monni, com’è cambiata Roma negli ultimi vent’anni. Dove si concentrano le aree più problematiche per lavoro, istruzione, reddito, età, salute, servizi. E dai colori delle mappe abbiamo capito che si è verificato uno spostamento dei problemi verso la periferia. Poi abbiamo analizzato come siamo organizzati noi, dove sono le nostre sedi e i nostri iscritti. Abbiamo visto che il sindacato è rimasto fermo dov’era e abbiamo capito che dobbiamo fare di più per arrivare alla gente che rappresentiamo. Anche analizzando i dati sulla nostra azione di tutela individuale abbiamo desunto che dobbiamo fare di più per soddisfare le esigenze dei nostri iscritti e dare risposte più mirate, come ad esempio stiamo cominciando a fare sui diritti inespressi».

Ernesto Rocchi: «Con la seconda giornata seminariale abbiamo provato a dare delle risposte di lavoro, a cominciare dal ruolo che deve avere un sindacato che opera in un contesto di complessità sociale com’è quello di Roma. La città ha quasi tre milioni di abitanti, 45 km di diametro, municipi da trecentomila residenti, ma il nostro sindacato ha appena il 4,9 per cento degli iscritti sulla popolazione oltre i 65 anni. Le periferie sono il luogo fisico in cui confluiscono gli aspetti più evidenti dell’emergenza sociale che va affrontata rafforzando la nostra presenza e avanzando proposte politiche e sindacali. Lo dobbiamo fare attraverso la contrattazione sociale con i municipi e con Roma capitale e con iniziative sul territorio. Politica oggi significa costruire la città dal basso, coinvolgere i cittadini, farli sentire protagonisti del cambiamento, farli essere costruttori di comunità. Il banco di prova sarà la vertenza sull’emergenza sociale a Roma che vogliamo aprire nei confronti dell’amministrazione capitolina. Mentre con la Regione Lazio dovremo proseguire sulla via già tracciata con la vertenza sanità».

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