Vi sarà capitato di osservare lo strano modo in cui il miele, preso da un vasetto, lascia dolcemente il cucchiaino per andare a depositarsi sulla fetta biscottata che lo aspetta più in basso. Sotto l’effetto della gravità, forma un flusso filiforme che si assottiglia gradualmente e, con un moto di arrotolamento su se stesso, si deposita lentamente sul cumulo conico che via via va formandosi sulla fetta. Questo comportamento non è casuale; al contrario, è caratteristico di molte altre sostanze – yogurt, olio, shampoo, bagnoschiuma – ed è dovuto alla loro viscosità, la grandezza fisica con la quale si quantifica la resistenza di una sostanza allo scorrimento.

I primi studi quantitativi sulla viscosità furono condotti da Isaac Newton (1642-1727), meglio noto per la famosa legge di gravitazione universale. Il fenomeno dell’arrotolamento che caratterizza queste sostanze in una situazione di “caduta libera” – ossia quando vengono lasciate precipitare liberamente da un livello più alto a uno più basso – è dovuto all’azione combinata di gravità e viscosità. Costantemente sotto l’effetto della gravità, il flusso di sostanza cadrebbe perpendicolarmente al piano di caduta – la fetta biscottata, nel caso del miele – se non fosse che il cumulo conico, lentamente crescente sul piano, ne devia la direzione di caduta leggermente verso l’esterno; d’altra parte, la viscosità ha un’azione di richiamo che tende a riportare il flusso verso la direzione perpendicolare. L’effetto risultante è il moto di arrotolamento del flusso su se stesso.

Gli studi effettuati da Newton dimostrarono, tra l’altro, che maggiore è l’altezza di caduta della sostanza viscosa e più elevata è la velocità di arrotolamento del flusso. Provate a verificarlo con il miele.