cicala

Pubblicato il 30 apr 2017

Il canto delle cicale

Mario ha recitato nel film Camicie rosse con Anna Magnani: oggi ha una pensione di 650 euro e rischia lo sfratto. Giuliana abita in trenta metri quadri a Centocelle, di anni ne ha 82 e vive con la pensione di reversibilità che le ha lasciato il marito. Pino – una figlia appena maggiorenne e due matrimoni alle spalle – vive in una casa occupata vicino alla stazione della metro di Anagnina e campa con cinquecento euro. Marco ha perso il lavoro come capo cantiere, non ne trova un altro e la pensione se la sogna la notte. Ecco la periferia di Roma.

È una periferia non solo geografica, ma esistenziale, economica. La raccontano Emiliano Mancuso e Federico Romano in un docufilm, intitolato Le cicale, in uscita in autunno e promosso dall’associazione Zona. I protagonisti delle storie che racconta sono anziani poveri. La punta visibile di un iceberg mastodontico. In Italia sono sette milioni i pensionati che vivono con meno di mille euro al mese (il 17 per cento sotto i cinquecento euro) e quattrocentomila le persone che hanno perso il lavoro in età avanzata (con più di cinquant’anni), ma che non hanno ancora maturato i requisiti per la pensione: troppo giovani per uscire da pensionati, ma troppo vecchi per trovare una nuova occupazione. Il film di Mancuso e Romano racconta la vecchiaia oltre gli stereotipi e i luoghi comuni. Racconta cosa significa davvero vivere con meno di mille euro al mese e lottare tutti i giorni per la sopravvivenza. Emiliano Mancuso, nato a Roma nel 1971, fotografo che collabora con le più importanti testate nazionali e internazionali, ci dice che «il film è un viaggio intimo nella vita di chi continua a lottare perché è un diritto arrivare vivi alla morte».

La trama. Quando l’estate finisce, racconta la fiaba di Esopo, la formica previdente passerà un inverno sereno, la cicala che ha sperperato tutto invece morirà di freddo. Nell’età della pensione si dovrebbero raccogliere i frutti di una vita fatta di lavoro e non lottare per la sopravvivenza. Ma la crisi ha cambiato questa realtà: arriva l’inverno e anche le formiche scoprono che il diritto a una vecchiaia serena è diventato un miraggio. Che succede se i chicchi di grano messi da parte dalla formica non sono più sufficienti ad affrontare l’inverno? I protagonisti del film sono formiche divenute cicale loro malgrado. I personaggi. «I protagonisti del nostro film – spiega Federico Romano, classe 1988, autore di reportage e spot pubblicitari – ci hanno raccontato del disagio che vivono, ma anche della loro vita passata: gli amori, i figli, i viaggi, le speranze, le delusioni.

I personaggi che abbiamo scelto hanno tutti un comune denominatore: pur nelle difficoltà nessuno si è arreso». Mario, ottant’anni, è uno di loro. Da giovane è emigrato in Germania. Per poi tornare in Italia e lavorare per vent’anni in una cooperativa di spedizioni. La sua grande passione è il cinema, ma l’ha solo visto come spettatore. Eppure a Cinecittà ci ha sempre vissuto. Le cicale non si lasciano andare e cercano sempre una soluzione. Come fa Giuliana (82 anni e quattro figli maschi cresciuti da sola), fervente evangelica, che ogni pomeriggio va in un bar di Torpignattara (periferia est di Roma) per cercare di “convertire” le persone alla parola di Cristo. Anche quella di Pino è una storia dura, difficile. Di una vita andata storta, ma ancora raddrizzabile, con la forza del coraggio. Pino era un rappresentante di una ditta di pellami e quando poteva partiva. Ha girato il mondo. Poi sono arrivate le difficoltà. E poi c’è Marco, che la formica non è proprio riuscita a farla. Sì, perché dopo aver perso il lavoro alla soglia dei cinquant’anni, è lontano anni luce dal pensionamento. Per lui solo lavori in nero. Un uomo costretto a vivere in quella zona di nessuno, tra lavoro e pensione.

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