«Visto che hanno vietato alla banda cittadina di suonare Bella ciao il giorno dell’anniversario della Liberazione, noi affiggeremo dei manifesti in città in cui tutti potranno leggere il testo della canzone simbolo della lotta dei partigiani contro il nazifascismo. Senza altri commenti».

È questa la risposta che Anpi e Spi Cgil si preparano a dare dopo che ieri, ad Amelia, in Umbria, “qualcuno” ha impedito che si suonasse Bella ciao.

Secondo Vivere Amelia, lista di opposizione alla attuale giunta di centro destra, quel qualcuno sarebbe l’Amministrazione comunale nella persona del vicesindaco.

«Tra le spiegazioni tragicomiche che si è cercato di dare a una decisione simile – racconta Luigino Mangaroni, segretario Spi Cgil di Terni – c’è anche la versione secondo cui Bella ciao non rientra tra le musiche tradizionali. In un’intervista su un giornale locale, una componente della banda ha invece spiegato che da giorni sapevano del divieto. Per quanto riguarda Anpi e Spi Cgil, i manifesti sono in via di stampa. Non conterranno niente altro che il testo della canzone. Sarà questo il nostro commento per quanto accaduto. Comunque, l’aspetto positivo di una vicenda di per sé avvilente è stata comunque la reazione dei cittadini».

Nel pomeriggio, molti residenti si sono infatti riuniti attorno al monumento ai caduti in piazza Vera cantando la canzone del partigiano morto per la libertà, come avviene da oltre settanta anni. Tutto è nato dal tam tam partito dalle pagine dei social, sui quali non mancano certo commenti e diverse posizioni sull’episodio: oltre a coloro che hanno proposto di scendere in piazza per cantarla insieme c’è anche chi guarda a questi episodi con un misto di tristezza e preoccupazione per i rigurgiti fascisti che stanno segnando le cronache italiane. Così, nella cittadina che tra i suoi ex sindaci annovera anche l’ex senatore e leader della Cgil Luciano Lama, uno di quei partigiani (prima nella VIII Brigata Garibaldi “Romagna” e poi Capo di stato maggiore nella XXIX brigata Gap “Gastone Sozzi), che da qualche parte si vorrebbero relegare dentro le pagine di una storia lontana e chiusa, una signora la lasciato un commento su una pagina Facebook: «Pensare   – ha scritto – che sono morti anche per rendere liberi persone che oggi possono permettersi il lusso di disprezzarli…che spreco».