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Liberetà

Vita da clandestino

La storia è quasi sempre la stessa: si parte con una valigia piena di sogni e belle speranze alla ricerca di un paese che offra una casa decente e un posto di lavoro. E chissà, magari anche un amore. Ma quando si arriva (se tutto va bene), come spesso accade, i sogni e le speranze lasciano posto alla triste e cruda realtà.

«Se anche qui devo fare la fame, tanto valeva farla a casa mia» dice Amir, a Milano da circa un anno. «Ho dormito per un bel po’ in discarica coi topi», gli fa eco Karim, in città da qualche mese.
Vita dura, difficile. Vita da immigrato clandestino. Amir ha 27 anni, Karim, 22. Vengono dal Cairo via Lampedusa. Partiti da casa su un camioncino, si sono imbarcati ad Alessandria. Sette giorni di mare per poi scappare di corsa per non essere braccati. Prezzo dell’operazione: circa mille euro. Una volta sbarcati, subito rotta verso Nord,     destinazione Milano. Su e giù dai treni dormendo tra uno scompartimento e una sala d’attesa.
Adesso vivono insieme in un appartamento popolare in via Gianicolo, in zona San Siro. Pagano l’affitto in nero. E fino a ora gli è andata bene. Ma non è detto che tra poco i carabinieri non tornino a sequestrare altri appartamenti.
Perché così è la vita nella mini casbah a due passi dallo stadio Giuseppe Meazza, non la zona dei residence per vip e calciatori edificati da Salvatore Ligresti, ma l’altra, quella popolare attorno a piazza Selinunte, dove vere e proprie “agenzie immobiliari” offrono in nero un tetto sotto il quale dormire. Finché qualcuno non denuncia gli abusi. Il sistema è molto semplice: «Si arriva in stazione centrale con un indirizzo e un numero di telefono», spiega Amir, «si va a un appuntamento e si pagano dai duecento ai trecento euro per un posto letto». «Anche io sono qui per un consiglio di un amico», precisa Karim. Amir l’affitto lo paga lavorando in nero qua e là: aiutando in un autolavaggio oppure lavando pavimenti in più ristoranti (gestiti da egiziani). Karim invece, non avendo trovato ancora un’occupazione, è messo decisamente peggio: «Ho pagato con i miei risparmi, ma adesso i soldi sono finiti. Non so che fare». Ma non è tutto. Le agenzie immobiliari che offrono piccoli appartamenti agli immigrati in cui magari dormono fino a quindici persone, sono anche uffici di collocamento per il lavoro. «Mi hanno offerto d’andare in giro a vendere la droga», afferma Amir, «hanno detto che così potrei non pagare l’affitto. Ma ho troppa paura e per ora non ho accettato. Ma se un giorno dovessi rimanere senza soldi, chissà...».
Andrea Garnero


 
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