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Liberetà

Lettera di una mamma indignata

Alle 15 eravamo ancora a Termini, piazza della Repubblica non si riusciva a raggiungere per la folla oceanica. Ma i primi roghi che sollevavano colonne di fumo denso e nero in lontananza  non presagivano niente di buono.


Come pure quei loschi ceffi dallo sguardo truce, dotati di casco nero, interamente vestiti di nero, con una inverosimile bandiera rossa da una parte e una mazza dall’altra. Una signora con la sua amica mi avvicina e mi incita a fare qualcosa per allontanarli dal corteo. Come? Ero arrivata Roma con le mie figlie, gli striscioni di due vertenze contro gravi abusi di Stato da denunciare, l’indignazione nei confronti di una legge più o meno diversa per tutti dipinta in volto e la gioia di vedere ancora una volta il popolo italiano insorgere per difendere pacificamente il diritto democratico e la Costituzione violati.
Gli elicotteri giravano da ore, pensavo tenessero sotto controllo gli eventi. Iniziamo a muoverci da lì e davanti a noi eravamo preceduti da segni di vandalismo ovunque: vetrine fracassate, auto incendiate, paline divelte, cassonetti rovesciati e bruciati. Guardavo intorno incredula, ma tutti sembravano non far caso più di tanto alla questione. Deploro la violenza, il vandalismo e l’offesa perpetrata ai danni di chi è inerme. Commento questi fatti con chi mi è intorno. Possibile che i poliziotti in borghese che sicuramente sorvegliano la manifestazione non si avvedano? Perché i blindati sono intervenuti solo alle 17 quando ormai tutto bruciava, era distrutto e vandalizzato? Perché non sono stati allertati subito gli interventi dei vigili del fuoco? Perché hanno lasciato questi ignobili esseri insozzare le nostre strade, le nostre bandiere, i nostri inni, le nostre pacifiche rimostranze, la nostra manifestazione? Sono tornata a casa con l’orrore negli occhi, l’incredulità nella mente e la percezione che le mie figlie non credano più in un ideale di giustizia da difendere.     

Mamma Rosalba

 
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